Figc, la serie A si compatta attorno a Malagò mentre Abete resiste

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è pace nel calcio italiano, eppure – proprio nel mezzo della consueta giostra delle nomine che periodicamente ne scandisce le crisi – qualcosa sembra muoversi verso una direzione chiara. A meno di due mesi dall’assemblea elettiva della Figc, convocata per il 22 giugno dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, il sostegno attorno a Giovanni Malagò si allarga come una macchia d’olio: prima i club, poi – in rapida successione – anche calciatori e allenatori hanno scelto di convergere sulla sua candidatura. La Lega Serie A, presieduta da Ezio Simonelli, ha accolto con favore la posizione espressa da Assocalciatori e Assoallenatori, definendola “un importante segnale di unità”. Un’affermazione che, letta tra le righe, tradisce la consapevolezza di quanto frammentato sia oggi il sistema calcio.

Il fronte di Malagò si allarga, ma Abete non molla

L’ex presidente del Coni, ormai da settimane al centro delle manovre che precedono il voto dei delegati, ha ottenuto così l’appoggio ufficiale di tre componenti decisive: diciannove club della massima serie – come già sottolineato dalla stessa Lega – e ora anche le rappresentanze di chi in campo ci va e di chi lo allena. Non si tratta di un dettaglio, perché Aic e Aiac portano con sé un peso specifico non solo numerico ma anche simbolico: sono loro, in fondo, gli attori quotidiani di un palcoscenico che negli ultimi anni ha vissuto più tensioni che spettacoli. Eppure, a fronte di questo crescente consenso, qualcuno non ha alcuna intenzione di arrendersi. Giancarlo Abete, vecchia volpe dei vertici federali, resta in corsa e non dà segni di cedimento. La sua resistenza, per ora silenziosa ma ostinata, tiene aperto uno scenario che molti davano già per chiuso.

Un’elezione a peso variabile, tra quote e preferenze

Per capire la posta in gioco, occorre ricordare come funziona il voto in Figc. Non un’elezione diretta, ma una complessa ripartizione di pesi tra le varie componenti: club professionistici (serie A, B, C), calciatori, allenatori, arbitri, tecnici e dilettanti. Ogni gruppo esprime una percentuale del totale dei voti – un meccanismo volutamente equilibrato per evitare egemonie – e proprio per questo ogni nuovo endorsement pesa come una pietra su una bilancia ancora instabile. Le dimissioni di Gravina hanno aperto una voragine che ora Malagò prova a riempire con il cemento delle alleanze. Ma Abete, che conosce ogni corridoio della Federazione meglio di molti, può ancora giocarsi la carta delle componenti minori o di un eventuale ballottaggio.

La nota della Lega e il significato di una “convergenza”

Il comunicato della Lega Serie A arriva dritto, senza ambiguità: “Accogliamo con favore la posizione espressa dall’Assocalciatori e dall’Assoallenatori a sostegno della candidatura di Malagò”. E aggiunge, quasi a voler sottolineare la novità, che “riteniamo significativo che anche queste componenti condividano l’indicazione già formulata da 19 club della Lega”. In altre parole, il massimo campionato italiano non si limita a registrare un fatto: lo rivendica come tappa di un percorso iniziato prima. L’idea di fondo è chiara: se anche chi scende in campo ogni domenica – e chi lo prepara – sceglie la stessa strada, allora quel candidato può davvero rappresentare un perno attorno cui ricostruire un po’ di quella credibilità persa per strada tra intercettazioni, bilanci opachi e liti giudiziarie. Nessuna enfasi, però: il tono rimane controllato, quasi prudente. Perché nel calcio italiano, si sa, le convergenze possono rivelarsi effimere quanto un vantaggio di due gol nell’ultimo quarto d’ora.

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