La notte fonda della Cremonese, il poker della Fiorentina e l'auto-difesa di Nicola: "Io il capro espiatorio?"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La musica, allo stadio "Giovanni Zini", è quella di un silenzio carico di tensione rotto solo, al triplice fischio, da un coro di dissenso che avvolge la squadra come un macigno. Lo scontro diretto per la salvezza contro la Fiorentina, un match che la Cremonese aveva l’obbligo morale di affrontare con il coltello tra i denti, si è trasformato nell’ennesima, amara, lezione di calcio. Il 4-1 inflitto dai viola di Paolo Vanoli non è solo un punteggio pesante, ma la fotografia nitida di una crisi che pare non avere argini, una squadra che affonda e trascina con sé, nel vortice delle contestazioni, l’allenatore Davide Nicola.

Eppure, l’avvio sembrava promettere un’altra storia. La formazione grigiorossa prova a farsi vedere dalle parti di De Gea, ma è solo un fuoco di paglia. Perché al primo vero affondo, gli ospiti passano. Al 25’, Fabiano Parisi si libera della marcatura e beffa Audero con un tiro che, complice forse una deviazione, si infila nella porta cremonese. È il classico gol che taglia le gambe a una squadra già fragile di testa, e la reazione è quella tipica di chi affoga: confusa e scoordinata. Passano sette minuti e Roberto Piccoli, lasciato colpevolmente libero al centro dell’area, raddoppia e chiude di fatto la partita già nel primo tempo, gelando il pubblico di casa.

Nella ripresa, Nicola getta nella mischia Okereke e Grassi, cercando di cambiare l’inerzia con un modulo più spregiudicato. Ma l’ardore dura lo spazio di un mattino, o meglio, di quattro minuti: Dodo si inventa una percussione personale che taglia in due la difesa di casa e firma il 3-0, una rete che sa di resa incondizionata. La reazione d’orgoglio dei padroni di casa arriva, e porta la firma di Okereke al 57’, il quale riaccende per un istante una flebile speranza trasformando l’assist di Ceccherini. È un'illusione ottica, però, perché la Fiorentina, che nel frattempo ha imparato a gestire il vantaggio e il nervosismo, controlla senza patemi. Nel finale, Gudmundsson mette il sigillo sul poker, chiudendo ogni discorso e regalando a Vanoli tre punti pesantissimi che proiettano i viola lontano dalla zona rossa.

Se in campo la squadra brancola nel buio, in sala stampa Davide Nicola prova ad accendere una flebile luce, difendendo il suo gruppo e, inevitabilmente, la sua posizione. L’allenatore, con la schiena al muro e l’ennesima sconfitta pesante sulle spalle, non si sottrae. "Bisogna avere la forza di crederci", esordisce, consapevole che la classifica parla chiaro: terzultimo posto a 24 punti, a -3 dal Lecce, a -4 proprio dalla Fiorentina che ha appena travolto i suoi. Nicola condivide il dissenso dei tifosi, perché "nessuno è contento di questo periodo in cui è troppo facile farci gol", ammettendo una fragilità difensiva endemica che sta minando dalle fondamenta la rincorsa salvezza.

Il tecnico analizza la prestazione con onestà intellettuale, parlando di una squadra che si spegne emotivamente dopo aver subito gol, incapace di reagire ai colpi ricevuti. "Puoi prendere un gol, ma serve la forza di reagire. Dopo l'1-3 ti sei incendiato, ma bisogna crescere ancora di più", è l'analisi lucida e impietosa del tecnico. Ma il tema caldo, quello che tiene banco nell’ambiente e nelle parole dello stesso Nicola, è il suo futuro. Alla domanda se si senta l'uomo giusto per guidare la Cremonese in questo momento disperato, la risposta è diretta, quasi provocatoria. "Non procedo con timore, se non sono l'uomo adeguato qualcuno fa la propria scelta e chiuso", dichiara senza giri di parole. Un concetto che ribadisce con forza pochi istanti dopo, lanciando una frase che sa di sfida e di appello insieme: "Se sono io il problema vorrei restare fino alla fine, così divento io il capro espiatorio, eventualmente".

La risalita viola e l'incubo che si allontana

Sull’altro fronte, la Fiorentina festeggia un successo dal sapore particolare. La squadra di Vanoli, reduce da una stagione travagliata, trova allo Zini la sua consacrazione nella lotta per non retrocedere. "Oggi abbiamo fatto un ulteriore step", ha commentato Vanoli a fine gara, sottolineando la crescita della sua creatura, capace di vincere uno scontro diretto con autorità e personalità. Con questi tre punti, i viola salgono a quota 28, allontanandosi di quattro lunghezze dalla zona calda e mettendo alle spalle settimane di angoscia. La coppia d'attacco formata da Piccoli e Gudmundsson funziona, e il tecnico elogia il suo "diamante grezzo", quel Piccoli capace di segnare un gol da vero attaccante. La strada per la salvezza è ancora lunga e piena di insidie, ma la notte di Cremona, per Vanoli e i suoi, è stata di quelle che lasciano ben sperare per il futuro. Per la Cremonese, invece, è l'ennesimo capitolo di una stagione da dimenticare, con la panchina di Nicola che traballa pericolosamente e la serie B che sembra, sempre di più, un destino segnato.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.