«De Zerbi ha lasciato il Marsiglia, ora Paratici pensa alla Fiorentina: il tecnico è l’obiettivo per l’estate»
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Redazione Sport
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Le tracce del passaggio di Roberto De Zerbi a Marsiglia, tra i vicoli del Vieux-Port e la marea biancazzurra dello stadio Vélodrome, si sono già raffreddate. Nella notte tra martedì 10 e mercoledì 11 febbraio, con un comunicato asciutto e inaspettatamente tempestivo – diramato mentre la città dormiva ancora, quasi a voler amputare il tumore della crisi senza attendere l’alba – l’Olympique de Marseille ha ufficializzato quella che la dirigenza ha definito una «difficile decisione collettiva» -4-10. La formula è quella della rescissione consensuale, un costrutto giuridico che nella prassi del calcio moderno spesso maschera un esonero patteggiato, ma che in questo caso sembra corrispondere a un malessere genuinamente reciproco -1. Il tecnico bresciano, si legge nelle ricostruzioni degli ultimi giorni, non si riconosceva più in una squadra che dopo avergli regalato il secondo posto nella Ligue 1 2024-25 – e il conseguente ritorno in Champions League – gli si è spenta tra le mani, fragile fino all’implosione -3-8.
È stato il 5-0 incassato al Parco dei Principi contro il Paris Saint-Germain, domenica, a recidere le ultime fibre di un rapporto già compromesso dalla debacle europea contro il Bruges di fine gennaio -6-8. A De Zerbi, in fondo, non interessava tanto la classifica – il Marsiglia è quarto e la zona Champions dista comunque una distanza colmabile – quanto l’atteggiamento dei giocatori: quella seduta pomeridiana di martedì, quando si aspettava una reazione rabbiosa alla sconfitta subita e invece si è trovato di fronte volti spenti e corpi senza reattività, gli ha fatto capire che non c’era più niente da salvare -3-7. Già il 28 gennaio, dopo l’eliminazione dalla fase campionato della Champions, aveva saltato l’allenamento e trattato con la società una separazione immediata, salvo poi ritirare le dimissioni credendo ancora di poter ricucire lo strappo con il gruppo -8. Quella finestra, però, si è chiusa definitivamente sotto i cinque colpi di Dembelé, Kvaratskhelia e compagni.
Il lungo corteggiamento di Paratici e la pista viola
Mentre il Marsiglia incassa i ringraziamenti ufficiali per un tecnico che ha comunque riportato entusiasmo e un podio in Provenza, in Italia c’è chi segue la parabola di De Zerbi con la costanza del collezionista che attende il momento giusto per piazzare il colpo. Fabio Paratici, da poche settimane direttore sportivo della Fiorentina, ha incrociato più volte il nome dell’allenatore bresciano nei suoi taccuini -2-9. Un interesse che non nasce oggi, ma affonda le radici in un apprezzamento professionale maturato negli anni e che ora, complice la momentanea liberazione del tecnico dal contratto francese, potrebbe tramutarsi in un corteggiamento concreto.
La Fiorentina, che attualmente lotta per allontanarsi dalle zone basse della classifica sotto la guida di Paolo Vanoli, non ha intenzione di operare sostituzioni in corsa -2-9. La dirigenza viola, tuttavia, è consapevole che l’estate rappresenterà uno spartiacque: in caso di permanenza in Serie A – obiettivo tutt’altro che scontato ma perseguito con determinazione – il club è intenzionato a rilanciare il proprio progetto tecnico con una figura carismatica in grado di dare identità e appeal al gruppo -2. De Zerbi, per curriculum, visione di gioco e capacità di valorizzare il patrimonio umano a disposizione, incarna perfettamente questa esigenza. Paratici, del resto, ha già dimostrato in passato di saper costruire cicli vincenti affidandosi a tecnici dalla personalità spiccata e De Zerbi, nonostante l’epilogo amaro in Francia, rimane uno degli allenatori italiani più seguiti in Europa -5.
Il crepuscolo di un’idea e l’instabilità come cifra stilistica
La separazione da Marsiglia, però, lascia sul campo qualche interrogativo di sostanza. De Zerbi ha sempre costruito la sua reputazione sulla meticolosità maniacale della preparazione e sulla capacità di trasmettere un’identità riconoscibile, quasi dogmatica nella sua applicazione. Eppure, come lui stesso ha ammesso dopo il 5-0 di Parigi, «non ho mai avuto una squadra così instabile in carriera» -7. Un’autocritica che suona quasi come un epitaffio: perché se è vero che il gruppo lo ha tradito, è altrettanto vero che il tecnico non è riuscito a impedire che lo spogliatoio si sfaldasse, nonostante i successi e nonostante il sostegno iniziale di dirigenti come Longoria, che solo due settimane fa lo indicava come il futuro «Simeone» del club -4.
A pesare, in filigrana, ci sono anche gli strascichi di un’estate turbolenta: il pugno scambiato tra Rabiot e Rowe negli spogliatoi, con entrambi i giocatori finiti sul mercato e poi ceduti in Italia, è stato il primo segnale di una fragilità ambientale che nessuna vittoria è riuscita a rimarginare del tutto -3-8. Il Marsiglia, si sa, è una piazza che non perdona le incertezze e De Zerbi, forse, ha pagato anche la sincerità con cui ha esposto le sue perplessità, senza scudi retorici né diplomazie. Resta, come traccia indelebile, quel secondo posto conquistato al primo anno e la sensazione che la storia sarebbe potuta andare diversamente se qualche meccanismo, dentro e fuori dal campo, non si fosse inceppato.
Il ritorno in Italia come orizzonte naturale
Ora De Zerbi è libero. Il contratto che lo legava all’Olympique fino al 2028 è stato sciolto e il tecnico bresciano può programmare il futuro senza vincoli né clausole penali da negoziare. Un’opportunità che in Serie A non è passata inosservata. La Fiorentina, con Paratici a tessere le fila, rappresenta al momento la pista più calda, anche perché il matrimonio tra l’allenatore e la piazza viola avrebbe i contorni del progetto da ricostruire dalle fondamenta – esattamente il tipo di sfida che De Zerbi non ha mai eluso -5-9. Non ci sono al momento impegni presi né trattative avviate in via ufficiale, ma la concomitanza tra la liberazione del tecnico e l’esigenza fiorentina di dotarsi di una guida tecnica di spessore internazionale rende l’incastro più che plausibile.
Il campionato italiano, del resto, non ha mai smesso di osservarlo: dopo le esperienze in Ucraina, Inghilterra e Francia, un ritorno a casa – per di più in una piazza ambiziosa ma non ossessiva come Firenze – potrebbe rappresentare la piattaforma ideale per ripartire. De Zerbi, da parte sua, non ha mai nascosto un certo attaccamento alle radici e la volontà di misurarsi nuovamente con la Serie A quando le condizioni fossero mature. Forse, il tempo di maturazione è arrivato proprio ora, nel freddo di una notte francese in cui un comunicato ha chiuso un’avventura e, silenziosamente, ne ha aperta un’altra.




