Cobolli trascina la sua “finale” agli ottavi: dominio su Tien e ora testa a Svajda
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Redazione Sport
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Sotto il sole implacabile del Philippe-Chatrier, dove il caldo afoso di questa edizione del Roland Garros sembra mettere a dura prova anche i più preparati, Flavio Cobolli ha invece trovato la sua dimensione ideale. Il tennista romano, testa di serie numero 10 del tabellone, ha liquidato la pratica Learner Tien in un’ora e quarantasei minuti, concedendo appena sette giochi al giovane americano (numero 18 del seeding).
È il primo ottavo di finale in carriera sulla terra rossa parigina per il 24enne, un traguardo che profuma di consacrazione dopo i quarti raggiunti lo scorso anno a Wimbledon: Cobolli ha dominato in lungo e in largo, piazzando sette ace e tenendo un ritmo folle che il suo avversario – apparso falloso e nervoso fin dai primi scambi – non ha mai realmente contrastato.
La gestione della pressione e il pensiero alla prossima sfida
Se il punteggio finale (6-2, 6-2, 6-3) racconta di una partita a senso unico, le parole del giocatore azzurro nel dopo-gara hanno rivelato la sua maturità tattica. “Sono contento di come ho gestito la pressione e la partita”, ha commentato ai microfoni di Sky Sport, facendo capire che la chiave non è stata solo la potenza ma la lucidità nei momenti decisivi.
La sua filosofia, in questo Roland Garros che ha perso diversi pezzi da novanta (dopo Sinner si è fermato anche Djokovic), resta ancorata a un approccio quasi maniacale: “Siamo qui tutti per lo stesso obiettivo, ma per la finale manca ancora tantissimo. La mia finale è la prossima partita con Svajda”. Cobolli, con questa dichiarazione, ha messo in chiaro che non intende farsi distrarre da un tabellone che si è fatto improvvisamente largo.
L’occasione nel tabellone e l’aneddoto sulla Champions
Ad aspettarlo agli ottavi ci sarà un altro statunitense, Zachary Svajda, numero 85 del mondo, giunto fin qui a sorpresa dopo aver eliminato Francisco Cerundolo al quinto set. Cobolli, che con Tien aveva perso l’unico precedente a Pechino (su cemento), si è detto prudente nei confronti di questo nuovo ostacolo: “Ci conosciamo bene, ci siamo allenati un paio di volte; devo studiarlo ancora perché non ci ho mai giocato sulla terra”.
Il tennista romano, reduce da una prestazione solida e priva di cali di tensione, non ha voluto però parlare solo di tennis nell’intervista in mezzo al campo. “Oggi non voglio parlare di tennis, c’è la finale di Champions”, ha detto con un sorriso, deviando il discorso sulla stracittadina europea tra PSG e Arsenal per ironizzare con i tifosi parigini presenti in tribuna.
Una cavalcata senza cedimenti nel cuore di Parigi
Per la seconda volta in carriera in uno Slam (dopo l’exploit londinese del 2025), Cobolli si trova così a giocarsi l’accesso ai quarti senza aver ancora concesso un set in questo torneo. La terra rossa, che lui stesso definisce “la superficie dove sono cresciuto”, sembra esaltare le sue qualità di costanza e recupero, elementi che hanno messo in difficoltà un Tien apparso in debito di ossigeno.
In un clima da fine maggio torrido, dove le condizioni fisiche diventano un fattore determinante, il romano ha dimostrato di avere le idee chiare: niente voli pindarici, nessuna distrazione dal percorso. “Qui sognano in tanti – aveva detto alla vigilia, citando anche il clima surreale degli spogliatoi che non vedono più i grandi dominatori – e vince chi sogna di più. Ma io ho solo un pensiero per il prossimo match”. Una concentrazione ferrea che, almeno per questa prima settimana parigina, ha premiato il giocatore italiano con un passaggio del turno netto e senza appelli.




