Pamela, quel video al cimitero e quella compatibilità «tra l’80 e il 90%» che inchioda Dolci

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte, si sa, avvolge ogni forma in un’anonima sagoma di grigio, restituendo alle telecamere di sorveglianza solo ombre prive di identità. Eppure, nel caso della profanazione della salma di Pamela Genini – la 29enne uccisa a Milano dall’ex compagno Gianluca Soncin – quelle stesse ombre potrebbero essersi trasformate nella prova decisiva per chiudere il cerchio intorno a Francesco Dolci. Gli inquirenti, al lavoro su un fascicolo che per ora resta blindato, avrebbero infatti quantificato in una percentuale netta – «tra l’80 e il 90%» – la probabilità che l’uomo ripreso mentre si aggira solitario fuori dal cimitero di Strozza sia proprio l’ex fidanzato e amico della vittima. Non un’identificazione certa, intendiamoci, ma un livello di compatibilità talmente alto da orientare come un ago magnetico le attenzioni degli investigatori.

Le immagini, sebbene parziali (si vede una ratura, un’andatura specifica e, sullo sfondo, il telaio incompleto di un’automobile), sono state sufficienti per gli esperti della polizia scientifica per avvicinare in modo significativo la figura ripresa alle fattezze di Dolci. Un elemento, questo, che si somma a un altro dettaglio temporale di non secondaria importanza: mentre il video è stato acquisito nei giorni immediatamente precedenti al 23 marzo (data della macabra scoperta durante il trasloco del feretro), l’autopsia sul corpo decapitato della modella ha collocato l’effettiva azione criminosa – l’apertura del loculo, il taglio della zincatura e l’asportazione della testa – molti mesi prima, intorno al novembre successivo ai funerali del 24 ottobre. Una distanza cronologica che, se da un lato scagiona Dolci dall’essere l’esecutore materiale di novembre, dall’altro lo riporta prepotentemente sulla scena per un altro motivo: perché tornare a zonzo davanti a quel cancello a marzo, se non per un sopralluogo, un rituale ossessivo o una macabra ricognizione?

Denaro, visioni e quella memoria depositata in procura

Se il video rappresenta il tassello investigativo, la condotta pubblica di Francesco Dolci rappresenta il controcanto più ambiguo. L’imprenditore, che non risulta formalmente indagato nel fascicolo sul vilipendio di cadavere (reato che prevede pene severe ai sensi dell’articolo 411 del codice penale), ha costruito una strategia mediatica singolare: apparizioni in tv, dichiarazioni a getto continuo e un’improvvisa scomparsa dagli schermi proprio nel momento in cui le attenzioni su di lui si facevano più calde. Fino a due giorni fa, nelle sue esternazioni, ha sostenuto una tesi alternativa per cui Pamela sarebbe finita in un pericoloso vortice fatto di frequentazioni losche e denaro sporco. Un’ossessione per i contanti, la sua, che trova un riscontro concreto nella scoperta, fatta dagli inquirenti, di tre cassette di sicurezza tra Milano e Bergamo intestate alla ragazza o a lui collegate, per un controvalore complessivo che oscilla tra i 300 e i 400 mila euro, oltre a un certificato di garanzia per un orologio di lusso.

Proprio su questo fronte, l’ex fidanzato si è presentato spontaneamente in procura (accompagnato dall’avvocato Eleonora Prandi) per depositare una memoria contenente una lista di nomi, personaggi che – a suo dire – avrebbero avuto a che fare con la “seconda vita” della 29enne. Un gesto che, nelle dinamiche delle inchieste giudiziarie, suona talvolta come un tentativo di deviare il fuoco o di creare un cortocircuito informativo, anche se al momento gli investigatori stanno vagliando ogni singolo elemento senza escludere alcuna pista.

Mentre il pm Giancarlo Mancusi procede con gli accertamenti sui tabulati e sui filmati, l’unica certezza materiale resta quella della tomba violata. La Procura di Bergamo ha aperto un fascicolo per vilipendio e furto, reati che prevedono una pena da due a sette anni (aumentabile se commessi in luogo sacro), ma al momento il registro degli indagati rimane drammaticamente vuoto. I carabinieri hanno sentito amiche e altri ex fidanzati (tra cui Andrea Longhi, a cui la madre ha affidato la cagnolina di Pamela), senza però che sia emerso ancora il famoso “colpo di teatro” che faccia luce su chi abbia materialmente impugnato l’attrezzo a lama liscia che ha reciso il collo della salma.

Il dettaglio della botola e le parole in tv

Un ulteriore tassello, sebbene dalla dubbia rilevanza scientifica, arriva dalla dimensione domestica. Nei giorni scorsi, un inviato della trasmissione “Chi l’ha visto?” ha scoperto in una botola della casa di Dolci un presunto **capello biondo**, trovato su una ragnatela. Un ritrovamento che l’ex ha liquidato con una battuta (“Pamela ha vissuto lì, è normale”) e con il timore di essere incastrato (“Hanno paura che qualcuno faccia trovare la testa in casa mia”), mentre gli investigatori hanno raccolto il reperto senza attribuirgli, per ora, un valore decisivo. Più rilevante, semmai, è il cortocircuito logico di Dolci: inizialmente, intervistato, ha negato di essersi mai avvicinato al cimitero di notte; poi, messo alle strette, ha ammesso che potrebbe essere successo “una volta che ero fuori di me”. Un’ammissione vaga, quasi onirica, che per i carabinieri rappresenta un’altra piccola tessera di un mosaico che, complice quel video con una compatibilità del 90%, sembra prendere sempre più la forma di un caso chiuso. O quasi.

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