La ragazzina schiacciata dal pino e quella segnalazione ignorata: “Niente è stato fatto”
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Redazione Interno
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Alicia Amoruso, dodici anni, usciva da scuola quando quel pino, uno di quelli che da decenni fanno da cornice alle strade di Bisceglie, le è caduto addosso. Non una fatalità, almeno stando a quanto emerge dai documenti e dagli allarmi lanciati nei mesi scorsi: l’albero che l’ha uccisa, dicono ora le prime verifiche, non veniva potato da almeno un decennio, forse anche di più, e il suo stato di conservazione – come dimostrano le immagini e i rilievi – appariva compromesso già a un occhio inesperto. Ma c’è un dettaglio, nella ricostruzione di questi giorni, che trasforma il dolore in una questione giudiziaria precisa: la pericolosità di quella pianta era stata segnalata, in tempi non sospetti, da un’associazione locale, Spazio Civico, che tre mesi fa aveva messo nero su bianco il rischio corso dagli studenti.
L’allarme di gennaio e il post diventato profezia
Era il 13 gennaio quando il movimento, attraverso prima un post su Facebook e poi un intervento sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno, aveva indicato con chiarezza il pino «negli spazi del Dell’Olio-Cosmai», descrivendone i «rami spezzati sorretti solo dalla chioma sottostante». Una situazione, avevano scritto, «globalmente compromessa, frutto di una mancanza di attenzione», e l’albero in questione si trovava «proprio all’altezza dell’ingresso della scuola: un pericolo incombente per centinaia di persone». All’epoca, nessun intervento strutturale è stato avviato. Né, a quanto risulta, è stato rimosso o anche solo alleggerito quel fusto che ieri, con il vento che ha spazzato il centrosud, ha ceduto di schianto.
Un censimento mai fatto, richieste interne ignorate
Ma la vicenda non riguarda soltanto una segnalazione disattesa. Le indagini aperte dalla procura, e le dichiarazioni rese da tecnici e amministratori locali, stanno facendo emergere un quadro più ampio: a Bisceglie non esisterebbe un censimento sistematico delle piante a rischio, nonostante il tema fosse stato sollevato non solo dall’opposizione consiliare ma anche dallo stesso ufficio tecnico comunale. In altre parole, chi lavorava dentro l’ente aveva già messo in guardia sulla necessità di una mappatura, senza che da quell’avvertimento scaturisse poi un’azione concreta. La stessa via Veneziano, dove si trova la scuola, era già stata descritta dall’associazione come «interamente in cattivo stato», così come i pini che la costeggiano; e il riferimento a Viale Calace – dove pochi mesi fa erano crollati due pini analoghi – non faceva che rafforzare il sospetto che si trattasse dello stesso patrimonio arboreo malato, lasciato a se stesso.
Il silenzio degli uffici e la reazione solo dopo la morte
Dopo la tragedia, la polemica è diventata inevitabilmente rovente. Ma ciò che colpisce, più delle parole di circostanza, è la sequenza dei fatti: una segnalazione chiara, un allarme ripetuto sui giornali locali, la constatazione che i rami spezzati erano sorretti soltanto dalla chioma sottostante – una condizione che qualsiasi agronomo avrebbe definito instabile – e infine il vento, che ha fatto da detonatore. Nessuno, nei tre mesi intercorsi tra l’appello di Spazio Civico e il pomeriggio in cui Alicia è uscita da scuola, ha provveduto a mettere in sicurezza quell’albero. Né a potarlo, né a verificare se altri esemplari nella stessa area presentassero gli stessi segni di degrado. Così, quella che poteva essere una manutenzione ordinaria si è trasformata in una morte annunciata, con le parole scritte a gennaio che oggi sembrano la sintesi involontaria di un’inchiesta ancora aperta.




