Il video dell'agguato che inchioda il killer di Collegno
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Redazione Interno
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“Mi sono difeso”, ha dichiarato Michele Nicastri, la cui versione dei fatti viene però smentita, in maniera inequivocabile, dalle immagini di videosorveglianza che riprendono l’agguato mortale. Secondo quanto ricostruito dalla procura di Torino, la quale contesta l’omicidio premeditato e aggravato da futili motivi, Nicastri si era recato sotto casa di Marco Veronese con la precisa intenzione di ucciderlo, aspettandolo nascosto al buio. Le riprese, che mostrano l’intera dinamica, non lasciano spazio a dubbi: si vede Veronese, ignaro di tutto, mentre arriva in auto e si accorge, forse troppo tardi, di qualcosa di anomalo. L’imprenditore, che cammina verso il portone della propria abitazione in via Sabotino, getta a terra la sigaretta che sta fumando; un’ombra, nel frattempo, si cela dietro un’auto parcheggiata. È proprio da quel nascondiglio che l’uomo, indossando una felpa blu elettrico con il cappuccio calato sulla testa e uno zaino, esce con un balzo per avventarsi sulla vittima, cogliendola alle spalle in un attacco che appare pianificato nei minimi dettagli.
La scena del delitto ripresa dalle telecamere
La sequenza temporale dell’omicidio, ricostruita minuto per minuto, delinea una fredda determinazione. Alle 23.55 si registra l’arrivo di Nicastri con il furgone, mentre all’1.35, dopo una lunga attesa, vengono inferte le venti coltellate che privano Marco Veronese della vita; appena cinque minuti dopo, all’1.40, il killer lascia il luogo del delitto per darsi alla fuga. Quel che emerge, osservando il filmato, è la natura predatoria dell’assalto, lontanissima da una qualsiasi ipotesi di scontro casuale o di legittima difesa, mostrando piuttosto un agguato in piena regola. L’azione, rapida e violenta, si consuma in pochi, drammatici istanti, mentre la strada è deserta, senza che nessuno possa intervenire.
La vita che prosegue, appena dopo il delitto
Sette ore e mezza dopo aver accoltellato a morte Marco Veronese, Michele Nicastri ha incontrato la fidanzata Valentina Becuti, la quale, non a caso, era stata in passato legata sentimentalmente alla vittima. I due si sono visti in corso Turati 59, dove avevano fissato un appuntamento con i tecnici dei termosifoni nell’appartamento in cui avrebbero dovuto andare a convivere. Quel che colpisce, in questa circostanza, è la normalità con cui l’ingegnere – descritto da molti come una persona insospettabile e mite – ha proseguito la sua giornata, mantenendo un appuntamento così banale dopo aver commesso un gesto così estremo. La famiglia di Veronese, a cui era già stata notificata la terribile notizia, si trovava invece a dover affrontare una perdita improvvisa e lacerante.
L'ossessione che covava da anni
L’agguato non fu un gesto dettato da un impulso momentaneo, bensì il culmine di un’ossessione che andava avanti da almeno tre anni, come emerge dalle stesse parole di Nicastri. “Era successo già tre anni fa che fossi andato sotto casa di Marco”, ha raccontato, riferendo di un episodio in cui non si era appostato ma la cui macchina “era già lì”, ammettendo di aver tagliato le gomme all’auto. La motivazione, a suo dire, risiedeva nel timore che “Marco volesse presentarsi o comunque fare confusione alla recita dei bambini”, un sospetto che rivela una gelosia profonda e un risentimento crescente. Questa fissazione, nata quando Nicastri era ancora un semplice amico di Valentina Becuti, si è progressivamente intensificata, trasformandosi in un’idea fissa che ha finito per condurre a un epilogo di inaudita violenza.




