Minacce a Saviano e Capacchione, confermate le condanne per Bidognetti e il suo avvocato
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Redazione Interno
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Roberto Saviano, visibilmente scosso, ha parlato di una vita «rubata» dopo la sentenza con cui la Corte d’Appello di Roma ha confermato oggi le condanne per le minacce subite nel 2008 durante il processo "Spartacus". «Mi hanno privato di anni», ha aggiunto lo scrittore, mentre Rosaria Capacchione, presente in aula, ha osservato con amarezza che «nulla è cambiato» nonostante il lungo iter giudiziario.
I giudici della Prima sezione hanno ribadito le pene inflitte nel 2021 dal Tribunale: un anno e sei mesi al boss dei Casalesi Francesco Bidognetti – già detenuto in regime di 41 bis dal 1993 – e un anno e due mesi all’avvocato Michele Santonastaso, riconosciuti colpevoli di minacce aggravate dal metodo mafioso. Le intimidazioni, rivolte a Saviano e Capacchione durante un’udienza a Napoli, erano state giudicate un tentativo di influenzare il processo attraverso la pressione psicologica sui testimoni.
La vicenda, durata 16 anni, ha ripercorso tutte le fasi del sistema giudiziario, dall’istruttoria alle aule di appello, in un percorso segnato da rinvii e lungaggini. Bidognetti, figura storica della camorra casertana, aveva già accumulato numerose condanne per reati associativi e di sangue, mentre Santonastaso – difensore di altri esponenti del clan – è stato ritenuto corresponsabile per aver veicolato le minacce.
Saviano, che da anni vive sotto scorta, ha sottolineato come la sentenza rappresenti «un riconoscimento formale» di quanto accaduto, pur senza cancellare il peso di un’esperienza che ha segnato la sua esistenza. Capacchione, giornalista de "Il Mattino" e autrice di inchieste sulla camorra, ha ricordato come quelle intimidazioni fossero «il prezzo da pagare» per chi sceglie di denunciare il potere criminale.




