L’Italia perde Vinatzer e Sala, Saccardi decimo nella bufera di Bormio. McGrath in testa ma Meillard, con una prova di forza, gli cuce addosso la pressione

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il copione, sulla carta, sembrava già scritto e prevedeva ennesime difficoltà per la squadra azzurra nello slalom speciale maschile, disciplina che da anni arranca alla ricerca di una continuità di vertice. Eppure, nel caos generato da una nevicata sempre più fitta e insidiosa, che si è abbattuta sulla pista Stelvio di Bormio trasformando il manto in un tappeto infido, a trovare una luce è stato il meno atteso. Alex Vinatzer e Tommaso Sala, sui quali il movimento riponeva le speranze di una rimonta, non sono riusciti nemmeno a completare la prima manche: il primo è scivolato quasi subito fuori, perdendo il ritmo dopo pochi pali, mentre il secondo ha condiviso la stessa sorte, lasciando il team con due caselle vuote e l’amaro in bocca. In questo scenario di delusioni annunciate, a raccogliere i cocci e a piazzare un’Italia in top-10 ci ha pensato Tommaso Saccardi, il classe 2001 di Lesignano de’ Bagni, convocazione a sorpresa per i Giochi di casa e pettorale numero 37, che con una prova pulita e priva di tentennamenti ha firmato un decimo tempo provvisorio a 2”23 dal leader, dimostrando una personalità che molti dei più esperti non sono riusciti a esprimere.

Il peso della neve e la fuga di McGrath, poi il muro svizzero

La prima frazione di gara è stata un autentico terno al lotto, condizionata dalla visibilità ridotta e dalla neve che cadeva senza sosta. Il norvegese Atle Lie McGrath, sceso con il pettorale numero uno, ha approfittato del tracciato ancora pulito per stampare un crono di 56”14 che per lunghi minuti è sembrato inavvicinabile -10. Dietro di lui, complice il peggioramento del tracciato, molti big sono caduti come birilli: il francese Paco Rassat, il brasiliano Lucas Pinheiro Braathen reduce dall’oro in gigante, il finlandese Eduard Hallberg e l’austriaco Manuel Feller non hanno visto il traguardo. A resistere, in questo scenario di fondo, sono stati soprattutto gli elvetici, con Loic Meillard che ha chiuso a soli 59 centesimi, piazzando una zavorra psicologica non indifferente sulle spalle del norvegese. Meillard, che già un anno fa a Schladming si era laureato campione del mondo, ha sciato con una solidità tecnica e mentale che gli ha permesso di restare incollato al vertice nonostante le condizioni proibitive, preparando il terreno per quella che, nella seconda manche, si sarebbe rivelata una volata tesissima.

Saccardi, un raggio di sole tra le nubi di Bormio

Mentre Vinatzer e Sala uscivano di scena e Tobias Kastlunger, l’altro azzurro in gara, chiudeva lontano, la prestazione di Tommaso Saccardi ha assunto i contorni di una piccola impresa personale. Per un atleta che in Coppa del Mondo non è mai entrato in top-30, piazzarsi decimo in una prima manche olimpica, per di più sulle nevi di casa e sotto una bufera che mandava in tilt i favoriti, equivale a una vittoria nella vittoria -6. Il suo slalom, caratterizzato da un piede veloce e da una tecnica pulita, ha regalato al pubblico italiano l’unico motivo di orgoglio in una giornata altrimenti grigia, dimostrando che forse un ricambio generazionale, al di fuori del pericoloso asse di dipendenza da Vinatzer, può realmente attecchire.

La disperazione di McGrath, l’oro che svanisce nel bosco

Se la prima manche era stata un monologo di McGrath, la seconda si è trasformata in un dramma shakespeariano. Il norvegese, in testa con un margine rassicurante, è sceso dal cancelletto con l’oro in tasca, ma la pressione di Meillard – bravo a limare il distacco nella sua run – gli ha teso un tranello fatale. Sul primo cambio di pendenza, mentre cercava di spingere per rispondere allo svizzero, ha inforcato, salutando ogni speranza di podio. La reazione, a quel punto, è stata di una rabbia viscerale: ha scagliato via i bastoni, si è tolto gli sci ed è fuggito a piedi verso una zona boscosa ai margini del tracciato, dove è crollato a terra, disteso nella neve, a metabolizzare un sogno infranto in pochi secondi -3. Un’immagine, questa, destinata a restare impressa negli annali, mentre Meillard completava la sua rimonta e si godeva la terza medaglia di questi Giochi, aggiungendo l’oro olimpico al Titolo iridato già in bacheca e confermando, semmai ce ne fosse stato bisogno, la superiorità tecnica della sua squadra.

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