L’Inter cade sul sintetico di Bodø, per gli ottavi servirà una rimonta da San Siro

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte norvegese dell’Inter, quella che ci si aspettava complicata per via del freddo, del terreno di gioco sintetico e dell’intensità degli avversari, si è trasformata in un incubo dal quale sarà difficile risvegliarsi se non con una prestazione perfetta tra sette giorni a Milano. Al contrario di quanto si potesse pensare alla vigilia, la partita si è regolarmente disputata nonostante le preoccupazioni legate alle condizioni climatiche, e il Bodø/Glimt ha fatto ciò che gli riesce meglio: pressare alto, ripartire a velocità doppia rispetto agli avversari e colpire nei momenti di massima disattenzione. Per i nerazzurri di Cristian Chivu, reduci da un campionato che li vede in lotta su più fronti, l’impatto con l’Europa che conta è stato traumatico.

È durata appena venti minuti l’illusione che l’Inter potesse gestire il match con il solito tran tran. I padroni di casa, quelli stessi che nella League Phase avevano già messo in difficoltà mostri sacri come il Manchester City e l’Atletico Madrid, hanno sbloccato il risultato con una azione corale da manuale del calcio nordico: rapida, verticale e letale. A firmarla è stato Sondre Brunstad Fet, bravo a inserirsi e a battere Yann Sommer dopo una pregevole sponda di tacco di Kasper Høgh. Un gol che ha il sapore della certificazione tecnica, la prova che non si tratta di un fuoco di paglia ma di una squadra vera, capace di mettere in difficoltà chiunque. E se ci era riuscita contro i citizens di Guardiola, non si vedeva perché non potesse ripetersi con i campioni d’Italia in carica -1-4.

La reazione dell’Inter, però, c’è stata ed è affidata ai piedi di chi in queste serate deve prendere per mano la squadra. Dopo un palo colpito da Matteo Darmian e qualche tentativo di Nicolò Barella, al trentesimo minuto è arrivato il pareggio, firmato da Francesco Pio Esposito. Il giovane attaccante, in prestito e rientrato alla base forte di una stagione di crescita, ha ribadito in rete una respinta su conclusione di Carlos Augusto, dimostrando quel senso della posizione che spesso distingue i veri attaccanti. Un momento di gioia personale per lui, che pure a fine gara non si è detto soddisfatto della propria prestazione complessiva, consapevole che si poteva e si doveva fare di più per aiutare la squadra a non affondare -10.

Nella ripresa, però, il copione è cambiato radicalmente e in peggio per i colori nerazzurri. Se nel primo tempo si era vista una squadra quantomeno in partita, nella seconda frazione è venuto fuori tutto il repertorio del Bodø. In tre minuti, dal 61’ al 64’, i norvegesi hanno chiuso i conti: prima Jens Petter Hauge, ex di turno con un passato al Milan, ha firmato il 2-1 con un sinistro che si è infilato alle spalle di Sommer, poi Kasper Høgh ha messo il sigillo sul 3-1 sfruttando un assist al bacio di Ole Didrik Blomberg. Una doppietta virtuale che ha messo a nudo i limiti difensivi dell’Inter, in particolare di Alessandro Bastoni, finito nel mirino delle critiche per alcune letture non perfette in occasione delle reti subite -6-7.

I numeri dicono che l’impresa è possibile, ma il campo racconta di una squadra in difficoltà

I freddi numeri, quelli della statistica, raccontano di un possesso palla favorevole all’Inter e di un numero di tiri complessivamente più alto (quindici contro otto), ma la sostanza è che i padroni di casa sono stati cinici e spietati nel capitalizzare le occasioni -6-7. L’xG, il dato che misura la qualità delle occasioni da gol, parla di un leggero vantaggio per gli italiani (1.35 contro 1.17), ma nel calcio conta il risultato finale e quello dice 3-1 -7. Non è la prima volta che una big esce malconcia dall’Aspmyra Stadion: il City di Guardiola, qualche settimana fa, ci ha lasciato le penne con lo stesso punteggio, subendo la stessa identica dinamica di gioco fatta di ripartenze fulminee e difficoltà palesi nel leggere i tempi della difesa norvegese -1-4.

Per Cristian Chivu, chiamato a guidare la squadra in una stagione di transizione ma con ambizioni importanti, la sfida del ritorno si preannuncia come una delle più complesse da gestire. La squadra dovrà ribaltare un doppio svantaggio contro una formazione che, forte del risultato, potrà giocare a San Siro con la tranquillità di chi non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare. L’unica nota positiva, in una serata dominata dall’amarezza, è proprio la rete del giovane Esposito, unico a salvarsi in un contesto di prestazioni opache e di nervosismo crescente, culminato con il gesto di Lautaro Martinez che, al momento della sostituzione, è andato dritto negli spogliatoi senza attendere i compagni -7.

Il cammino europeo si complica, ora serve una notte magica a Milano

L’Inter, finalista perdente nell’edizione precedente, si ritrova ora con le spalle al muro. La qualificazione agli ottavi di finale passa per una rimonta che, sulla carta, è possibile ma che richiederà una prova di forza mentale oltre che tecnica. Il 3-1 dell’andata è un risultato pesante ma non definitivo, e i precedenti insegnano che in Europa nessuna impresa è impossibile quando si ha la qualità per realizzarla. Ma bisognerà fare i conti con la solidità di un avversario che non ha nulla da perdere e che, anzi, sogna già di scrivere un’altra pagina di storia dopo aver eliminato, nei gironi, squadre del calibro dei colchoneros di Simeone -2-5.

Quel che è certo è che all’Inter servirà un approccio diverso, più cattivo e determinato, per scardinare il muro norvegese. Serviranno le giocate dei singoli, dei senatori, ma anche la capacità di reggere l’urto nei momenti di difficoltà, quelli in cui il Bodø/Glimt solitamente affonda il colpo. La settimana che porta al match di ritorno sarà, per Chivu e i suoi, un susseguirsi di analisi e di lavoro psicologico per ricompattare un gruppo che, sulla carta, resta superiore ma che sul campo, per novanta minuti, è apparso incredibilmente umano e fallibile.

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