Elezioni Figc, Malagò e Abete pronti al duello per la successione di Gravina
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Redazione Sport
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Ottantuno giorni dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate sulla scia dell'ennesima mancata qualificazione ai Mondiali, il calcio italiano si appresta a eleggere il suo nuovo presidente federale. La data cerchiata in rosso sul calendario è quella del 22 giugno, quando l'assemblea della Federcalcio si riunirà al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel, e mentre il resto del mondo si balocca con i mille colori della rassegna iridata, a noi resta questa gara parallela e, per certi versi, accessoria sul futuro del nostro pallone.
A giocarsi la poltrona che fu di Gravina saranno due candidati ufficiali, le cui candidature sono state depositate e validate entro i termini del 13 maggio: da un lato Giovanni Malagò, ex presidente del Coni e numero uno del comitato organizzatore dei Giochi invernali di Milano Cortina 2026, dall'altro Giancarlo Abete, ex presidente della Federcalcio e figura di lungo corso del movimento, con il primo che parte ampiamente favorito secondo tutti i pronostici della vigilia.
Il clima, all'ingresso dell'assemblea, è quello delle grandi occasioni, con i due contendenti che hanno dato mostra di reciproca correttezza incontrandosi nella hall dell'hotel. Giovanni Malagò è arrivato di corsa, come spesso gli succede, e ai cronisti che gli chiedevano una dichiarazione ha risposto con un lapidario "Buongiorno a tutti, perdonatemi, ma ora no", per poi fermarsi qualche secondo con l'avversario Giancarlo Abete, con il quale ha scambiato una stretta di mano e tanti sorrisi, a suggellare una sfida che si preannuncia all'insegna della massima sportività.
Sul tavolo, la governance della Federazione e la gestione di un movimento che Gravina ha lasciato con un documento programmatico, lo stesso che l'ex presidente ha detto di aver inviato anche alla commissione parlamentare, auspicando che il calcio continui a essere in buone mani.
Il peso dei numeri e il favoritismo di Malagò
Giovanni Malagò parte nettamente favorito, forte di un'appoggio che sembra trasversale e che si è costruito nei mesi precedenti alla presentazione ufficiale della sua candidatura. La Lega di Serie A, che pesa per il 18% dei voti totali, gli ha garantito un sostegno quasi plebiscitario, con 19 club su 20 che hanno scelto di schierarsi dalla sua parte, eccezion fatta per il presidente della Lazio, Claudio Lotito, rimasto isolato nel suo dissenso.
A questo blocco, Malagò ha aggiunto il sostegno del sindacato calciatori e dell'associazione allenatori, due componenti che insieme rappresentano un significativo 30% dei voti in grado di spostare gli equilibri in modo decisivo.
L'ex presidente del Coni è inoltre convinto di poter contare sull'appoggio di quasi tutta la Serie B e su una fetta importante dei club di Lega Pro, in particolare quelli ancora legati alla gestione di Gravina, e in vista del voto sembra aver già lavorato alla composizione della sua futura "squadra", con i nomi di Simonelli per la Lega di A e Umberto Calcagno come vicepresidenti, oltre a un ruolo di primo piano per la consigliera federale Sara Gama, che potrebbe essere coinvolta nel nuovo esecutivo.
Abete e la sfida della Lega Dilettanti
Sul versante opposto, Giancarlo Abete parte sfavorito ma non ha alcuna intenzione di arrendersi, forte di una storia politica importante all'interno della Federcalcio e di un sostegno che si concentra principalmente sulla Lega Dilettanti. Quest'ultima rappresenta il 34% dei voti complessivi e costituisce la base elettorale più solida su cui il candidato può contare per provare a ribaltare i pronostici.
Abete, che in passato ha già ricoperto il ruolo di numero uno della Figc, punta sulla sua esperienza e sulla conoscenza del mondo calcistico per insidiare il favoritismo di Malagò, e il risultato finale dipenderà in larga misura dalla capacità di entrambi di attrarre i voti delle componenti minori e dagli equilibri che si verranno a creare all'interno dell'assemblea, composta da novanta delegati.
La strada verso il voto e i nodi da sciogliere
La strada che ha portato a questa giornata è stata piuttosto complessa, con Malagò che ha dovuto gestire l'ingombro della normativa sul pantouflage, la legge che vieta a un ex presidente del Coni di assumere la presidenza di una Federazione sportiva prima che siano trascorsi tre anni dalla fine del mandato.
L'ex numero uno del Foro Italico ha però ricevuto diversi pareri legali che sostengono l'eleggibilità, basandosi sull'interpretazione secondo cui la Figc è vigilata e non controllata dal Coni, e ha scelto di non fermarsi davanti a questo ostacolo, determinato ad andare avanti e a dare battaglia in tutte le sedi.
Ora che le candidature sono state ufficialmente validate e ammesse dagli uffici tecnici, insieme a quelle per il rinnovo del consiglio federale, tecnicamente decaduto dopo le dimissioni di Gravina, l'attenzione si concentra sugli equilibri del voto e su come gli aventi diritto, tra cui spiccano figure come Giuseppe Marotta, Giorgio Chiellini, e gli stessi rappresentanti di calciatori e tecnici come Sara Gama e Umberto Calcagno, decideranno di orientare le loro preferenze, in una partita che si giocherà tutta nella giornata di oggi.




