Arisa e l'ombra dell’Ozempic: la replica sarcastica della cantante al sospetto social sul suo dimagrimento
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ci risiamo, e la scena si ripete identica a se stessa, con il copione ormai consunto della gogna mediatica digitale che si abbatte sul delle donne dello spettacolo. Al centro del mirino, in queste ore, è finita la cantante lucana Arisa, la cui recente e vistosa trasformazione fisica – emersa prepotentemente durante le sue ultime apparizioni pubbliche, compresa la partecipazione alla 71ª edizione dei Premi David di Donatello tenutasi il 6 maggio negli studi di Cinecittà a Roma – ha scatenato un vespaio di illazioni e commenti malevoli sui social network. La tesi, per quanto ormai ampiamente inflazionata, è sempre la stessa: il drastico calo di peso, secondo una nutrita schiera di internauti, non potrebbe essere il frutto di sane abitudini o di un percorso personale, bensì la conseguenza dell’uso indiscriminato dell’ormai famigerato Ozempic (il farmaco a base di semaglutide, lo ricordiamo, è nato per il trattamento del diabete mellito di tipo 2), diventato negli ultimi tempi la "scorciatoia" preferita – o presunta tale – da numerosi vip per smaltire i chili di troppo a velocità supersonica.
Il siluro social e la difesa ironica della cantante
Le insinuazioni, viaggiavano spedite tra post e commenti, non sono certo passate inosservate alla diretta interessata, la quale ha deciso di rompere il silenzio e rispondere per le rime utilizzando l’arma dell’ironia, l’unica forse davvero efficace in un contesto dove il dialogo razionale spesso lascia spazio al pregiudizio. Sotto un post che rilanciava un articolo intitolato proprio "Arisa accusata di fare uso di Ozempic", rilanciato dalla pagina Instagram Sentichiparla, l’artista ha lasciato un commento a dir poco sferzante: “Accusata da chi? Non ho saputo niente”. Un intervento, questo, che non solo sgombera il campo da qualsiasi fondamento delle illazioni, facendo leva su un sarcasmo tagliente, ma che mette anche in luce l’assurdità di una narrazione che condanna senza prove e che vive di suggestioni indimostrate. Un simile atteggiamento, del resto, ricalca fedelmente quello già adottato in precedenza da altre colleghe, come Emma Marrone, finita nella medesima bufera dopo aver mostrato un fisico asciutto e tonico; la cantante salentina, in quell’occasione, rispose a un seguace con altrettanta schiettezza: “No cucciola, allenamento e piano alimentare”.
La metamorfosi raccontata al Corriere e la società delle accuse facili
Per comprendere la portata del cambiamento, bastava ascoltare le parole della stessa Arisa, la quale solo di recente aveva concesso un’intervista approfondita al Corriere della Sera, parlando della propria rinascita. In quell’occasione, la cantante (oggi quarantatreenne) aveva confessato di aver definitivamente archiviato la fase della “caricatura con occhialoni e frangetta”, esprimendo una ritrovata voglia di mostrarsi e di esprimere la propria femminilità: “Adesso vorrei farmi fotografare tutto il tempo”. Eppure, questa legittima volontà di rinascita si scontra quotidianamente con un meccanismo perverso tipico della rete, dove ogni cambiamento viene tacciato di superficialità. Se, da un lato, fioccano commenti che parlano di “magrezza eccessiva” e “viso scavato” (termini che evocano la cosiddetta “Ozempic face”), dall’altro ci si scaglia contro chi, come la stessa Arisa, sceglie di modificare il proprio stile di vita, forse semplicemente mangiando con più regolarità o seguendo un percorso di consapevolezza personale. Il paradosso, evidente e amaro, è racchiuso nelle parole di un hater che scrive: “Beata lei che si può permettere le punture”, dando per scontata una verità mai esistita se non nella propria mente.
Un fenomeno di costume che travolge vip e gente comune
La vicenda, al di là del singolo episodio di cronaca rosa, rappresenta una fotografia impietosa di un costume sociale ben più radicato. L’ossessione per la magrezza, riemersa con prepotenza dopo anni di body positivity, trova oggi il suo capro espiatorio in questi farmaci; alcuni dati, sebbene relativi al contesto internazionale, danno l’idea della portata del fenomeno: negli Stati Uniti si stima che la domanda di medicinali simili sia aumentata del 700% in pochi anni, e l’incremento delle vendite nel nostro paese è stato altrettanto significativo (si parla di un +78,7%). Arisa, in questo frangente, non fa che subire lo stesso trattamento riservato a star come Olivia Wilde o Christina Aguilera. La sua replica, secca e tagliente, non ha però fermato l’ondata di odio; sotto i suoi post, nonostante l’intervento chiarificatore, i commenti continuano a moltiplicarsi indifferenti, dimostrando come l’interesse per la sostanza (ovvero la salute reale della persona) venga spesso soppiantato dal bisogno di alimentare il pettegolezzo facile. La cantante, almeno, ha avuto il merito di riappropriarsi della narrazione, ridicolizzando l’accusa con la disarmante semplicità di chi, fondamentalmente, non ha nulla da nascondere.




