Freni promuove l'Opas di Intesa su Mps: «Operazione intelligente, la contromossa di Siena è solo difensiva»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dopo le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che a Cernobbio aveva invocato la sovranità del mercato invitando la politica a non interferire nelle vicende bancarie, arriva un nuovo, netto giudizio dal governo sull'Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena.

A pronunciarsi, sempre dal palco del Forum Ambrosetti di Villa d'Este, è stato il sottosegretario all'Economia Federico Freni, il quale non ha usato giri di parole nel definire l'offerta di Ca' de Sass, costruita in tandem con Unipol, «un'operazione strutturata, importante e intelligente», contrapponendola alla contromossa messa in campo da Rocca Salimbeni, giudicata invece «difensiva e meno strutturata».

Un intervento che, pur senza configurare un'indicazione formale dell'esecutivo, fotografa con chiarezza la lettura che una parte del governo dà delle due opposte strategie in campo per il futuro della banca più antica del mondo.

Le due operazioni a confronto secondo il Tesoro

Il giudizio di Freni si inserisce in una fase particolarmente delicata del risiko bancario, dove si confrontano due progetti alternativi. Da un lato, l'offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo su Mps, che prevede l'assegnazione di azioni e un corrispettivo in contanti per ogni titolo portato in adesione, e che secondo il sottosegretario avrebbe il pregio di risolvere in via preventiva i temi antitrust grazie al coinvolgimento di Unipol e Bper.

Dall'altro, la doppia offerta pubblica di scambio lanciata dall'ad di Mps Luigi Lovaglio su Banco Bpm e Banca Generali, per un valore complessivo di oltre 34 miliardi di euro, che mira a creare un terzo polo finanziario italiano e a preservare l'autonomia dell'istituto senese. «Solo una ha la possibilità di andare in porto», ha tagliato corto Freni, lasciando al mercato il compito di decretare il vincitore, ma esprimendo una chiara preferenza per l'architettura industriale di Intesa.

La posizione del Mef e la questione della quota pubblica

Centrale, nel discorso del sottosegretario, è stata anche la posizione del Ministero dell'Economia e delle Finanze, che detiene una partecipazione residua del 4,86% in Mps. Freni ha ribadito la linea di neutralità già espressa in precedenza, assicurando che il Tesoro non ha mai influenzato l'andamento della banca. «Prova ne sia il fatto che non abbiamo partecipato alla scorsa assemblea e continueremo a fare così», ha dichiarato, aggiungendo che la quota pubblica non è lì per determinare quale operazione debba prevalere.

Sulla possibilità di un'uscita definitiva dal capitale del Monte, il sottosegretario ha confermato che lo Stato cederà la sua partecipazione «nel momento di maggiore convenienza per il Mef e, quindi, di maggior convenienza per i cittadini», quando cioè il valore del titolo sarà al massimo carico possibile, senza farsi condizionare dalle scadenze del risiko. La decisione sulla partecipazione alla prossima assemblea di Rocca Salimbeni, convocata per il 29 ottobre, è stata invece rinviata: «Questo non lo so, lo decideremo più avanti».

La mobilitazione di Siena contro lo "spezzatino"

Se il governo, attraverso le parole di Freni, sembra guardare con favore all'operazione di Intesa, a Siena si è intanto consolidata una coalizione trasversale e compatta contro lo spettro di uno smembramento della banca. L'ipotesi che l'offerta di Ca' de Sass possa portare a una frammentazione dell'istituto, magari con la cessione di alcune filiali, ha spinto sindacati, istituzioni locali e parlamentari toscani a fare fronte comune.

Dopo il consiglio comunale straordinario del 2 settembre, è stato istituito un tavolo permanente che riunisce Comune, Provincia e Regione per monitorare costantemente l'evoluzione della partita e difendere l'integrità aziendale, il marchio storico e i livelli occupazionali.

«Su certi principi, che hanno come sintesi l'integrità della banca, non siamo disponibili a negoziare», ha tuonato la sindaca Nicoletta Fabio, mentre il presidente della Regione Eugenio Giani ha parlato di una battaglia di principi che guarda al valore strategico di Mps per l'intero Paese.

I nodi regolatori e l'agenda del risiko

Nel frattempo, la complessa partita prosegue anche sul piano regolatorio, con le autorità di vigilanza chiamate a esprimersi sulle diverse operazioni. Intesa Sanpaolo ha già convocato per il 10 settembre l'assemblea straordinaria per ottenere il via libera all'aumento di capitale a servizio dell'offerta, e il presidente Gian Maria Gros-Pietro si è detto certo di un «largo appoggio» da parte degli azionisti.

Mps, invece, ha fissato la propria assemblea per il 29 ottobre, ma la sua doppia Ops è già al centro di un esposto presentato da Intesa alla Consob, che contesta la violazione della passivity rule, la regola che limita le manovre difensive di una società sotto scalata. Secondo il ricorso di Ca' de Sass, il consiglio di amministrazione guidato da Lovaglio avrebbe dovuto attendere il voto dei soci prima di annunciare operazioni difensive come l'offerta su Banco Bpm e Banca Generali.

Un ulteriore elemento di tensione che si aggiunge a un quadro già di per sé incandescente, dove le scelte di mercato si intrecciano con le pressioni politiche e le strategie industriali di lungo periodo.

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