Giorno del Ricordo, scontro in Consiglio regionale toscano dopo l'esclusione di Italo Bocchino
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Redazione Interno
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Una cerimonia solenne, prevista per commemorare le vittime delle foibe e l'esodo giuliano-dalmata, si è trasformata in un rapido braccio di ferro istituzionale, concludendosi in poco più di sessanta minuti e con l'aula semivuota. L'episodio, accaduto nel Consiglio regionale della Toscana, ha avuto il suo nucleo nella revoca, decisa dall'Ufficio di presidenza, dell'invito a Italo Bocchino, il quale avrebbe dovuto intervenire in qualità di voce narrante di un documentario. La decisione, giunta a ridosso della seduta, ha fatto precipitare la situazione, generando una protesta che ha portato all'uscita dei gruppi di opposizione di centrodestra.
La decisione dell'Ufficio di presidenza e la reazione politica
La presidente del Consiglio, Stefania Saccardi, ha optato per una linea di netta semplificazione della cerimonia, eliminando tutti gli interventi esterni che erano in programma, compreso quello del giornalista e saggista. Questa scelta, motivata ufficialmente dalla volontà di mantenere un carattere puramente commemorativo e apartitico, è stata interpretata dalle opposizioni come una censura preventiva, un gesto che ha offuscato la stessa ragione dell'incontro. Bocchino, del resto, non era stato invitato per un intervento politico, bensì per un contributo culturale legato alla narrazione di una storia di esilio, quella di un toscano, che si riteneva pertinente al tema della giornata.
La protesta e l'abbandono dell'aula
La capogruppo di Fratelli d'Italia, Chiara La Porta, prendendo la parola subito dopo l'esecuzione dell'inno nazionale, ha chiarito le ragioni della netta presa di posizione del centrodestra. Dopo aver dichiarato di aver preso atto delle deliberazioni dell'Ufficio di presidenza, ha annunciato che le sue forze politiche non avrebbero preso parte allo svolgimento della seduta, rifiutandosi di prestarsi a quello che, a loro dire, si era trasformato in un dibattito strumentale. La conseguenza è stata l'immediata uscita dall'aula dei consiglieri di Fratelli d'Italia e di Forza Italia, i quali hanno lasciato che la commemorazione procedesse senza il loro contributo né la loro presenza.
Le dichiarazioni di Bocchino e il contesto più ampio
Italo Bocchino, attuale direttore editoriale del Secolo d'Italia, ha commentato l'accaduto definendosi vittima di una censura e attribuendo al presidente della Regione, Eugenio Giani, una condotta definita pavida. La sua partecipazione, peraltro, non è stata completamente annullata: egli è infatti intervenuto al di fuori del protocollo ufficiale della seduta consiliare, in un incontro organizzato parallelamente. Questo fatto dimostra come la ferita, ormai aperta, travalichi i confini del Palazzo e investa la stessa interpretazione della memoria storica, un terreno che spesso, come in questo caso, diviene campo di una contesa non solo simbolica ma fortemente politica.




