L'istruzione italiana nelle cifre dell'Ocse: investimenti al minimo e divari persistenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I dati dell'“Education at a Glance 2025” dell’Ocse, come sottolineato dalla FLC CGIL, confermano in modo inequivocabile una tendenza negativa di lungo corso: il sistema universitario nazionale versa in una condizione di cronico sottofinanziamento. La spesa complessiva, pubblica e privata, destinata all’università e alla ricerca non supera infatti l’1% del Pil, una cifra che, se paragonata alla media Ocse – ferma all’1,4% –, delinea un divario preoccupante e strutturale. Questo scarto, peraltro, non fa che avvalorare le tesi di chi, come il sindacato, ritiene che l’istruzione superiore non sia considerata una priorità strategica degna di adeguati stanziamenti.

Il rapporto, oltre a fotografare le criticità del comparto accademico, restituisce un’immagine impietosa della condizione retributiva dei docenti italiani, i quali percepiscono stipendi sensibilmente più bassi rispetto ai colleghi degli altri paesi avanzati. Un insegnante delle superiori con quindici anni di servizio, ad esempio, guadagna circa 44mila dollari a parità di potere d’acquisto, una cifra che è circa il 16% in meno rispetto alla media Ocse, situata tra i 50 e i 55mila dollari. Tale situazione, unitamente al crescente divario con le retribuzioni dirigenziali – che registrano un +72% –, contribuisce a rendere la professione sempre meno appetibile, soprattutto per i profili specializzati nelle discipline STEM, settori cruciali per lo sviluppo economico.

Una delle conseguenze più evidenti di questo quadro generale, come emerge dai test PISA, è la diffusione di carenze formative profonde nella popolazione: un italiano su tre, nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 64 anni, mostra di possedere competenze di lettura tali da permettergli di comprendere esclusivamente testi molto brevi e semplici. Questo limite, che incide sulla qualità della vita e sulle opportunità lavorative, è strettamente connesso a un sistema formativo che fatica a colmare le disparità di partenza.

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