Gaza, la fame diventa emergenza: file per un pasto e proteste a Tel Aviv
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Redazione Esteri
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Mentre il sole picchia implacabile su Gaza City, centinaia di palestinesi sfollati si accalcano in interminabili file, stringendo tra le mani pentole e contenitori, nella speranza di ricevere un pasto caldo da una mensa di carità. Le immagini, che mostrano volti scavati dalla stanchezza e dalla disperazione, raccontano una crisi umanitaria che ormai ha assunto i contorni di un’emergenza internazionale. Più di cento organizzazioni per i diritti umani hanno lanciato l’allarme, parlando di "fame di massa" nella Striscia, dove oltre due milioni di persone sopravvivono tra carenza di cibo, acqua e medicine.
A peggiorare il quadro, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato che dall’inizio dell’anno almeno 21 bambini sotto i cinque anni sono morti per malnutrizione, un dato che, seppur parziale, riflette la gravità della situazione. Sebbene a maggio Israele abbia ripreso, seppur con restrizioni, l’invio di aiuti umanitari, gli sforzi risultano insufficienti a fronte di un bisogno crescente. Le organizzazioni internazionali denunciano da mesi ritardi e ostacoli alla distribuzione, mentre la popolazione, stremata da mesi di conflitto, fatica a trovare persino il minimo indispensabile.
Le proteste non si limitano alla Striscia. A Tel Aviv, attivisti israeliani hanno organizzato un sit-in davanti all’ambasciata statunitense, chiedendo al presidente Donald Trump di esercitare pressioni sul governo israeliano perché ponga fine a quella che definiscono una "politica di assedio alimentare". Con pentole e cucchiai, i manifestanti hanno scandito slogan contro la carestia, in un gesto simbolico che vuole richiamare l’attenzione sulla sofferenza dei civili a pochi chilometri di distanza.




