Borse europee in ordine sparso, il greggio frena mentre i riflettori restano sui colloqui Usa-Iran
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Redazione Economia
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Il vecchio continente, quello che guarda all’orizzonte con la lente d’ingrandimento dei trader e degli analisti, si è svegliato oggi, 21 aprile, con un umore che potremmo definire prudente. Le Borse europee, infatti, viaggiano in ordine sparso ma con una tendenza comune: quella degli acquisti, sebbene contenuti da un velo di cautela che nessuno sembra volersi togliere. A Milano, Piazza Affari segna un +0,3%, spinta da qualche titolo che ha saputo strappare l’attenzione – come Avio, che brilla letteralmente, e Bf, che vola del 12% dopo l’Opa – ma il sentiment generale non è di quelli euforici. Francoforte si muove su un +0,5%, Amsterdam arranca con un timido +0,2%, mentre Londra e Parigi restano sostanzialmente ancorate alla parità, in attesa di sviluppi più concreti.
Il nodo del Golfo, tra negoziati a Islamabad e minacce di Trump
Il vero termometro di queste sedute, lo si capisce subito scorrendo i dati di mercato, non è tanto l’andamento dei singoli listini quanto l’evoluzione – o l’involuzione – dei colloqui tra Stati Uniti e Iran. I riflettori sono puntati su Islamabad, in Pakistan, dove dovrebbe riprendere un nuovo round di discussioni per tentare di chiudere – o almeno di allentare – la morsa della guerra nel Golfo. C’è una scadenza che incombe, quella del cessate il fuoco, in scadenza domani sera secondo l’ora americana, e questo alone di incertezza condiziona ogni mossa. Nelle ultime ore, il presidente americano Donald Trump – che ormai siede alla Casa Bianca da più di un anno dopo la sua rielezione, circostanza che non fa più notizia – si è detto apertamente fiducioso che Teheran accetterà di negoziare. Con una punta di quella retorica che lo ha reso celebre, ha aggiunto che, in caso contrario, l’Iran «si troverà ad affrontare dei problemi mai visti prima», sottolineando poi che «il recupero dell’uranio sarà lungo e difficile». Dichiarazioni contrastanti, se le si confronta con il silenzio colpevole dell’altra parte, che alimentano però la volatilità più che dissiparla.
Petrolio e gas in frenata, lo Stretto di Hormuz resta un’incognita
Se i mercati azionari mostrano questo cauto ottimismo, lo devono in larga parte al comportamento dei prezzi dell’energia. Il greggio, che nelle settimane precedenti aveva preso fuoco sotto la spinta delle tensioni geopolitiche, oggi frena. Lo stesso vale per il gas, che scende sotto la soglia dei 40 euro a megawattora. Una schiarita, se vogliamo, che viene letta dagli investitori come un segnale di de-escalation: anticipano, forse con un po’ di azzardo, che i negoziati possano davvero produrre un allentamento delle ostilità. Resta il fatto, e non è un dettaglio da poco, che lo Stretto di Hormuz – il passaggio obbligato per un terzo del petrolio via mare scambiato al mondo – rimane al momento in gran parte bloccato. E finché non si sbloccherà davvero, ogni tregua annunciata o sperata resterà sulla carta. I mercati, lo si capisce dalla prudenza con cui si muovono, ne sono ben consapevoli.
Milano regge grazie ai singoli titoli, l’euro e l’oro restano sullo sfondo
Tornando a Piazza Affari, la performance modesta ma positiva del +0,3% nasconde al suo interno delle dinamiche molto specifiche. Avio, ad esempio, strappa con forza, mentre Bf vola dopo l’offerta pubblica di acquisto, segno che la liquidità cerca rifugi e storie locali più che scommettere sull’orizzonte internazionale. L’euro sul dollaro oscilla senza una direzione precisa, così come l’oro – tradizionale bene rifugio – non mostra scatti significativi. In altre parole, non c’è ancora un vero e proprio risk-on, ma nemmeno il panico che aveva accompagnato le settimane precedenti. Si naviga a vista, si guarda al Pakistan, si aspetta la scadenza del cessate il fuoco. E si spera, anche se la speranza non è mai stata una buona consigliera in Borsa, che le parole di Trump trovino un riscontro concreto nei fatti.
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