Malagò punta su talento e infrastrutture, Abete sfida il favorito: i due programmi per la Figc
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Redazione Sport
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A meno di un mese dall’assemblea elettiva del 22 giugno, il quadro che emerge dalle candidature depositate alla Figc presenta uno scenario piuttosto delineato: da un lato Giovanni Malagò, l’ex numero uno del Coni che, forte di un consenso raccolto nei lunghi mesi successivi al caos Nazionale e alle dimissioni di Gabriele Gravina, si presenta con un programma incentrato su tre pilastri – talento, infrastrutture e sostenibilità – capaci di intercettare le esigenze sia dei club di Serie A sia dell’Assocalciatori; dall’altro Giancarlo Abete, vecchia conoscenza del pallone italiano, che tenterà di ribaltare i pronostici in una partita dove i numeri, almeno sulla carta, sorridono all’avversario. Malagò, infatti, secondo le ricostruzioni raccolte negli ambienti federali, potrebbe addirittura superare la soglia del cinquanta per cento dei voti già al primo scrutinio, forte di un’intesa che si è consolidata settimana dopo settimana.
I voti e le alleanze che spingono Malagò
Non è un caso se il giornalista de la Repubblica Matteo Pinci, intervenuto a “Un Calcio alla Radio” su Radio Napoli Centrale, abbia descritto una situazione ormai quasi definita: «Malagò ha una maggioranza nei consensi rispetto ad Abete – ha spiegato –. Calciatori e allenatori hanno fatto gruppo, e anche la Serie B si è spostata verso di lui». Una convergenza, quest’ultima, che appare significativa, perché dimostra come l’ex capo del Coni sia riuscito a costruire un’alleanza trasversale, capace di valicare i tradizionali steccati tra professionismo e rappresentanza dei calciatori. Tra le voci che circolano nell’agenda del candidato favorito, se ne trovano alcune piuttosto ingombranti: si parla di un possibile ruolo per Paolo Maldini, mentre il sogno – ancora lontano ma mai smentito – resterebbe quello di portare Pep Guardiola sulla panchina della Nazionale.
Abete e la sfida di minoranza
Abete, dal canto suo, non ha certo deposto una candidatura simbolica: il suo programma, pure depositato nei termini, punta a valorizzare l’esperienza e la continuità amministrativa, anche se le indiscrezioni raccolte finora gli attribuiscono un bacino di consensi assai più ristretto. Nessuno, però, esclude che nelle prossime settimane si possano verificare spostamenti di ultima ora; resta il fatto che l’assemblea del 22 giugno si presenta come un’occasione per voltare pagina dopo le turbolenze che avevano portato alle dimissioni di Gravina, con la Nazionale finita al centro di polemiche roventi e la federazione alla ricerca di una guida capace di ricucire gli strappi.
Marotta e gli altri: i candidati al consiglio federale
Oltre alla sfida per la presidenza, la Figc ha reso noti i nomi di quanti correranno per il ruolo di consigliere federale. Tra questi spicca quello di Giuseppe Marotta, attuale presidente dell’Inter, che si candida in rappresentanza della Lega Calcio di Serie A insieme a Stefano Campoccia e Giorgio Chiellini. Lo stesso comunicato federale – nel quale si precisa che i candidati indicati possiedono tutti i requisiti previsti dallo Statuto – non lascia spazio a equivoci: la compagine dirigenziale che uscirà dal voto del 22 giugno sarà chiamata a governare un calcio italiano in bilico tra necessità di rilancio e vincoli economici, con Malagò che, se confermato favorito, si troverà a gestire un’eredità pesante ma anche una delega piuttosto chiara in materia di giovani e impianti.




