La segnalazione ignorata e il pino killer: a Bisceglie nessuno ascoltò l’allarme di tre mesi fa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quando un albero cade e uccide, specialmente se a finire schiacciata sotto quel peso è una ragazzina di appena dodici anni, non si può fare a meno di chiedersi se quella morte fosse evitabile. Nel caso di Alicia Amoruso, la studentessa della scuola media Monterisi travolta ieri pomeriggio in via Veneziano a Bisceglie, la risposta a questa domanda, per quanto dolorosa, sembra essere un secco sì. E questo perché il pericolo rappresentato da quel pino – lo stesso che oggi giace a terra con i rami ancora macchiati di sangue – era stato segnalato con precisione già tre mesi fa, sebbene quelle voci siano rimaste inascoltate nel silenzio generale.

A lanciare l’allarme, lo scorso 13 gennaio, era stata l’associazione Spazio Civico, che non si era limitata a generiche lamentele sul degrado urbano. In un post su Facebook prima, e poi in un appello pubblicato sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno, il movimento aveva messo nel mirino proprio l’esemplare fatale, descrivendolo come “un pericolo incombente” per le centinaia di persone che ogni giorno varcano la soglia dell’istituto. “La situazione, presa nel suo insieme, è globalmente compromessa”, denunciavano allora, sottolineando come quel pino, situato all’altezza dell’ingresso della scuola, avesse “rami spezzati sorretti solo dalla chioma sottostante”. Era una bomba a orologeria, insomma, piantata nel cuore di una zona frequentatissima da ragazzi e ciclisti.

La tragica eredità di viale Calace e la manutenzione negata

La vicenda di via Veneziano, però, non è un caso isolato né una fatalità legata esclusivamente al forte vento che ha sferzato la Puglia in queste ore. C’è un filo rosso che lega la morte della piccola Alicia a un altro crollo avvenuto poco distante, e chi aveva segnalato il pericolo lo sapeva bene. Nella loro denuncia di gennaio, gli attivisti avevano infatti richiamato l’attenzione su quanto accaduto “pochi mesi fa” in viale Calace, dove due pini erano già crollati rovinosamente. “Il fatto che sia a due passi da Viale Calace – si leggeva nel testo – fa pensare che anche questi alberi siano nello stesso stato di quelli caduti”.

Era un ragionamento logico, quasi banale nella sua schiacciante evidenza: se la stessa specie vegetale mostra gli stessi segni di degrado nella stessa area, è probabile che condivida lo stesso destino. Eppure, nonostante le sollecitazioni di Spazio Civico e la preoccupazione palpabile dei residenti, nessuno ha provveduto a mettere in sicurezza quell’albero o, se del caso, ad abbatterlo. La contrapposizione tra chi chiedeva interventi radicali e chi, come alcuni ambientalisti, si era legato simbolicamente ai pini per impedirne il taglio nel 2024, ha di fatto paralizzato qualsiasi azione risolutiva. Una paralisi che oggi pesa come un macigno.

La reazione delle istituzioni tra ordinanze e inchieste

Il giorno dopo la tragedia, il sindaco Angelantonio Angarano ha firmato un’ordinanza che dispone la chiusura immediata di tutte le scuole di ogni ordine e grado, oltre che di parchi, giardini pubblici e del cimitero cittadino. Un atto dovuto, spiega il primo cittadino, per consentire verifiche urgenti sulla stabilità delle piante nelle aree verdi adiacenti agli edifici scolastici, ma che inevitabilmente suona come una toppa messa dopo che il buco si è già aperto. È stato attivato anche il Centro operativo comunale, incaricato di monitorare la situazione, mentre i carabinieri, coordinati dalla Procura di Trani, hanno aperto un fascicolo per omicidio colposo. L’autopsia sul della dodicenne, affidata a Davide Ferorelli del Policlinico di Bari, servirà a fugare ogni dubbio sulla dinamica, ma non potrà certo restituire l’infanzia a chi l’ha vista spegnarsi sotto una coltre di aghi e resina.

Non si tratta solo di constatare la caduta di un albero durante una raffica di vento, insomma. La magistratura dovrà accertare se chi di dovere (il Comune, i gestori del verde o eventuali privati) avesse l’obbligo giuridico di intervenire su quel pino dopo le segnalazioni ricevute. E se, non l’avendo fatto, abbia di fatto accettato il rischio che prima o poi qualcuno ci restasse sotto. L’associazione Spazio Civico, nel suo intervento di gennaio, parlava di “mancanza di attenzione” e definiva il verde cittadino un “malato in fin di vita”. Oggi, purtroppo, quel paziente ha portato con sé una vittima innocente.

La scuola nel lutto e il vuoto del dopo-scuola

Alicia, che frequentava la secondaria di primo grado Monterisi, stava semplicemente tornando a casa. Un rito quotidiano, fatto di chiacchiere con le amiche e passi svelti per non arrivare in ritardo, che si è trasformato in un agguato mortale. Un compagno che era con lei fino a pochi secondi prima dell’impatto ha raccontato ai media locali che la piccola stava ridendo, ignara di ciò che stava per accadere. La scuola, sconvolta, ha espresso il proprio cordoglio in una nota: “L’intera comunità scolastica si stringe attorno alla famiglia della nostra alunna. La sua improvvisa e prematura scomparsa lascia un vuoto incolmabile”. Un vuoto che si allarga a macchia d’olio, investendo genitori, insegnanti e quanti avevano incrociato il suo sguardo nei corridoi.

Quel pino, che gli attivisti descrissero come una minaccia per “centinaia di ragazzi che escono da scuola”, ha mantenuto la sua promessa di morte. E mentre la città si interroga su come sia stato possibile ignorare un allarme così dettagliato, la Procura cerca di stabilire se dietro quell’indifferenza ci sia solo negligenza o qualcosa di più grave. Per la piccola Alicia, purtroppo, non c’è più alcuna inchiesta che possa restituirle il diritto di attraversare quella strada in sicurezza.

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