Corvi para tutto, il Parma si salva con i suoi riflessi. Ondrejka, buio pesto
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Redazione Sport
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Le mani di Simone Corvi, quelle stesse che hanno costruito la sua reputazione nella scuola italiana dei portieri, si sono rivelate ancora una volta l'argine insormontabile contro cui si sono infranti gli attacchi del Genoa. In un pomeriggio al Tardini caratterizzato da un gioco spesso frammentato e da poche vere emozioni, il numero uno dei crociati è stato il vero artefice del pareggio, dispensando interventi di rara sicurezza e tempismo. I suoi riflessi, che hanno neutralizzato le occasioni più pericolose costruite dai liguri, hanno di fatto ribaltato le sorti di una partita nella quale il Parma, specialmente nella fascia offensiva, non è mai riuscito a esprimersi con la necessaria nitidezza. Se il primo tempo, del resto, aveva offerto spunti alterni per entrambe le compagini, con Colombo e Bernabé a sfiorare l’obiettivo, la ripresa ha visto un Genoa più propositivo, il quale, però, si è scontrato contro un muro invalicabile.
L'uomo partita: tre parate per la statuetta
La sequenza dei suoi interventi, da manuale, ha dato sostanza al risultato finale. All’avvio, una superba uscita su Colombo, con le braccia protese in avanti a sigillare l’angolo, ha già impostato la sua serata. Poi, poco prima dell’intervallo, il tuffo plastico sulla punizione di Vitinha ha spento il miglior tentativo del Genoa nella prima frazione. Ma è stato nel finale, quando l’attacco rossoblù ha cercato con più insistenza la via del gol, che Corvi ha sigillato la sua prestazione: all’88’, ancora su un mancino strozzato di Colombo, un riflesso fulmineo ha deviato il pallone in calcio d’angolo, chiudendo di fatto i conti. Quelle tre parate, decisive e spettacolari, gli sono valse non solo il titolo di miglior giocatore in campo, ma anche il plauso unanime delle pagelle, che lo hanno eletto a vero pilastro del punto conquistato dalla sua squadra.
L'altra faccia della medaglia: l'attacco in ombra
Se tra i pali c’era la luce accecante della sicurezza, in avanti, per il Parma, regnava un buio pesto. Dennis Ondrejka, in particolare, ha vissuto una delle sue peggiori prove in maglia gialloblù, risultando completamente fuori partita e venendo sostituito all’inizio del secondo tempo dopo aver anche visto il giallo. Una prestazione così fosca da risultare l’esatto opposto di quella del suo portiere. Più in generale, tutto il reparto offensivo dei padroni di casa ha faticato a trovare combinazioni efficaci, apparendo sterile e poco incisivo, al punto da ricevere valutazioni ampiamente insufficienti. Solo Keita ed Estévez, a centrocampo, insieme alla coppia di centrali difensivi, hanno raggiunto una sufficienza che, però, senza l’estro risolutivo di Corvi, sarebbe stata del tutto vana.
Le dinamiche di gioco e l'assenza di mordente
Il match, nel suo complesso, ha seguito un copione piuttosto chiaro: dopo un primo tempo equilibrato ma senza grandi picchi, il Genoa è sembrato prendere in mano le redini della partita all’avvio della ripresa. La sostituzione di giocatori come Vitinha e Malinovskyi, però, ha privato i liguri di quel mordente in area avversaria che li aveva caratterizzati, rendendo i loro assalti più prevedibili e, in definitiva, gestibili per una difenza parmense ben schierata. I rossoblù hanno continuato a spingere, come evidenziato dalle cronache in tempo reale, ma si sono scontrati contro un muro costruito dall’ordine tattico della squadra di Cuesta e, soprattutto, dall’ultimo baluardo. I primi minuti del secondo tempo, piuttosto confusi e con un gioco spezzettato, non hanno prodotto ulteriori scossoni, consegnando alla storia un pareggio che per il Parma ha il sapore di un’impresa portieristica.




