Diplomazia e guerra in Ucraina: la missione Usa apre a un negoziato dopo le elezioni russe, ma sul campo i combattimenti continuano
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Redazione Esteri
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Il ritorno della diplomazia nel conflitto ucraino, dopo una lunga fase di stallo, porta con sé un cauto ottimismo che si scontra però con la realtà dei fatti sul terreno. La doppia missione a Mosca e Kiev degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, conclusasi con un viaggio notturno in treno da Rzeszów per raggiungere la capitale ucraina a causa della chiusura dello spazio aereo, ha riaperto uno spiraglio per un nuovo ciclo di negoziati trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti.
Secondo quanto riferito da fonti dell'Eliseo ai giornalisti, gli Stati Uniti hanno comunicato agli alleati europei una rinnovata disponibilità russa a trattare, ma solo dopo il completamento delle elezioni per la Duma, previste tra il 18 e il 20 settembre. Il presidente Donald Trump, che avrebbe in programma colloqui telefonici con Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky dopo essere stato informato dei risultati della missione, punta a una de-escalation, ma le parole del Cremlino restano misurate e prudenti.
La missione a Mosca e Kiev: tregue, sanzioni e "progressi sostanziali"
La missione dei due emissari di Trump si è svolta in un contesto di estrema tensione, durante il quale è stata osservata una tregua aerea di tre giorni limitata esclusivamente alle capitali, mentre nel resto dei due Paesi i combattimenti non si sono mai fermati. A Mosca, il colloquio con Vladimir Putin è durato circa tre ore e, secondo l'assistente presidenziale russo Yuri Ushakov, è stato "approfondito, costruttivo ed estremamente franco", con gli americani che hanno presentato una serie di proposte concrete.
La presenza a Mosca di Gene Lange, responsabile ad interim per le sanzioni del Dipartimento del Tesoro americano, ha suggerito che il tema di un possibile alleggerimento delle misure restrittive sia entrato formalmente nel dibattito, un elemento di forte valenza simbolica per Mosca. Al termine della visita, Witkoff ha dichiarato di aver compiuto "progressi sostanziali" e passi avanti nella programmazione di ulteriori colloqui trilaterali.
Le posizioni di Kiev e l'ombra dell'inverno
A Kiev, dove gli inviati americani si sono recati per la prima volta dall'inizio del conflitto, l'incontro con Volodymyr Zelensky e i rappresentanti dell'E3 (Francia, Germania e Regno Unito) si è concentrato sulle esigenze concrete dell'Ucraina in vista dell'inverno. Zelensky ha sottolineato l'importanza di discutere il "pacchetto invernale", che include forniture per la difesa aerea, come i missili Patriot, ingenti quantitativi di Gnl americano e sostegno al settore energetico.
Il presidente ucraino, pur esprimendo apprezzamento per l'impegno americano, si è mostrato cauto, dichiarando che la sua sensazione è che Putin punti sull'inverno per aumentare la pressione su Kiev, ma che allo stesso tempo non voglia irritare Trump. Le proposte portate dagli inviati sono state giudicate da fonti ucraine come "forse più attuabili" rispetto al passato, anche grazie al coinvolgimento europeo nel processo.
Il nodo delle elezioni della Duma e la tensione con la Germania
Il vero elemento di svolta, destinato a dettare i tempi della diplomazia, sembra essere il calendario elettorale russo. Il Cremlino, attraverso il portavoce Dmitry Peskov, ha definito la missione di Witkoff e Kushner un "piccolo passo verso la pace", ma ha frenato gli entusiasmi, affermando che è prematuro parlare di luoghi e date precise per un nuovo tavolo negoziale. Secondo quanto riportato dall'Eliseo, la rinnovata disponibilità a trattare sarebbe subordinata allo svolgimento del voto per la Duma.
Nel frattempo, lo scontro diplomatico tra Mosca e Berlino si è aggravato: la Russia ha annunciato la chiusura del consolato tedesco a San Pietroburgo come misura di ritorsione alla chiusura della sede consolare russa a Bonn, decisa dopo il ritrovamento di un drone carico di esplosivo in un aeroporto tedesco.
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