La Reggia di Versailles come strumento di conquista: Macron punta sullo sfarzo per trattenere Trump
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Redazione Esteri
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Al termine di tre giorni di vertice del G7 ad Evian, il presidente degli Stati Uniti ha trovato una ragione più che valida per prolungare la sua permanenza in Francia, dimostrandosi entusiasta dell'invito a cena alla Reggia di Versailles ricevuto dal suo omologo Emmanuel Macron.
Donald Trump, noto per il suo dichiarato amore per il lusso e le decorazioni dorate, non ha nascosto il proprio gradimento per l'iniziativa, arrivando a definire la residenza reale come "roba seria", contrapponendola a una mera facciata placcata d'oro, in un chiaro riferimento al suo gusto personale che traspare anche nell'arredamento della Casa Bianca.
La scelta dell'Eliseo di organizzare l'evento nella reggia del Re Sole non è quindi casuale, ma rappresenta un calcolato tentativo di diplomazia scenografica, volta a solleticare l'ego di un leader che ha sempre apprezzato le grandi rappresentazioni del potere, e che lo scorso anno aveva invece abbandonato anticipatamente il summit in Canada.
Una cena tra storia e diplomazia
Ufficialmente, la fastosa cena di questa sera intende celebrare il 250esimo anniversario dell'indipendenza americana, un legame storico che affonda le sue radici proprio a Versailles, dove nel 1783 venne firmato il trattato che sancì la nascita degli Stati Uniti. L'occasione commemorativa, tuttavia, si presta perfettamente a un altro obiettivo, dichiarato dallo stesso presidente francese: assicurarsi che Trump rimanesse fino alla conclusione dei lavori del G7, evitando così una ripetizione del gesto che aveva segnato il precedente vertice in Canada.
La reggia, che ha già ospitato in passato leader come Vladimir Putin e re Carlo III, si trasforma così in uno strumento di influenza, dove lo sfarzo e la storia si fondono per creare un palcoscenico capace di ammaliare il presidente americano, noto per la sua predilezione per gli ambienti sontuosi.
L’ammirazione di Trump per il fasto francese
Che l'operazione di Macron possa sortire l'effetto desiderato lo si intuisce dalle stesse dichiarazioni di Trump, il quale, pur consapevole che la cena gli farà fare ritorno a casa a notte fonda, non ha mostrato alcun segno di contrarietà. L'ammirazione del presidente statunitense per lo stile barocco e l'estetica del Re Sole non è un segreto, avendo egli stesso dichiarato di essersi ispirato a Versailles per molte delle sue proprietà, dalla celebre Trump Tower alla residenza di Mar-a-Lago.
In questo senso, l'invito a Versailles rappresenta per il magnate newyorkese una sorta di consacrazione del suo gusto personale, quasi un riconoscimento del modello originale che lui stesso ha cercato di replicare nel suo impero e, più recentemente, nella stessa Casa Bianca, dove l'oro e i dettagli sontuosi non sono certo mancati nella sua nuova visione dello stile presidenziale.
Il contesto del vertice e le tensioni di fondo
La cena a Versailles arriva al termine di un vertice che ha visto Trump al centro dell'attenzione, con annunci sull'accordo con l'Iran e posizioni più critiche verso Israele, oltre ai consueti auspici per una pace tra Russia e Ucraina. Nonostante la scenografia patinata, i rapporti tra i due leader non sono stati sempre idilliaci, con Trump che in passato non ha esitato a imitare Macron o a minacciare dazi sui prodotti francesi.
Proprio per questo, la mossa del presidente francese ha suscitato critiche da parte delle opposizioni in patria, che lo hanno accusato di fare da "leccapiedi" a un presidente che ha più volte insultato la Francia, giudicando l'atteggiamento ossequioso e naive di fronte a una politica estera americana giudicata aggressiva.
Tuttavia, l'Eliseo ha insistito sul carattere non di "gala" dell'evento, definendolo piuttosto un momento per celebrare un'amicizia storica tra i due Paesi e per affrontare discussioni su temi come l'intelligenza artificiale, che saranno al centro dei colloqui della giornata.




