Esame patente, l’Italia boccia ma Messina promuove: è prima nel 2025
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Redazione Interno
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Il 2025, stando ai numeri diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e analizzati dall’Asaps (l’associazione che riunisce i sostenitori e gli amici della Polizia stradale), resterà negli annali come un anno da record per quanto riguarda gli esami per la patente di guida, ma non certo per i risultati brillanti. Se da un lato si registra un incremento del 3% delle prove sostenute – ben 2.314.213 contro i 2.267.019 del 2024, con una significativa riduzione dei tempi d’attesa grazie al lavoro delle Motorizzazioni – dall’altro emerge un dato impietoso: un candidato su quattro, precisamente il 26,71%, viene respinto al termine dell’iter. Un’analisi, quella curata da Luigi Altamura per conto dell’Asaps, che rivela un’Italia spaccata in due, laddove la geografia amministrativa sembra influenzare in modo decisivo la possibilità o meno di mettersi al volante: a fronte di una media nazionale dei promossi ferma al 73,29%, ci sono realtù dove ottenere il documento è quasi un’impresa e altre, all’opposto, dove l’esame risulta una formalità per la stragrande maggioranza.
Il sorpasso del Sud: Messina guida la classifica dei promossi
Contro ogni stereotipo che vorrebbe il Nord più virtuoso nell’applicazione delle regole, sono le province meridionali a occupare i gradini più alti del podio per quanto riguarda il tasso di idoneità. Messina, in questo senso, si aggiudica il primato nazionale: l’84,72% dei candidati dello Stretto supera l’esame, un dato che lascia ben sperare ma che, al contempo, alimenta i dubbi sulla disparità dei criteri di valutazione sul territorio. Insieme a lei, completano il podio delle “scuole guida più facili” Ragusa (con l’84,53% di promossi) ed Enna (83,61%). La fotografia scattata dal dossier è chiara: otto province sulle prime dieci per miglior riuscita appartengono al Meridione. Ne consegue che la Sicilia, guardando la classifica per regioni, vanta la percentuale di bocciati più bassa (appena il 18,62%), seguita a ruota dalla Puglia (21,60%) e dalla Calabria (22,99%).
Il muro del Nord: Sassari e Bolzano bocciano duro
Se si decide di salire verso la penisola, la musica cambia radicalmente. La provincia più severa d’Italia è Sassari, dove si arriva a bocciare il 39,77% di chi tenta l’avventura, mentre Cagliari e Ravenna chiudono la poco invidiabile classifica dei “boia” con percentuali rispettivamente del 36,67% e del 35,67%. Ma è nel cuore del Trentino Alto Adige che si registra il fenomeno più estremo: a Bolzano, superare l’esame di teoria è un’autentica odissea. Quasi un candidato su due, il 45,75% per la precisione, fallisce il test al computer sul codice della strada, portando l’intera regione ad avere, insieme alla Sardegna, il tasso più alto di respinti d’Italia (la Sardegna comanda la classifica generale con il 36,44% di bocciati, seguita dal Trentino con il 33,72% e dalla Liguria con il 32,98%). Guardando alle grandi città, il trend si conferma: a Milano viene respinto quasi un candidato su tre (31,93%), mentre a Roma la percentuale si attesta sul 29,88%.
La prova a quiz resta lo scoglio principale
Scomponendo il dato, si scopre che il vero ostacolo non è tanto la prova pratica – dove solo il 14,6% viene fermato – quanto l’esame teorico. Dei quasi 1,2 milioni di candidati che si sono seduti davanti ai terminal per rispondere ai quiz del Codice della Strada, il 38% è stato bocciato, un’ecatombe che spiega da sola la bassa media nazionale. Chi invece arriva alla prova su strada, generalmente, dimostra di saper tenere il volante. Le cifre parlano chiaro: la quasi totalità degli esami (il 96,05%) viene gestita dalle autoscuole, mentre i privatisti rappresentano una piccola fetta del mercato (solo 91.491 candidati). Nonostante l’informatizzazione delle prove abbia velocizzato le procedure e ridotto i tempi di attesa, permangono forti dubbi sulla disomogeneità dei controlli, tanto che lo stesso Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona che ha curato lo studio, ha auspicato una maggiore standardizzazione delle procedure per evitare il divario tra un territorio e l’altro.
Il peso dell’età e della provenienza
L’esame patente, come del resto ci si aspetterebbe, rimane un rito di passaggio prevalentemente giovanile: nel 2025 sono state rilasciate poco più di 754mila patenti a ragazzi sotto i 21 anni, un numero che impallidisce se paragonato ai soli 13mila over 54 che hanno deciso di mettersi alla prova. Una curiosità demografica riguarda poi il fenomeno della migrazione: circa un candidato su cinque, oltre 230mila persone, è nato all’estero, e per questi la comprensione linguistica dei quiz rappresenta spesso un’insidia aggiuntiva che contribuisce ad abbassare la media dei promossi. Dal punto di vista del genere, infine, la stragrande maggioranza dei nuovi patentati continua a essere di sesso maschile, con una percentuale che sfiora il 60,5% del totale.




