Bodo/Glimt-Inter, la notte più fredda di Chivu tra sintetico, turnover e assenze pesanti
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Redazione Sport
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Il termometro, mercoledì sera all’Aspmyra Stadion, potrebbe tranquillamente segnare quota dieci gradi sotto zero, e non sarà certo l’unica insidia per l’Inter di Cristian Chivu. La trasferta di Bodo, nell’immediato entroterra del Circolo Polare Artico, porta con sé un corollario di difficoltà che vanno ben oltre il dato puramente climatico, e la squadra nerazzurra — reduce dal successo nel Derby d’Italia — è chiamata a un primo esame di maturità europea sotto la nuova gestione tecnica. Perché se è vero che il cammino in campionato sta sorridendo ai nerazzurri, è altrettanto vero che il palcoscenico della Champions League, specie in una fase a eliminazione diretta come questa, non perdona distrazioni né sottovalutazioni, men che meno quando si varca il Circolo Polare Artico.
La lista dei convocati, diramata nelle ore precedenti alla partenza, ha già spento qualche speranza nel cuore dei tifosi: Hakan Calhanoglu e Davide Frattesi sono rimasti a Milano. Il turco, alle prese con un affaticamento muscolare che ne aveva già condizionato il minutaggio contro la Juventus, non è stato ritenuto pronto per una partita su sintetico e con quelle temperature, mentre per Frattesi è stata una sindrome gastrointestinale con febbre a impedirgli di salire sul volo diretto in Norvegia. Due assenze che pesano, eccome, soprattutto in mediana, dove Chivu si affiderà verosimilmente a Nicolò Barella — nonostante la squalifica in campionato che lo terrà fuori col Lecce — e a Piotr Zielinski, con Henrikh Mkhitaryan a completare il reparto. Una scelta, quella di Barella dal primo minuto, che sa di gestione oculata: l’ex Cagliari salterà la prossima di Serie A e può dunque essere spremuto senza troppi pensieri in questa doppia sfida che vale gli ottavi.
Un avversario che il gelo lo ha trasformato in un vantaggio competitivo
Parlare del Bodo/Glimt come di una semplice compagine scandinava sarebbe, a questo punto, un errore di prospettiva piuttosto grave. La formazione guidata da Kjetil Knutsen, infatti, arriva a questo appuntamento forte di tre risultati utili consecutivi nell’ultima parte della fase campionato, e i nomi delle vittime eccellenti lasciano il segno: il 3-1 inflitto al Manchester City e il 2-1 rifilato all’Atletico Madrid in casa loro raccontano di una squadra che non solo non ha paura, ma che sa perfettamente come colpire quando l’avversario osa abbassare la guardia. Tra i pericoli pubblici numero uno c’è Jens Petter Hauge, vecchia conoscenza del calcio italiano per la sua parentesi al Milan, e Kasper Hogh, l’attaccante che al City ha segnato una doppietta e che si muove con astuzia tra le linee.
A rendere il quadro ancora più complesso per l’Inter ci pensa il terreno di gioco. Il sintetico dell’Aspmyra Stadion, che Chivu ha provato a far simulare ai suoi durante l’allenamento a Interello prima della partenza, rappresenta un fattore di disturbo non indifferente per squadre abituate alla perfezione del manto erboso di San Siro o dei campi d’allenamento di Appiano. La palla scorre diversa, più veloce, e i cambi di direzione mettono a dura prova le articolazioni, aumentando esponenzialmente il rischio infortuni in una rosa che già oggi deve fare i conti con qualche defezione di troppo. La società, nei giorni scorsi, ha valutato anche l’ipotesi di posticipare il rientro per permettere un recupero più dolce dopo la gara, e la squadra farà ritorno a Milano soltanto nella mattinata di giovedì.
Le scelte di formazione e l’enigma del tridente leggero
Se il centrocampo sembra avere una sua fisionomia abbastanza definita, con Barella e Zielinski interni e Mkhitaryan in cabina di regia avanzata, il reparto arretrato potrebbe riservare qualche sorpresa. L’ipotesi di un turno di riposo per uno tra Akanji e Bastoni è concreta, con Francesco Acerbi che scalpita per ritagliarsi uno spazio dal primo minuto al fianco di Bisseck. Sull’out sinistro, invece, Dimarco dovrebbe essere regolarmente in campo, nonostante i tanti minuti accumulati nelle ultime settimane.
L’attacco, però, è il vero nodo della questione. Il riferimento a Pio Esposito — già in gol contro la Juventus — non è certo casuale, e anzi assume i contorni di una possibilità piuttosto concreta. Chivu, che non ha mai nascosto di voler dare spazio ai giovani quando la situazione lo consente, potrebbe affiancare il giovane centravanti a Lautaro Martinez, lasciando Marcus Thuram a rifiatare in vista del ritorno. Una scelta coraggiosa, quella di lanciare un ragazzo cresciuto nel vivaio in una notte europea dal coefficiente di difficoltà così alto, ma che rispecchia la filosofia di un allenatore che crede nel merito e nella freschezza atletica.
L’esclusiva Prime Video e la logistica di una notte artica
Per i tifosi che seguiranno la partita dall’Italia, l’appuntamento è fissato per le 21.00 di mercoledì 18 febbraio, con la diretta affidata in esclusiva ad Amazon Prime Video. La telecronaca sarà quella affidata a Sandro Piccinini e Massimo Ambrosini, ormai voce consolidata delle notti europee sulla piattaforma, mentre Inter TV garantirà il consueto pre-partita con aggiornamenti e collegamenti dalla Norvegia fino al fischio d’inizio, per poi lasciare spazio alle interviste e alle analisi a gara conclusa. Una copertura totale, insomma, per un evento che la dirigenza nerazzurra considera cruciale non solo per il prestigio, ma anche per i risvolti economici legati al cammino nella competizione.
Resta, sullo sfondo, la sensazione che questa doppia sfida rappresenti un crocevia importante per la stagione dell’Inter. Superare il turno significherebbe accedere a un tabellone che regala solo big, certo, ma anche consolidare una mentalità europea che sotto la gestione Chivu sta lentamente prendendo forma. La trasferta di Bodo, con il suo gelo, il suo sintetico e la sua storia recente di imprese contro i colossi del continente, è il primo vero banco di prova. E sarà lì, nel silenzio glaciale della Norvegia settentrionale, che si capirà se questa Inter ha davvero imparato la lezione.




