Borse europee ancora deboli, il greggio vola oltre i 100 dollari nonostante il maxi-piano Aie

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le principali piazze finanziarie del Vecchio continente non riescono a trovare un sostegno, confermando la debolezza che ha caratterizzato l'avvio di settimana, e la seduta del 12 marzo 2026 non fa eccezione, con gli indici che si muovono in territorio negativo. Il sentiment degli investitori, già provato dalle recenti turbolenze, rimane saldamente ancorato agli sviluppi di uno scenario mediorientale che, di ora in ora, mostra crepe sempre più profonde, e l'escalation militare che coinvolge l'Iran continua a dettare l'agenda dei mercati. La tensione, alimentata da attacchi che hanno preso di mira non solo infrastrutture petrolifere ma anche obiettivi civili, ha riacceso con forza i timori legati a uno shock energetico di vaste proporzioni, spingendo il prezzo del Brent – il greggio di riferimento per l'Europa – a sfondare al rialzo la soglia psicologica dei cento dollari al barile, per poi attestarsi su livelli comunque molto elevati, nell'ordine di un +6,5% rispetto alla vigilia.

L'intervento coordinato dell'Agenzia Internazionale per l'Energia, che ha varato un piano straordinario per immettere sul mercato qualcosa come quattrocento milioni di barili provenienti dalle riserve strategiche dei paesi membri – una mossa senza precedenti per dimensioni e tempestività – non ha sortito l'effetto sperato di raffreddare gli animi. Anzi, il rally delle materie prime energetiche ha proseguito la sua corsa, con il West Texas Intermediate che ha messo a segno un incremento superiore al sei per cento, e il mercato sembra interpretare il rilascio delle scorte non come una soluzione, bensì come la conferma implicita della gravità di una crisi che rischia di protrarsi a lungo. A pesare, in particolare, è la situazione nello Stretto di Hormuz, quel collo di bottiglia strategico attraverso cui transita una quota significativa del greggio mondiale, e dove le operazioni di trasporto risultano di fatto paralizzate, come dimostra l'evacuazione di un importante terminal in Oman e gli attacchi a petroliere in acque irachene.

L’incertezza geopolitica e i conti societari muovono i listini

In questo clima di incertezza, che gli operatori definiscono ormai strutturale, anche la pubblicazione dei dati macroeconomici e i bilanci trimestrali passano in secondo piano. A Milano, Piazza Affari si muove con un segno meno che sfiora lo 0,9% per il Ftse Mib, dopo un avvio già cauto, e l'attenzione si concentra su pochi titoli capaci di distinguersi dal coro generale dei ribassi. Tra questi spicca Leonardo, il colosso della difesa, che vede il proprio Titolo volare letteralmente, toccando addirittura nuovi massimi storici con un balzo superiore al sette per cento; una performance che gli analisti legano alla presentazione di un nuovo piano industriale, ma che, evidentemente, trae linfa anche dal contesto di riarmo e di aumento della spesa militare che la guerra in Medio Oriente sta inesorabilmente accelerando.

Sul fronte opposto, il comparto bancario, tradizionalmente sensibile alle prospettive economiche e al costo del denaro, soffre particolarmente, con istituti come Mps e Mediobanca che registrano flessioni di rilievo, nell'ordine di due o tre punti percentuali, mentre il settore auto, a Francoforte, s contingente le previsioni di utili in calo da parte di colossi come Bmw. Lo spread tra Btp e Bund, nel frattempo, si allarga ulteriormente, toccando i settantasei punti base, con il rendimento del decennale italiano che risale al 3,7%, sintomo di una ritrovata avversione al rischio che spinge gli investitori verso porti più sicuri, mentre l'euro continua a cedere terreno nei confronti del dollaro, scambiando stabilmente sotto quota 1,16.

Il conflitto si allarga, attacchi anche a Dubai

A contribuire al clima di forte apprensione non sono soltanto le dinamiche puramente energetiche, ma il moltiplicarsi degli episodi bellici che allargano il perimetro del conflitto. Dopo gli attacchi alle infrastrutture, l'Iran ha colpito anche obiettivi civili negli Emirati Arabi Uniti: detriti di droni si sono abbattuti su Dubai, danneggiando la facciata di un edificio e un complesso residenziale nel quartiere di Dubai Creek Harbour, un'area che ospita anche strutture alberghiere e il celebre cantiere della Dubai Creek Tower. Le autorità locali hanno confermato l'impatto, che ha provocato un incendio, sebbene non si registrino vittime, ma l'eco dell'accaduto ha amplificato la percezione di una regione ormai in fiamme, dove nessuno, dalle rotte commerciali ai centri urbani, può dirsi al sicuro, e dove la minaccia di Teheran di portare il petrolio a duecento dollari al barile non appare più così remota.

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