Borse europee in rally dopo la bocciatura dei dazi di Trump, Milano guida i rialzi. Ma resta l'incognita sulle prossime mosse della Casa Bianca
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Redazione Economia
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La notizia, attesa come una spada di Damocle sui listini del Vecchio continente, è infine arrivata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha bocciato i dazi unilaterali imposti dal presidente Donald Trump, dichiarandoli una violazione della legge federale. La reazione dei mercati non si è fatta attendere, con le Borse europee che hanno chiuso la seduta in netto rialzo, trascinando con sé anche Wall Street e regalando agli investitori una sessione all'insegna dell'ottimismo, sebbene temperato dalla consapevolezza che la partita sulle tariffe commerciali sia tutt'altro che conclusa -1. Piazza Affari, in particolare, ha indossato la maglia rosa, spinta dagli acquisti sui settori del lusso e dell'auto, quelli che più avevano sofferto per le tensioni commerciali, e registrando un progresso dell'1,4% che ha fatto il paio con il nuovo record storico toccato da Parigi, volata a 8.529 punti -5. Una vera e propria euforia, quella dei listini, alimentata da una sentenza che ha riportato un po' di legalità, verrebbe da dire, nelle relazioni commerciali globali, ma che porta con sé l'ombra lunga della reazione di Trump, il quale, a sentire le sue parole, sarebbe già al lavoro per mettere a punto nuovi strumenti, ancora più incisivi, per perseguire la sua agenda protezionistica.
La settimana che si è appena conclusa, del resto, era stata caratterizzata da un andamento a fisarmonica, con i mercati costretti a destreggiarsi tra molteplici stimoli, non solo di natura commerciale. Se la frenesia delle trimestrali ha tenuto banco, offrendo spunti contrastanti e performance societarie degne di nota come il balzo di Moncler a Milano o la debolezza di alcuni colossi energetici, altri fattori hanno contribuito a disegnare un quadro complesso e denso di incognite -1. Il summit sull'Intelligenza Artificiale in India, ad esempio, ha riacceso il dibattito sul potenziale dirompente di questa tecnologia, dividendo gli operatori tra entusiasti e scettici, mentre sullo sfondo le tensioni geopolitiche non hanno mai smesso di preoccupare. L'escalation tra Stati Uniti e Iran, in particolare, ha spinto al rialzo le quotazioni del petrolio, con il Brent che ha toccato i massimi da sei mesi, riportando l'inflazione e la sua possibile persistenza al centro dell'attenzione degli investitori, già alle prese con i segnali contrastanti provenienti dall'economia globale, come il Pil del Giappone sotto le attese o il rallentamento dell'inflazione nel Regno Unito -6-7.
Lo spettro della Federal Reserve tra nuove nomine e indipendenza minacciata
A complicare ulteriormente lo scenario, e a gettare un'ombra di medio periodo sui mercati, c'è la delicatissima partita che si gioca a Washington intorno al futuro della Federal Reserve. La nomina di Kevin Warsh a successore di Jerome Powell, annunciata dallo stesso Trump, non è solo un avvicendamento fisiologico ai vertici dell'istituto centrale, ma rappresenta un potenziale terremoto per la politica monetaria americana e, di riflesso, per l'intero sistema finanziario globale -2. Powell, la cui indipendenza è stata più volte messa in discussione da Trump con pressioni pubbliche per un taglio dei tassi più aggressivo, vede il suo mandato in scadenza a maggio, e la sua successione si preannuncia come uno scontro istituzionale di prima grandezza. Non va dimenticato, infatti, il contesto teso in cui avviene questa transizione, con lo stesso Powell che è stato recentemente convocato dal Dipartimento di Giustizia con una minaccia di incriminazione legata alla gestione dei costi di ristrutturazione della sede centrale, e con la vicenda del licenziamento della governatrice Lisa Cook, poi portata all'attenzione della Corte Suprema, che ha visto Powell schierato in prima persona a difesa dell'autonomia della Banca centrale -9. Warsh, per quanto figura nota e stimata a Wall Street per la sua esperienza passata alla Fed, si troverebbe ad operare in un clima di pressione politica senza precedenti, con un presidente che ha già dimostrato di voler piegare la banca centrale alle proprie esigenze di ciclo economico.
Il contraccolpo politico in Italia e l'incertezza di fondo dei mercati
La sentenza della Corte Suprema americana ha avuto immediate ripercussioni anche sul dibattito politico italiano, riaccendendo le critiche dell'opposizione verso l'atteggiamento del governo Meloni, reo, a detta di alcuni, di una subalternità alla Casa Bianca che avrebbe finito per danneggiare gli interessi nazionali. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha chiesto alla presidente del Consiglio di prendere posizione, chiedendosi se difenderà i giudici americani o il suo "amico Trump" -4. Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra è andato oltre, sottolineando come la Corte Suprema abbia mostrato più dignità dell'Unione Europea e di molti governi continentali, colpevoli di aver balbettato per mesi di fronte ai ricatti del tycoon -4. Insomma, un fulmine a ciel sereno che, al di là delle reazioni, conferma quanto il verdetto dei giudici abbia rotto un equilibrio precario, gettando gli investitori in una nuova fase di attesa. La festa sui mercati, dunque, ha il sapore di una tregua, più che di una pace duratura. Il volume degli scari e l'andamento altalenante di Wall Street subito dopo la notizia sono lì a dimostrare lo smarrimento di chi ora si interroga non solo sui tempi e le modalità degli eventuali rimborsi per le aziende danneggiate, ma soprattutto sul famigerato "piano B" di Trump, quell'arsenale di nuovi strumenti, come lui stesso li ha definiti, che promette di essere ancora più aggressivo -1.
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