Sanremo, primo caso autoctono di dengue in Italia: ricoverato un turista 30enne

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un caso di febbre dengue contratta direttamente sul territorio nazionale, senza che il paziente abbia viaggiato all'estero, è stato diagnosticato a Sanremo. Si tratta del primo episodio autoctono registrato in Italia nel corso dell'anno e ha coinvolto un turista italiano di trent'anni, che si trovava in vacanza nel ponente ligure. L'uomo, le cui condizioni generali sono state giudicate stabili dai medici, è stato ricoverato ieri presso il reparto di malattie infettive dell'ospedale Borea, più precisamente nel padiglione Giannoni, dove si trova tuttora sotto osservazione clinica.

La diagnosi è stata formulata dopo che il paziente ha manifestato il quadro sintomatologico tipico della patologia, caratterizzato da febbre elevata, cefalea intensa, dolori muscolari e articolari, nonché dalla comparsa di un esantema cutaneo simile a quello osservabile nel morbillo.

Le caratteristiche della dengue e il significato di "caso autoctono"

La dengue è una malattia virale trasmessa all'uomo attraverso la puntura di zanzare infette del genere Aedes, in particolare la Aedes aegypti e la Aedes albopictus, quest'ultima ormai ampiamente diffusa anche in molte regioni italiane. Il termine "autoctono", in epidemiologia, assume un rilievo particolare: indica che il contagio è avvenuto localmente, senza che il soggetto si sia recato in aree geografiche dove il virus è endemico o dove sono in corso focolai epidemici.

Nel caso specifico, il trentenne non aveva effettuato viaggi all'estero nel periodo di incubazione del virus, circostanza che ha portato gli specialisti a escludere un'importazione del contagio da zone a rischio come il Sud-est asiatico, l'America Latina o alcune nazioni africane. La conferma dell'infezione è arrivata a seguito degli esami di laboratorio disposti dai sanitari, i quali hanno rilevato la presenza del virus nel sangue del paziente, in attesa dell'ulteriore tipizzazione sierologica per determinare il sierotipo coinvolto.

Il protocollo regionale e le misure di disinfestazione straordinaria

A seguito della diagnosi, e in ottemperanza al protocollo regionale per la prevenzione e il controllo delle arbovirosi, le autorità sanitarie locali hanno immediatamente attivato le procedure previste per i casi autoctoni. È stata disposta un'attività di disinfestazione straordinaria nelle aree e nei luoghi che il paziente ha frequentato durante il suo soggiorno nel ponente ligure, con l'obiettivo di abbattere la popolazione di zanzare adulte e di eliminare i potenziali focolai larvali nelle vicinanze.

Questo intervento, che prevede l'utilizzo di insetticidi specifici e la rimozione di ristagni d'acqua, è fondamentale per limitare il rischio di una trasmissione secondaria del virus ad altre persone, interrompendo il ciclo biologico del vettore. Le operazioni di disinfestazione si concentrano in particolare nelle zone urbane e periferiche di Sanremo, dove la presenza della zanzara tigre è storicamente accertata, e coinvolgono anche spazi privati come giardini e cortili, previa comunicazione ai residenti.

Il quadro clinico e la gestione ospedaliera del paziente

Il trentenne, che si trova ricoverato nel reparto di malattie infettive dell'ospedale Borea, non ha al momento sviluppato le forme gravi della malattia, come la dengue emorragica o la sindrome da shock, che rappresentano le complicanze più temute e che richiedono un monitoraggio intensivo. Le sue condizioni, come riferito dai clinici, sono stabili e il paziente risponde positivamente alla terapia di supporto, che prevede un'abbondante idratazione e il controllo dei parametri vitali per gestire la febbre e il dolore.

Il caso di Sanremo si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso le malattie trasmesse da vettori in Italia, dove negli ultimi anni si sono registrati episodi sporadici di trasmissione autoctona di dengue e chikungunya, soprattutto nelle regioni del Centro-Nord. La tempestività con cui è stata effettuata la diagnosi e avviata la profilassi ambientale rappresenta un elemento chiave per contenere il potenziale diffusivo del focolaio, in attesa che gli accertamenti di laboratorio forniscano ulteriori dettagli sul ceppo virale isolato.

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