Il Festival di Limes a Genova si interroga sul ruolo dell’Italia nello scenario globale sconvolto dalla crisi americana
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Redazione Esteri
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Prende il via oggi a Genova, e si protrarrà fino a domenica 15 febbraio nelle sale di Palazzo Ducale, la tredicesima edizione del Festival di Limes, la rivista italiana di geopolitica fondata e diretta da Lucio Caracciolo -1-2. Il Titolo scelto per quest’anno, che riecheggia anche l’ultimo volume pubblicato dalla testata, è “L’Italia nella rivoluzione mondiale”, un tema che già di per sé fotografa l’urgenza e la complessità del momento storico che stiamo vivendo -5-7. L’inaugurazione ufficiale, prevista per le ore 18 di oggi, vedrà proprio l’intervento di Caracciolo, chiamato a introdurre un programma fittissimo di incontri, dibattiti e conferme, il tutto ad ingresso libero fino ad esaurimento posti -1-6.
Il ridimensionamento americano e le sue conseguenze per l’Europa
Il filo rosso che lega i diversi appuntamenti, e che emerge con chiarezza dal materiale preparatorio diffuso dagli organizzatori, è l’analisi di quello che viene definito il “ridimensionamento” della potenza statunitense. Una crisi, quella americana, che non è solo economica o militare, ma che affonda le radici in una profonda lacerazione sociale e identitaria, una sorta di “guerra civile a bassa intensità” che ridefinisce il concetto stesso di nazione -2-7. La nuova amministrazione Trump, come spiegano i documenti programmatici, certifica una crescente insofferenza verso alleati storici come l’Unione Europea, percepita non più come un pilastro della stabilità occidentale bensì come un fardello, un ostacolo alla rincorsa degli interessi nazionali americani -1-2. Da qui, la domanda che gli esperti e i relatori del festival, tra cui spiccano nomi come George Bogden, Scott Smitson e Wolfgang Streeck, proveranno ad affrontare: cosa significa, per l’Italia e per gli europei tutti, essere relegati al ruolo di spettatori o, nella migliore delle ipotesi, di cofinanziatori di paci e ricostruzioni decise altrove? -1-6.
Le direttrici della “dottrina Trump” e l’assertività cinese
A rendere il quadro ancora più intricato, e ad essere oggetto di specifici panel nel corso della tre giorni, è l’emergere di quella che viene definita “dottrina Trump”. Una linea politica, quest’ultima, che punta all’accaparramento diretto di spazi e risorse ritenuti vitali per la sopravvivenza e la rinascita americana, dal Canada alla Groenlandia, passando per il Canale di Panamá e il controllo del confine con il Messico -2-7. Parallelamente, Pechino non resta a guardare, approfittando di questa fase di transizione per consolidare la propria politica di potenza, incentrata sulla competizione tecnologica e sulla conquista di nuovi mercati, come attesta l’ultimo piano quinquennale -1-6. E mentre la guerra in Ucraina prosegue, onerosa e logorante, la fragile tregua a Gaza mantiene altamente volatile l’intero scacchiere mediorientale, un’area cruciale per i nostri approvvigionamenti e per gli equilibri migratori, su cui grava anche l’instabilità dell’Iran -1-2.
Un programma fitto di appuntamenti per orientarsi nel caos
Il festival si propone dunque come un vero e proprio “viaggio ragionato” attraverso questi fattori di crisi, con l’ambizione di fornire al pubblico gli strumenti per comprendere la portata dei cambiamenti in atto -6. Sabato 14 febbraio, ad esempio, la sessione “Guerra civile in America” approfondirà le fratture interne agli Stati Uniti, mentre nel pomeriggio “Prove di nuovo ordine mondiale” vedrà confrontarsi analisti cinesi e occidentali, tra cui Victor Gao e Oriana Skylar Mastro, per delineare i possibili assetti futuri -1-2. Domenica 15, spazio a temi caldissimi come le contraddizioni interne alla società israeliana con “Israele contro Israele”, e alla nuova corsa alle risorse, in un mondo in cui l’oro e le materie prime tornano a essere strumenti di pressione geopolitica -1-6. A chiudere i lavori, nel tardo pomeriggio di domenica, sarà il tradizionale dialogo tra la redazione di Limes e il pubblico, un momento di confronto diretto per provare a tirare le somme di questa complessa analisi collettiva -2-7.




