Delfin, il piano di Leonardo Maria Del Vecchio al voto dell’assemblea
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Lunedì 27 aprile i soci di Delfin, la holding lussemburghese che custodisce il patrimonio della famiglia Del Vecchio, saranno chiamati a un nuovo momento della verità. L’assemblea straordinaria è stata infatti convocata per discutere quella che, nelle intenzioni del trentenne Leonardo Maria, dovrebbe essere la mossa decisiva per chiudere, o quantomeno ridisegnare, la complessa partita ereditaria apertasi quattro anni fa con la scomparsa del fondatore di Luxottica. Il giovane imprenditore, che attualmente siede nel cda di EssilorLuxottica con la carica di chief strategy officer, ha messo sul piatto un’offerta da circa 10 miliardi di euro per rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola, pari ciascuna al 12,5% della cassaforte. Una mossa, la sua, che se approvata gli permetterebbe di triplicare la partecipazione personale, passando dal 12,5% attuale al 37,5%, diventando così l’azionista individuale di riferimento pur senza raggiungere la maggioranza assoluta.
I dettagli dell’operazione e il maxi-prestito da 10 miliardi
Per finanziare questa operazione di scala impressionante, Leonardo Maria Del Vecchio ha messo in piedi una complessa architettura finanziaria che vede coinvolto un pool di primari istituti di credito. Unicredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole sarebbero pronte a erogare una linea di credito, stando a quanto riportato da fonti vicine al dossier, della durata di circa due anni proprio per permettere al rampollo di far fronte all'esborso necessario a liquidare i fratelli. Una parte della liquidità, almeno secondo le indiscrezioni che circolano negli ambienti finanziari milanesi, potrebbe provenire anche direttamente dalle casse di Lmdv Capital, il family office facente capo a Leonardo Maria. L’esborso per le casse di Leonardo Maria è certamente imponente, come del resto imponente è l’asset che andrebbe a consolidare: Delfin controlla infatti il 32% circa di EssilorLuxottica, oltre a partecipazioni rilevanti in Generali, Monte dei Paschi, Covivio e la stessa Unicredit, per un valore complessivo di borsa che supera i 45 miliardi di euro.
Il nodo della governace e il testamento del fondatore
Tuttavia, la strada verso il rafforzamento del figlio del fondatore non è priva di ostacoli, anzi. Il principale nodo da sciogliere rimane quello legato alla governance della holding e alle clausole contenute nel testamento di Leonardo Del Vecchio, che per le decisioni strategiche più rilevanti richiedono di fatto l’unanimità o maggioranze qualificate difficili da raggiungere. Nonostante l’accordo di massima raggiunto con i venditori, che avrebbero già manifestato al Tribunale del Granducato l’intenzione di cedere le proprie quote esercitando il diritto di prelazione, il via libera dell’assemblea di lunedì non è affatto scontato. Alcuni dei restanti cinque eredi, tra cui la madre Nicoletta Zampillo e gli altri fratelli, potrebbero opporre resistenza a un’operazione che, di fatto, altererebbe gli equilibri delicati su cui si regge la gestione del patrimonio.
Il fattore tempo e le prossime scadenze
Leonardo Maria Del Vecchio punta tutto sul fattore tempo, cercando di chiudere la partita entro l’estate, possibilmente già prima dell’assemblea annuale prevista per luglio. La strategia del giovane imprenditore, in questo scenario, appare chiara: rimuovere l’impasse che da anni blocca la distribuzione dei dividendi di Delfin, attualmente limitati a un massimo del 10% degli utili dallo statuto. Una volta acquisito il 37,5%, e forti del voto favorevole di altri soci storicamente propensi a sbloccare i payout, Leonardo Maria potrebbe spingere per distribuire una fetta ben più sostanziosa dei profitti della holding, stimati intorno a 1,5 miliardi annui. Quelle cedole, che gli arriverebbero in proporzione alla sua quota, rappresenterebbero la leva finanziaria per iniziare a ripagare il maxi-prestito concesso dalle banche, alleggerendo il peso di interessi stimati in circa 400 milioni di euro l’anno.




