Figc, domani l'Assemblea per il nuovo presidente: sfida Malagò-Abete. Attesa per la scelta del ct
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Redazione Sport
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Sono passati ottantatré giorni da quando il rigore di Bajraktarevic a Zenica ha fatto collassare il castello di carte del calcio italiano, e domani, 22 giugno, l'Assemblea Elettiva della FIGC sarà chiamata a ricostruirlo, a partire dalla nomina del nuovo presidente federale, carica rimasta vacante dopo le dimissioni di Gabriele Gravina.
La data è stata individuata nel pieno rispetto dello Statuto federale e per garantire alla nuova governance l'espletamento della procedura d'iscrizione ai prossimi campionati professionistici, ma il fatto che le elezioni si svolgano mentre nel Nord America si giocano i Mondiali è l'emblema della condizione disastrata in cui versa il calcio italiano. L'appuntamento è al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel di Roma, con prima convocazione alle 8.
30 e seconda alle 11, dove i 273 delegati (per un totale di 516 voti ponderati) sceglieranno il successore di Gravina, che si era dimesso dopo aver annunciato di non essere stato costretto a lasciare, bensì di aver compiuto un atto di responsabilità verso la federazione.
I due candidati: Giovanni Malagò e Giancarlo Abete
La sfida per la poltrona più importante del calcio italiano vede contrapposti due volti noti delle istituzioni sportive, che rappresentano due visioni diverse per il futuro del movimento. Da un lato c'è Giovanni Malagò, ex presidente del Coni per dodici anni fino al 2025, che si presenta ai blocchi di partenza senza più l'ombra del cosiddetto "pantouflage", dopo il via libera dell'Anac alla sua eleggibilità arrivato giovedì scorso, e che ha raccolto il sostegno della Lega di Serie A, della Serie B, dell'Assocalciatori e dell'Associazione allenatori.
Dall'altro lato c'è Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti e già numero uno della Figc dal 2007 al 2014, quando si dimise dopo la fallimentare spedizione azzurra ai Mondiali in Brasile, che può contare sul blocco più ampio di preferenze, quello della LND che vale il 34% dei voti totali. Nessuna delle due componenti ha preso una posizione netta, invece, la Lega Pro, scesa con la riforma al 12 per cento, mentre Malagò sulla carta può disporre del 54% dell'assemblea elettiva.
Il meccanismo di voto e il rischio commissariamento
Il regolamento elettorale prevede un sistema di voto ponderato che assegna un peso diverso a ogni componente: la Lega Nazionale Dilettanti da sola rappresenta il 34% dei voti complessivi, seguita dall'Associazione Italiana Calciatori con il 20%, dalla Lega Pro con il 17%, dalla Serie A con il 12%, dagli allenatori con il 10%, dalla Serie B con il 5% e infine dagli ufficiali di gara con il 2%.
Le votazioni si svolgono a scrutinio segreto e con un sistema di voto elettronico, e il regolamento stabilisce che si possano svolgere al massimo tre scrutini: un candidato viene eletto già al primo turno se raggiunge la maggioranza dei tre quarti dei voti validi, al secondo è sufficiente il consenso dei due terzi, mentre al terzo turno la soglia si abbassa alla maggioranza semplice dei voti espressi dai delegati.
Qualora neppure al terzo turno si raggiunga il risultato richiesto, si procede a un ballottaggio tra i due candidati e risulta eletto chi ottiene la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi, mentre in caso di perfetto pareggio, secondo le regole dello Statuto FIGC e del CONI, verrebbe proclamato presidente il candidato più anziano di età, il che favorirebbe Abete su Malagò.
In caso di stallo, il CONI potrebbe intervenire nominando un Commissario Straordinario per gestire la FIGC e indire nuove elezioni, ipotesi che Gravina aveva definito "contraria all'autonomia dello sport, agli statuti del CIO, della UEFA e della FIFA".
Il nodo del commissario tecnico: pronto Roberto Mancini
Uno dei temi caldi che attendono il nuovo presidente è la scelta del commissario tecnico della Nazionale, ruolo rimasto vacante dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso, che aveva guidato la squadra nella sconfitta di Zenica e che Gravina aveva definito "assolutamente l'uomo giusto" per far riscoprire ai ragazzi i valori e l'attaccamento alla maglia.
Secondo le indiscrezioni, la scelta sarebbe già stata fatta e ricadrebbe su Roberto Mancini, l'allenatore del trionfo europeo del 2020, che avrebbe superato la concorrenza di Antonio Conte e si sarebbe liberato dal contratto con l'Al Sadd per tornare sulla panchina azzurra.
Tuttavia, l'ufficialità dell'annuncio dovrà attendere l'elezione del nuovo presidente federale, e se dovesse vincere Abete la situazione potrebbe cambiare, anche se non è escluso che la scelta dell'allenatore resti la stessa, con un contratto quadriennale fino al 2030 da circa 2 milioni di euro a stagione.
Sul tavolo resta anche l'ipotesi di confermare il ct ad interim Silvio Baldini, che negli ultimi giorni ha ritrovato grande entusiasmo e due vittorie con i giovani, ma il nome di Mancini resta in pole position per gettare le fondamenta di un nuovo ciclo che porti l'Italia agli Europei del 2028 e alla qualificazione per i Mondiali del 2030.
I programmi dei candidati per il rilancio del calcio italiano
Le due candidature presentano programmi distinti che riflettono le diverse sensibilità e alleanze costruite in queste settimane di campagna elettorale.
Nel suo programma intitolato "Uniti per il futuro del calcio italiano", Malagò ha puntato l'attenzione sul rafforzamento della sostenibilità economica dei club professionistici, sulla crescita dei ricavi commerciali e internazionali, sulla revisione del modello di distribuzione dei diritti audiovisivi e sulla necessità di una maggiore autonomia gestionale per le leghe, in particolare la Serie A, nonché di una modernizzazione della governance federale con logiche manageriali e investimenti su infrastrutture di alto livello e stadi moderni.
Abete, dal canto suo, nel suo "Documento programmatico sulle attività della Figc" ha ribadito l'opportunità di rafforzare la centralità del calcio di base e della LND, di operare una riforma graduale e sostenibile dei campionati, di dare sostegno ai club dilettantistici e ai territori anche con un piano infrastrutturale per impianti di piccola e media dimensione, e di tutelare la rappresentanza di tutte le componenti federali offrendo una mediazione istituzionale tra leghe e componenti del sistema, nel segno della continuità gestionale e della stabilità normativa.




