Mps, la vigilia dell’assemblea si infiamma: fondi divisi tra Palermo e Lovaglio, in bilico il futuro di Rocca Salimbeni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’aria che si respira alla vigilia dell’assemblea dei soci di Monte dei Paschi di Siena, in programma per domani, è quella delle grandi occasioni, quelle in cui il futuro di un istituto si decide per pochi voti, se non per un semplice “orientamento” di qualche colosso d’oltreoceano. Dopo settimane di attesa, manovre silenziose e indiscrezioni filtrate a tambur battente, il quadro degli schieramenti inizia a delinearsi con maggiore chiarezza, sebbene permanga un alone di incertezza destinato a dissiparsi solo quando i soci daranno il loro verdetto sul rinnovo del consiglio di amministrazione. La posta in gioco, come spesso accade nelle cronache della banca più antica del mondo, non è solo la composizione del vertice, ma la direzione strategica che prenderà l’istituto nel medio periodo.

La corsa a due e il sostegno dei grandi elettori

La competizione, salvo colpi di scena dell’ultima ora, sembra ridursi a un testa a testa tra due schieramenti ben definiti. Da un lato, la lista caldeggiata dal consiglio di amministrazione uscente, che candida Nicola Maione alla presidenza e Fabrizio Palermo come amministratore delegato, può contare su un fronte piuttosto nutrito di investitori istituzionali. Vanguard, che detiene una quota del 3% circa, sarebbe orientata a sostenere questa soluzione, seguendo la scia tracciata dai potenti proxy advisor Iss e Glass Lewis, entrambi schierati – seppur con diverse sfumature – per la continuità della governance attuale. A questi si aggiungono altri tre investitori americani di primo piano – Calpers, il Teacher Retirement System of Texas e il New York City Comptroller – che hanno già fatto sapere di appoggiare l’elenco del board. Un vero e proprio esercito, insomma, che sembra pronto a blindare la gestione di Palermo.

Dall’altro fronte, a rendere la sfida avvincente e tutt’altro che scontata, c’è la manovra di Plt Holding, la holding della famiglia Tortora, che rilancia la candidatura di Luigi Lovaglio alla guida operativa della banca. La vera sorpresa, destinata a far discutere gli analisti per i prossimi giorni, è arrivata dalla dirigenza di BlackRock. Il colosso della gestione del risparmio, terzo socio di Mps con una quota di poco inferiore al 5 per cento del capitale, avrebbe espresso – secondo fonti qualificate riportate dall’agenzia Ansa – la propria intenzione di votare a favore della lista alternativa. Una scelta, quella di BlackRock, che si discosta dalle indicazioni arrivate dai proxy e che ribalta almeno in parte le previsioni della vigilia, le quali davano per certa una vittoria netta della lista del cda. Se a questo si somma il sostegno già annunciato dal fondo sovrano norvegese Norges Bank (con una quota attorno al 3%), la lista di Lovaglio può sperare di mettere insieme un pacchetto di consensi non trascurabile, anche se per ora stimato in una forbice che va dal 10 al 15 per cento.

L’incognita Delfin e la partita a scacchi sui voti

In questo scacchiere così frammentato, il peso specifico di ogni singola partecipazione diventa amplificato. Se si esclude il voto del primo azionista, Delfin, che controlla il 17,5 per cento del capitale, la lista del cda sembrerebbe comunque avviata a superare la soglia del 30 per cento dei consensi, forte del traino di altri grandi azionisti come il gruppo Caltagirone. Tuttavia, il vero ago della bilancia resta proprio la holding della famiglia Del Vecchio. Il suo comportamento al voto – che potrebbe tradursi in un’astensione, in un voto disgiunto o in un sostegno a una delle due fazioni – è l’elemento di maggiore frizione in attesa dello spoglio. Alcune fonti suggeriscono che Delfin potrebbe scegliere di non esporsi, astenendosi per mantenere un profilo basso in una contesa che ha mostrato nervi scoperti e scaramucce pubbliche.

Proprio sulla quantità di capitale effettivamente depositata per votare, poi, si gioca una partita tecnica non secondaria. Sebbene BlackRock abbia manifestato il suo endorsement verbale a Lovaglio, resta da verificare quale sia la percentuale di azioni concretamente portate in assemblea dal fondo, considerando che dopo la cosiddetta “record date” sono intervenute operazioni di limatura della partecipazione. Una dinamica, questa, su cui l’attenzione degli addetti ai lavori è altissima, perché potrebbe ridimensionare l’effettivo peso del sostegno del colosso americano, trasformando un endorsement potenzialmente decisivo in un semplice atto simbolico. Non è escluso che altri fondi, come Ubs (presente con una quota potenziale superiore al 5%), siano costretti all’astensione per ragioni di compliance, complicando ulteriormente i giochi.

Un clima rovente tra annunci e controannunci

La cronaca di queste ore racconta di un clima mai così teso prima di un’assemblea senese, caratterizzato da annunci, controannunci e indiscrezioni che cambiano di ora in ora. Ieri non è stato da meno lo “strappo” di BlackRock, che ha posizionato i suoi soldi (e la sua influenza) su Lovaglio, creando un contrappeso efficace al fronte guidato da Caltagirone e Vanguard. Questo movimento, che ha colto molti osservatori di sorpresa, ha restituito vigore a una campagna elettorale societaria che sembrava già scritta. Dall’altra parte, il fronte del board insiste sulla necessità di stabilità e continuità in una fase in cui la banca è impegnata in operazioni complesse di integrazione, cercando di capitalizzare il sostegno dei proxy advisor e il voto compatto di una parte dell’azionariato italiano e americano.

La quantità di capitale rappresentato in assemblea si preannuncia molto elevata, probabilmente intorno al 70 per cento, segno che gli investitori non intendono lasciare nulla al caso. Per la lista del cda, l’obiettivo è scongiurare il rischio di dover andare a un secondo turno di votazioni, uno scenario che potrebbe rimodulare gli equilibri interni al nuovo consiglio, mentre per la lista di Plt Holding l’obiettivo è rosicchiare voti sufficienti a rendere il primo scrutinio non determinante. In attesa che le porte di Rocca Salimbeni si aprano ufficialmente, i conti rimangono provvisori e lo scenario fluido: ciò che appare certo è che nessuno dei due schieramenti potrà dormire sonni tranquilli fino al momento del conteggio finale delle schede.

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