Borse europee in rosso, il rincaro dei chip travolge il settore tecnologico
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Redazione Economia
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Seduta complessa quella di venerdì 26 giugno per le principali piazze europee, che hanno subito l'ennesima ondata di vendite concentrate sul comparto tecnologico e dei semiconduttori. Il movimento, iniziato ieri a Wall Street con il crollo di Apple e proseguito con la debacle delle borse asiatiche, ha contagiato l'intero Vecchio Continente, con Milano e Francoforte in netto affanno. Milano ha ceduto l'1,3%, Francoforte l'1,14%, mentre Londra (-0,73%), Parigi (-0,5%) e Madrid (-0,3%) hanno contenuto le perdite.
La giornata è stata dominata dalla cosiddetta "chipflazione", ovvero l'inflazione importata dall'intelligenza artificiale, che ha spinto i produttori di chip a rincarare i prezzi, mettendo in difficoltà i grandi consumatori di tecnologia e alimentando i timori di un possibile rallentamento della domanda finale.
L'effetto Apple e il terremoto sui semiconduttori
Il grilletto che ha innescato questa nuova fase di avversione al rischio è stato l'annuncio di Apple, che nella giornata di giovedì ha comunicato un aumento medio del 20% sui prezzi dei suoi iPad e MacBook, giustificato dall'impennata dei costi dei componenti di memoria. Il mercato ha interpretato la mossa del colosso di Cupertino come un campanello d'allarme: l'azienda, che fino a ieri era stata in grado di assorbire i rincari, ha dovuto riversarli sul consumatore finale, segnalando che l'aumento dei costi dell'infrastruttura AI sta diventando insostenibile.
Apple ha archiviato la peggiore seduta in oltre un anno, con un ribasso del 6,1%, e il suo scivolone ha trascinato al ribasso tutto il settore. A Francoforte, Infineon ha perso il 2,6%, mentre ad Amsterdam ASM ha ceduto il 2,5% e BE Semiconductor l'1,7%. In Piazza Affari, il titolo più colpito è stato STMicroelectronics, che ha perso terreno in modo significativo, mentre ha sofferto anche il settore della difesa con Leonardo e Fincantieri in profondo rosso.
Produttori vincenti contro consumatori in difficoltà
La dinamica osservata in questi giorni è quella di un vero e proprio scontro tra i produttori di chip di memoria e i grandi consumatori di tecnologia. Da un lato, aziende come Micron Technology hanno registrato risultati trimestrali brillanti, con ricavi che hanno ampiamente superato le attese e una guidance rialzista; dall'altro, Apple, Microsoft e Amazon hanno visto i loro titoli crollare, incapaci di proteggere i margini dall'impennata dei costi.
"Queste due storie sono indissolubilmente legate", ha commentato Steve Sosnick, Chief strategist di Interactive Brokers, aggiungendo che la sessione di Wall Street ha visto i principali indici faticare a trovare una direzione perché i produttori di semiconduttori hanno guadagnato a spese dei loro clienti più importanti.
Lo stesso scenario si è riproposto oggi in Europa, dove i titoli del lusso come Ferrari e Ferragamo hanno provato a resistere al crollo generale, mentre i petroliferi hanno subito un ulteriore colpo dal calo del greggio, sceso sotto i 74 dollari al barile per il WTI, che ha affossato il comparto energetico.
Asia in rosso e future USA negativi
Il quadro internazionale è stato ulteriormente aggravato dalla chiusura disastrosa delle borse asiatiche. In Corea del Sud, l'indice Kospi ha subito un crollo di oltre l'8% nelle contrattazioni di apertura, portando alla sospensione delle negoziazioni per venti minuti a causa dei forti ribassi sui titoli tecnologici. Anche il Nikkei giapponese ha ceduto oltre quattro punti percentuali, mentre le piazze cinesi e di Hong Kong hanno chiuso in netto calo.
Ad alimentare i timori ha contribuito un articolo del New York Times che ipotizza un possibile rinvio dell'IPO di OpenAI al 2027, un segnale interpretato dagli investitori come una crepa nella narrativa rialzista sull'intelligenza artificiale. Su questo scenario si innestano i future sugli indici USA, che indicano un'avvio di seduta in territorio negativo per Wall Street: il future sul Nasdaq 100 cede l'1,20%, il contratto sull'S&P 500 perde lo 0,50% e il derivato sul Dow Jones arretra dello 0,10%.
Le vittime eccellenti di Piazza Affari
A Piazza Affari, le vendite non hanno risparmiato quasi nessun settore. Oltre a STMicroelectronics, che ha subito un duro colpo, i titoli dell'ingegneria energetica come Saipem sono crollati, insieme a tutto il comparto petrolifero, con Eni e altri big del settore che hanno registrato perdite consistenti. Male anche le banche, con Banco Bpm, Bper e Intesa Sanpaolo in calo, mentre il settore della difesa, già sotto pressione nei giorni scorsi, ha continuato a scivolare con Leonardo e Fincantieri.
Tra le poche eccezioni positive, spiccano i titoli del lusso come Salvatore Ferragamo, che ha guadagnato oltre il 5%, e Ferrari, che ha confermato le attese su un secondo trimestre stabile. Fuori dal listino principale, Banca Ifis ha registrato un crollo superiore al 30% dopo l'annuncio della cessione del business degli Npl e la revisione al ribasso della guidance di utile.




