Elezioni Figc, la sfida tra Malagò e Abete per la nuova presidenza: tutte le regole del voto
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Redazione Sport
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La Federcalcio italiana si appresta a voltare pagina. Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate al termine di un percorso segnato dalla mancata qualificazione ai Mondiali – la terza di fila, un dato che ha pesato come un macigno – l'assemblea elettiva è chiamata a scegliere il nuovo numero uno. L'appuntamento è per questo lunedì 22 giugno al Cavalieri Waldorf Astoria di Roma, con vista sul Cupolone, ma anche, a voler cogliere la sottile ironia della sorte, sullo stadio Olimpico e sulla sede del Coni.
Una coincidenza che non sfugge agli addetti ai lavori, mentre il calcio italiano cerca di ricompattarsi attorno a una guida capace di ridare slancio a un movimento che stenta a ritrovare il suo smalto internazionale.
Le carte in tavola sembrano già ampiamente segnate, tanto da far ritenere il primo scrutinio decisivo.
Giovanni Malagò, attuale presidente del Coni, parte con un vantaggio ampio, forte di un consenso che si è andato consolidando nelle settimane precedenti: le intenzioni di voto raccolte dalle diverse componenti federali lo indicano ben oltre la soglia del 51 per cento, quella che garantirebbe la vittoria già al primo turno. Per Giancarlo Abete, ex presidente della Figc e candidato di una parte dell'area cosiddetta "democratica", la partita si presenta in salita.
Il confronto tra i due profili, entrambi con una lunga esperienza nel mondo del pallone e delle istituzioni sportive, ha animato le settimane che hanno preceduto l'assemblea, ma alla vigilia del voto i margini di manovra per lo sfidante appaiono ridotti.
Le regole del sistema elettorale per eleggere il presidente della Figc
Il meccanismo che porterà alla scelta del successore di Gravina è disciplinato dallo statuto federale e prevede un sistema ponderato che assegna un peso specifico diverso a ciascuna delle sei componenti che compongono l'assemblea. A esprimersi saranno 273 delegati, chiamati a votare per un candidato che dovrà ottenere la maggioranza assoluta dei voti validi per essere eletto al primo scrutinio.
Se nessuno raggiungesse questo quorum, si procederebbe a un ballottaggio tra i due candidati più votati, ma i numeri che circolano nelle ore precedenti alla riunione lasciano intendere che non sarà necessario arrivare a questo scenario.
Le componenti federali rappresentate sono la Lega Serie A, la Lega Serie B, la Lega Pro, la Lega Dilettanti, l'Associazione Italiana Calciatori e l'Associazione Italiana Allenatori. Ogni gruppo esprime un numero di delegati proporzionale alla propria rilevanza, e il loro voto è ponderato per garantire un equilibrio tra calcio professionistico e dilettantistico. Un sistema complesso, che riflette la natura composita del movimento calcistico italiano e che richiede abilità diplomatiche per costruire maggioranze solide e durature.
In questo quadro, la candidatura di Malagò ha saputo intercettare un ampio spettro di consensi, raccogliendo l'eredità di un Gravina che, nonostante i risultati sportivi deludenti, aveva mantenuto buoni rapporti con diverse anime della galassia federale.
Il programma e le sfide del prossimo presidente federale
A prescindere dal nome che uscirà dalle urne, il nuovo presidente della Figc si troverà a dover affrontare un'agenda fitta di impegni e nodi da sciogliere. Il rilancio del settore giovanile, la riforma dei campionati professionistici, il rapporto con le istituzioni governative e la gestione delle risorse economiche, a cominciare dalla ripartizione dei diritti televisivi, sono solo alcune delle partite che attendono il numero uno di via Allegri.
A tutto questo si aggiunge la necessità di ricostruire l'immagine della Nazionale, dopo l'ennesima esclusione dalla fase finale del Mondiale, un trauma che ha lasciato il segno e che richiede interventi strutturali, non solo sul piano tecnico ma anche su quello della pianificazione strategica a lungo termine.
Sul fronte dei rapporti internazionali, la nuova guida federale dovrà far valere il peso della Figc in sede Uefa e Fifa, con l'obiettivo di difendere gli interessi del calcio italiano in un panorama globale sempre più competitivo. Non si tratta solo di un tema di prestigio, ma di sostanza: le decisioni che vengono prese a livello europeo hanno ricadute dirette sui club e sui bilanci delle società, e in questo senso una figura come Malagò, già acclimatata alle stanze del potere internazionale grazie al suo ruolo nel Coni, potrebbe rappresentare un valore aggiunto.
Abete, dal canto suo, ha puntato su un programma più incentrato sulle riforme interne e sulla partecipazione diretta delle componenti alle scelte strategiche, rivendicando un approccio più orizzontale alla gestione della cosa pubblica calcistica.
L'atmosfera alla vigilia del voto e il significato dell'elezione
Mentre a Roma le delegazioni si preparano ad affluire all'hotel che ospiterà l'assemblea, in un'altra parte del mondo – dall'altra parte dell'Oceano, per la precisione – il calcio che conta sta vivendo le sue emozioni con la finale del Mondiale, quella che vede protagonisti Messi e Mbappé. Un pensiero che, inevitabilmente, fa da contrappunto a una giornata che per il calcio italiano ha il sapore amaro di un'occasione mancata, ma anche la speranza di un nuovo inizio.
Il cambio al vertice della Figc rappresenta più di un semplice avvicendamento: è il tentativo di ricucire uno strappo, di dare una bussola a un movimento che negli ultimi anni ha perso parte della sua capacità di attrazione e di competitività a livello continentale. L'assemblea di oggi si configura come un passaggio storico, con la consapevolezza che il futuro del pallone nostrano passa anche e soprattutto dalle scelte che verranno compiute in queste ore.




