Il piano di Volkswagen: processi più rapidi e taglio dei costi per il rilancio
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Redazione Economia
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Il Brand Group Core, la divisione che riunisce i marchi di volume del gruppo Volkswagen (ovvero Volkswagen, Skoda, Seat, Cupra e Volkswagen Veicoli Commerciali), ha tracciato un bilancio contrastante dell'anno appena concluso, fotografando un 2025 che, pur chiuso in territorio positivo, ha evidenziato non poche crepe nei conti. Il risultato operativo si è attestato a 6,821 miliardi di euro, con un margine del 4,7%, entrambi in calo rispetto all'anno precedente, a testimonianza di un contesto operativo che si è fatto via via più gravoso. Le vendite, è vero, hanno mostrato un incremento del 3,3% raggiungendo quota 5,1 milioni di unità, trainando i ricavi a 145,2 miliardi, ma sull'utile hanno pesato fattori negativi significativi, dai dazi all'importazione negli Stati Uniti agli oneri di ristrutturazione, in particolar modo per il marchio principale. Ed è proprio per rispondere a queste pressioni, che arrivano anche dalla crescente concorrenza dei costruttori cinesi di veicoli elettrici, che il gruppo ha messo in campo una riorganizzazione profonda, mirata a snellire una macchina decisionale ritenuta troppo farraginosa.
Una nuova governance per l'integrazione dei marchi
Il perno della strategia di rilancio risiede in un cambiamento strutturale di non poco conto: la gestione centralizzata di funzioni chiave come acquisti, sviluppo tecnico e produzione a livello di Brand Group Core, e non più per singolo marchio. Questa riassegnazione delle responsabilità, che ha portato alla creazione di un nuovo consiglio di brand group, mira a eliminare le duplicazioni e a ridurre gli attriti che sorgono quando decisioni parallele vengono prese in compartimenti stagni. "Progressi sì, missione compiuta no", ha commentato Thomas Schäfer, ceo del marchio Volkswagen e numero uno dei costruttori di volume, rivendicando i risultati ottenuti ma senza nascondere le difficoltà, comprese quelle del 2026 che, a suo dire, porterà nuove incertezze legate anche agli scenari geopolitici. L'obiettivo dichiarato è ambizioso: ridurre i costi di un miliardo di euro entro il 2030, in parte grazie a questo nuovo modello di controllo denominato "Future Production Governance", che organizzerà i venti e più stabilimenti produttivi in cinque regioni, affidando ai manager regionali la responsabilità di pianificazione e logistica attraverso i vari brand.
Il peso dei numeri: tra risultati e sacrifici
La fotografia scattata dalla relazione annuale, riservata agli azionisti, è impietosa sotto il profilo occupazionale. L'amministratore delegato del gruppo, Oliver Blume, ha messo nero su bianco un maxi-piano di tagli che non ha precedenti nella storia recente della Germania: cinquantamila lavoratori saranno lasciati a casa nei prossimi cinque anni, il che significa un dipendente su sei degli stabilimenti tedeschi. Un vero e proprio "lacrime e sangue", come è stato definito, che segue di due giorni le elezioni nel Land simbolo dell'automotive. La maggior parte delle riduzioni, circa 35mila, riguarderà la core division Volkswagen, mentre Audi e Porsche contribuiranno con ulteriori tagli, per un risparmio complessivo che si inserisce in un programma di riduzione dei costi da 15 miliardi di euro. Il gruppo, che ha visto l'utile operativo complessivo crollare del 54% a 8,9 miliardi, punta a gestire questi esuberi il più possibile attraverso misure volontarie come prepensionamenti, ma la pressione resta altissima.
Offensiva prodotto: sei elettriche in arrivo
Se da un lato si taglia, dall'altro si investe per rinnovare la gamma. Il 2026 si preannuncia come un anno cruciale per il rilancio dell'immagine e delle vendite, con il lancio di sei nuovi modelli elettrici. La strategia, racchiusa nel slogan "True Volkswagen", punta a riportare l'attenzione sui punti di forza tradizionali del marchio, come il design pulito, la qualità e l'innovazione accessibile, e prevede anche un cambio di denominazione che riporterà nomi storici, come quello della Polo, sulla famiglia ID.. Il primo a debuttare, nella primavera del 2026, sarà proprio la nuova ID. Polo, un modello compatto basato sulla piattaforma MEB+ che promette spazio e tecnologie di assistenza alla guida di ultima generazione a un prezzo d'attacco di 25mila euro. Questo modello, così come gli altri della cosiddetta "Electric Urban Car Family", sarà prodotto in Spagna, a Martorell e Pamplona, sotto la guida progettuale di Seat e Cupra, a testimonianza di una collaborazione sempre più stretta tra i marchi del gruppo per sfruttare sinergie e ridurre i tempi di sviluppo.
L'equilibrio instabile tra tradizione e futuro
Parallelamente all'avanzata dell'elettrico, Volkswagen non dimentica i modelli a combustione, che continueranno a rappresentare una fetta importante del business. La gamma termica verrà aggiornata con nuove edizioni di best-seller come la T-Roc, affiancandosi ai già rinnovati Tiguan, Tayron e Passat. Questa doppia strategia, che affianca l'elettrificazione al sostegno dei modelli tradizionali, mira a coprire l'intera domanda in un periodo di transizione incerta. Tuttavia, i margini ridotti delle nuove auto elettriche, insieme ai già citati dazi e agli oneri di ristrutturazione, continuano a pesare come un macigno sui conti, tanto che senza queste voci una tantum, la redditività operativa del Brand Group Core sarebbe stata di un ben più confortante 5,5%, contro il 4,7% effettivo. Un equilibrio delicato, quello che il gruppo tedesco cerca di mantenere, tra la necessità di contenere i costi e quella di finanziare un futuro che, per ora, appare ancora in salita.




