Il festival di Limes a Genova, il mondo in frantumi e l'Italia chiamata a scegliere il proprio ruolo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Prende il via domani, venerdì 13 febbraio, a Palazzo Ducale la tredicesima edizione del Festival di Limes, e il Titolo scelto, “L’Italia nella rivoluzione mondiale”, suona più come un monito che come una semplice dichiarazione programmatica. Se nello scorso anno, con “L’ordine del caos”, si analizzava la turbolenza seguita al ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, oggi, a dodici mesi di distanza, ci si trova a fare i conti con una realtà internazionale che quella turbolenza l’ha ormai interiorizzata, trasformandola in una nuova e instabile normalità. La riflessione, che si protrarrà fino a domenica 15 febbraio, parte da un interrogativo apparentemente semplice ma di complessa decifrazione, posto dal direttore Lucio Caracciolo: possiamo davvero permetterci di pensare che la rivoluzione in corso, figlia della profonda crisi di identità americana, non ci riguardi?

La crisi americana e il ritiro dall’egemonia globale

Uno dei nuclei del dibattito sarà proprio la metamorfosi degli Stati Uniti, un paese che, come emerge dalle analisi preparatorie del festival, appare sempre più lacerato al proprio interno. La guerra civile latente, a bassa o alta intensità che la si voglia definire, squassa la società americana al punto che molti cittadini non riconoscono più nei propri compatrioti dei veri e propri concittadini, con una polarizzazione che penetra persino nei nuclei familiari, sempre più omogenei dal punto di vista politico. Trump, forte di una visione che alcuni interpreti definiscono volta a ricostruire un canone identitario preciso, ha persino avvertito i vertici militari che il “nemico di dentro”, ovvero coloro che si oppongono alla sua idea di nazione, potrebbe rappresentare una minaccia prioritaria. A questo si aggiunge una svolta strategica di portata storica: la rinuncia esplicita all’egemonia globale, sancita dalla nuova strategia di sicurezza nazionale, in favore di un “impero nazionale” concentrato sul continente panamericano e di una competizione diretta, soprattutto tecnologica, con la Cina. Per l’Europa, e di riflesso per l’Italia, questo significa un ridimensionamento della proiezione di potenza americana sul vecchio continente, con la conseguente richiesta, implicita ma sempre più pressante, che gli alleati si assumano responsabilità maggiori, proprio come simbolicamente attestato dall’attribuzione all’Italia del comando Nato di Napoli.

Le tensioni ai confini europei e il nuovo disordine mondiale

Su questo scenario già di per sé complesso si innestano le crisi regionali che bruciano ai confini orientali e meridionali dell’Europa. La guerra in Ucraina, onerosa e devastante, prosegue mentre Washington sembra perseguire una logica di “pace affaristica” che rischia di relegare i partner europei al ruolo di finanziatori della ricostruzione, più che di attori politici. E nel Medio Oriente, la fragile tregua a Gaza non accenna a tradursi in un processo di pace, mantenendo l’intera area in uno stato di volatilità che, per la sua prossimità, tocca da vicino gli interessi nazionali italiani. Pechino, dal canto suo, osserva e consolida la propria politica di potenza, sfruttando le crepe dell’ordine precedente per affermare la propria competitività. È in questo magma, composto dalla ritrazione americana, dall’assertività cinese, dalla guerra ai confini e dall’instabilità mediorientale, che il festival cercherà di districarsi, ponendo al centro il punto di vista italiano.

Le domande del festival e gli appuntamenti in programma

Che cosa ci sta succedendo? Come dovremmo reagire? E che cosa possiamo fare? Sono questi i tre interrogativi attorno ai quali ruoteranno i panel, a partire da quello di apertura di domani pomeriggio con Lucio Caracciolo, per proseguire sabato con incontri dedicati alla “guerra civile in America”, al rapporto degli europei con Trump e alle prove di un nuovo ordine mondiale che vedranno confrontarsi analisti italiani e internazionali. Ampio spazio verrà dato anche alla complessa situazione mediorientale con l’incontro “Israele contro Israele”, domenica mattina, e alla delicata posizione russa, stretta tra il conflitto ucraino e il rapporto con la Cina. Non mancherà, come da tradizione, la mostra cartografica curata da Laura Canali, intitolata “Spigoli di mondo”, un tentativo di orientarsi in una realtà geopolitica che ha perso ogni superficie levigata per diventare sempre più accidentata e difficile da decifrare. A chiusura dei lavori, domenica sera, la redazione di Limes si confronterà direttamente con il pubblico, in un dialogo che si preannuncia quanto mai necessario per provare a districare la matassa della rivoluzione mondiale in corso.

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