Aeroporti, il sistema Ees va in tilt: code e ritardi, Adr chiede la sospensione nei giorni di picco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A volte con la tecnologia si prova a gettare il cuore oltre l’ostacolo e invece ci si va a sbattere; un caso da manuale è il tilt che ha colpito in questo inizio d’estate i sistemi di identificazione biometrica negli scali europei. Il nuovo Entry/Exit System, entrato progressivamente in funzione da ottobre 2025 e divenuto pienamente operativo lo scorso 10 aprile, prometteva di rivoluzionare i controlli alle frontiere, ma si sta trasformando in un incubo logistico proprio mentre il traffico aereo si prepara a raggiungere i picchi stagionali.

I gestori aeroportuali, a partire da Aeroporti di Roma, lanciano l'allarme: senza una sospensione temporanea delle procedure nei giorni di maggiore affluenza, il rischio di code e ritardi tali da compromettere la regolarità dei voli è concreto e imminente.

Il nodo dei controlli biometrici e la richiesta di sospensione

A chiedere con forza un intervento è Marco Troncone, amministratore delegato di Aeroporti di Roma, che in un'intervista al Financial Times ha parlato senza mezzi termini di potenziale "disastro" per le prossime settimane di traffico intenso. Secondo Troncone, sospendere l'applicazione dell'Ees nei momenti di picco rappresenta l'unica via per scongiurare il caos; la sua posizione riflette il timore diffuso tra i gestori degli scali italiani ed europei, preoccupati per l'impatto operativo di un sistema che già nelle giornate di normale affluenza provoca disagi e allungamenti dei tempi di attesa.

La richiesta formale di Fiumicino e Ciampino, che chiedono di poter derogare parzialmente alle procedure imposte da Bruxelles, ha riacceso il dibattito sulla sostenibilità di un salto tecnologico che, nelle intenzioni della Commissione europea, avrebbe dovuto rendere più efficienti e sicuri i valichi, ma che sul campo mostra tutti i limiti di una infrastruttura messa alla prova da numeri ben più grandi del previsto.

Come funziona l'Entry/Exit System e perché sta creando problemi

L'Entry/Exit System è riservato ai soli cittadini extracomunitari e impone, al primo ingresso nello spazio Schengen, la registrazione obbligatoria di impronte digitali e di una fotografia; i dati raccolti restano archiviati per un periodo di tre anni e il sistema coinvolge venticinque Stati membri dell'Unione europea – con l'esclusione di Cipro e Irlanda – oltre a Islanda, Norvegia, Liechtenstein e Svizzera.

In teoria, l'automazione dei controlli avrebbe dovuto velocizzare le operazioni e rendere più tracciabili gli ingressi, ma la pratica, come spesso accade, si è rivelata più complessa delle simulazioni.

L'analista del settore aeronautico Gregory Alegi, interpellato sulla vicenda, ha osservato che non si tratta di sistemi che non funzionano, ma di problemi di scala: i dispositivi hardware e i software di riconoscimento, testati in condizioni controllate, mostrano il fianco quando devono gestire flussi massicci di passeggeri in concomitanza con le partenze e gli arrivi concentrati nelle ore calde della giornata.

Le conseguenze sul traffico estivo e il confronto con Bruxelles

L'estate che si sta aprendo si annuncia decisamente calda, non soltanto per il clima torrido che investe il continente, ma anche per le tensioni operative nei principali hub europei; i gestori aeroportuali italiani hanno già avviato un serrato confronto con le autorità di Bruxelles per trovare una soluzione che eviti il collasso, consapevoli che i prossimi fine settimana rappresenteranno il banco di prova definitivo per la tenuta dell'intero sistema.

I timori sono che le lunghe file ai banchi di registrazione biometrica possano riversarsi sui tempi di imbarco, con effetti a catena sugli orari dei voli e sulla qualità del servizio offerto ai viaggiatori; per questo la richiesta di sospensione avanzata da Aeroporti di Roma non appare più come una semplice sollecitazione tecnica, ma come un vero e proprio grido d'allarme rivolto a chi, a livello istituzionale, ha voluto questa svolta tecnologica senza forse averne calibrato fino in fondo le implicazioni logistiche su scala europea.

Resta ora da capire se Bruxelles accoglierà le richieste di deroga o se, al contrario, lascerà che il sistema continui a girare a pieno regime, con il rischio che il caos dei controlli diventi la vera e propria nota dolente di questa stagione aeroportuale.

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