Guerra in Iran, lo shock energetico e il ritorno all’austerità: quel déjà-vu del 1973

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ombra lunga della crisi petrolifera, quella che tra il 1973 e il 1980 aveva messo in ginocchio le economie occidentali innescando recessioni e un’inflazione galoppante, è tornata ad allungarsi sul presente. L’escalation del conflitto in Iran, con il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz, ha riaperto una feria che molti speravano cucita per sempre: lo shock energetico, questa volta, non si presenta più come un’eventualità remota, bensì come una realtà con cui il mercato globale sta già facendo i conti. A tale riguardo, è lecito chiedersi se il sistema economico attuale, strutturalmente diverso da quello di mezzo secolo fa, possa resistere all’urto senza subire gli stessi traumi, oppure se l’intera architettura della domanda e dell’offerta sia destinata a incrinarsi nuovamente.

Il decalogo dell’Iea e le misure nell’Asia Pacifico

L’Agenzia internazionale per l’energia, nel definire questo scenario come la peggiore crisi energetica della storia, ha pubblicato un vero e proprio decalogo per il risparmio dei combustibili; un documento, quest’ultimo, che ha riacceso il dibattito pubblico sulla possibilità di adottare misure restrittive – definite da alcuni “lockdown energetici” in stile Covid – per contenere i consumi. In realtà, come si evince da una banale ricerca su Google News, l’espressione “lockdown” era già circolata nel 2022, perlopiù come sinonimo di forti limitazioni all’uso o alla disponibilità dell’energia, senza mai tradursi in provvedimenti sistemici. Oggi, però, la situazione appare più grave: nell’Asia Pacifico, ad esempio, si contano già misure emergenziali da giorni. Nello Sri Lanka, per fare un caso concreto, la benzina viene erogata tramite un sistema a Qr Code associato alla targa del veicolo, mentre altre restrizioni ai consumi – come il lavoro da casa e l’obbligo di evitare spostamenti non essenziali – sono state attivate per far fronte all’impennata dei prezzi.

Market driver: prezzi alle stelle, forniture ancora intatte

Sul fronte macroeconomico, gli analisti cercano di distinguere tra shock dell’offerta e shock dei prezzi, una differenza tutt’altro che accademica. Secondo fonti finanziarie, come quelle riportate da State Street Im, finora non abbiamo assistito a una vera interruzione fisica delle forniture energetiche, ma piuttosto a un incremento vertiginoso dei listini. Le quotazioni dei carburanti, spinte verso l’alto dalla guerra e dal blocco dello Stretto di Hormuz – un passaggio obbligato per una fetta cospicua del petrolio mondiale – hanno già prodotto effetti tangibili sulla liquidità delle famiglie e delle imprese. Non si tratta, però, di un semplice rincaro congiunturale: la percezione diffusa, avvalorata da diversi operatori, è che il sistema energetico non tornerà alla normalità neppure nell’ipotesi – al momento puramente speculativa – di un conflitto di breve durata.

Carburanti alle stelle e il peso dell’economia reale

Il rincaro del greggio, come insegna la cronaca nera delle crisi passate, si trasmette in modo quasi immediato all’economia reale: i costi di trasporto lievitano, le materie prime diventano più care, e le bollette energetiche delle aziende – soprattutto quelle manifatturiere – rischiano di diventare insostenibili. Questo meccanismo, che nel 1973 aveva alimentato code ai distributori e domeniche a piedi, oggi si manifesta con modalità diverse ma non per questo meno insidiose. Le misure emergenziali già in vigore nell’Asia Pacifico, insieme al decalogo dell’Iea, rappresentano un campanello d’allarme per l’Europa: la possibilità di un’austerità forzata, con razionamenti e limitazioni agli spostamenti, non è più un’ipotesi da sceneggiato catastrofista, ma una concreta evenienza che i governi devono cominciare a modellare. E mentre i riflettori restano puntati sull’evoluzione militare del conflitto – con Trump alla Casa Bianca e Israele schierato contro l’Iran – l’economia reale, quella dei piccoli commercianti e dei pendolari, subisce già la prima, pesante scossa.

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