Deposito scorie, il dietrofront di Fratin e la protesta che non si placa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Poche settimane fa, alla vigilia della manifestazione di Corchiano contro il deposito nazionale di scorie nucleari, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin aveva annunciato l’intenzione del governo di abbandonare l’ipotesi di un unico sito nazionale. Una svolta che, però, è stata rapidamente ridimensionata dalle sue stesse parole in audizione alla Camera, dove ha ribadito la necessità di una "strategia condivisa" per gestire i rifiuti radioattivi già dispersi in "cento mini-siti". Un tema, ha sottolineato, «non più rinviabile», legato a doppio filo alla futura legge delega sul nucleare.

La contraddizione non è passata inosservata. La Federazione Pd ha bollato la posizione del ministro come un clamoroso «autosmentita», denunciando il rischio per il territorio. Intanto, la protesta dei sindaci e dei cittadini non si spegne: ad Alessandria, lo scorso aprile, oltre 3000 persone sono scese in piazza contro la proposta di localizzare il deposito nella provincia, dove cinque aree sono state giudicate idonee dalla Cnai, la carta nazionale delle aree potenzialmente adatte. Un elenco rivisto nel 2023 dalla Sogin dopo la consultazione pubblica, che ha di fatto sostituito la precedente mappa.

Nella Tuscia, intanto, si registra una vittoria simbolica per i movimenti contrari al progetto. La Fondazione Bio-distretto della Via Amerina e delle Forre ETS ha espresso soddisfazione per l’approvazione di una mozione a Roma contro il deposito nella zona, definendola il frutto di «un grande cambiamento» e di una mobilitazione che ha unito «intelligenze diverse». Per i promotori, la battaglia della Tuscia e quella della capitale sono ormai «una sola causa».

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