Il caso Santamaria e le ombre sull’Urbanistica di Benevento: Mastella scrive al responsabile anticorruzione, l’opposizione chiede la rotazione
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Redazione Interno
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Benevento, come si è visto nelle scorse settimane, non è solo il palcoscenico politico di Clemente Mastella, ma è diventata anche il teatro di un’inchiesta giudiziaria dai contorni sempre più intricati, che ha ormai travolto non soltanto l’ex capo di gabinetto Gennaro Santamaria – finito in carcere dopo il pagamento di una tangente pattuita in un bar – ma si è estesa ad altre due figure tecniche di peso del settore Urbanistica. La vicenda, che vede iscritte nel registro degli indagati la dirigente Antonella Moretti e la funzionaria Maria Antonella Matticoli per i rapporti intercorsi con il potentissimo super dirigente arrestato, ha innescato una reazione a catena all’interno degli uffici di Palazzo Mosti, dove il sindaco ha deciso di blindarsi dietro le procedure formali.
In una nota protocollata nei giorni scorsi e resa nota dal vicesindaco Francesco De Pierro, Mastella ha infatti ufficialmente sollecitato il segretario generale Riccardo Feola, che ricopre anche il ruolo di Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza, chiedendogli un “urgente riscontro” per valutare l’adozione di eventuali misure cautelari preventive. L’obiettivo dichiarato dalla giunta, in questo frangente delicato, è quello di preservare l’integrità e l’imparzialità dell’Ente, sebbene la scelta di rimettersi completamente al parere del burocrate di vertice abbia suscitato le reazioni più dure da parte delle opposizioni, le quali ritengono che l’esecutivo stia semplicemente prendendo tempo.
L’affondo del Pd: “Via subito le funzionarie indagate”
Mentre l’amministrazione attende un “analitico riscontro” da Feola, che potrebbe arrivare nei prossimi giorni, i consiglieri del Partito Democratico – Floriana Fioretti, Francesco Farese, Giovanni De Lorenzo, Marialetizia Varricchio e Raffaele De Longis – sono passati al contrattacco con una virulenza che raramente si era vista nelle aule consiliari sannite. L’accusa, mossa senza mezzi termini, è quella di immobilismo; i dem hanno ricordato come il piano anticorruzione, che Mastella ha contribuito ad approvare, preveda la rimozione o il trasferimento immediato del personale finito nel mirino della magistratura per reati contro la Pubblica Amministrazione.
“Il sindaco invece di fuggire dalle domande e citare esempi giudiziari a sproposito – si legge nella dichiarazione diffusa dal gruppo – faccia il suo dovere attuando le norme all’Urbanistica. Il Comune non può restare immobile”. I consiglieri hanno sottolineato come, nonostante gli avvisi di garanzia, la dirigente e la funzionaria continuino a operare in un settore delicatissimo come quello delle pratiche edilizie, creando – a loro dire – un potenziale pericolo di condizionamento nei confronti di testimoni e parti offese. Con una mossa che anticipa l’escalation del conflitto politico, i dem hanno annunciato la presentazione di un’interrogazione consiliare per costringere Mastella a chiarire una volta per tutte se quella che lui considera estraneità ai fatti si tradurrà in atti concreti di garanzia o se prevarrà la linea della “attesa”.
L’inchiesta silenziosa e le assunzioni contestate da “Altra Benevento”
A rendere ancora più viscosa la situazione, non c’è però solo il caso Santamaria o le sorti delle due dipendenti indagate. Sotto la cenere dell’emergenza giudiziaria, cova un malcontento che rischia di far vacillare anche i fragili equilibri della politica cittadina. Il movimento “Altra Benevento”, attraverso un comunicato stampa datato 3 maggio, ha infatti rotto quella che definisce una “cospirazione del silenzio” riguardo ai concorsi pubblici banditi durante l’era Mastella. Secondo il dossier che il gruppo sta ultimando, le assunzioni al Comune e all’Asia avrebbero assunto i connotati di un vero e proprio “concorsopoli”, dove i vincitori sarebbero stati scelti più per i legami parentali con la maggioranza che per le competenze effettive.
“I consiglieri di opposizione – si legge nell’analisi del movimento – non hanno nemmeno partecipato all’ultimo Consiglio per denunciare il silenzio su Santamaria, dimostrando confusione”. La critica di “Altra Benevento” è doppia: da un lato stigmatizza l’inerzia della politica, dall’altro evidenzia come si parli molto della presunta concussione legata alle pratiche edilizie, ma si faccia finta di nulla riguardo alle liste di assunzioni “chiacchierate”, dove spuntano figli di consiglieri, parenti di dirigenti e coniugi di esponenti locali. Una sorta di malcostume amministrativo che, nell’attuale clima di tensione, rischia di diventare il prossimo fronte caldo dello scontro giudiziario.
Le mosse della Procura e la “gabbia” degli accertamenti tecnici
Mentre la politica si divide tra chi chiede la rotazione forzata e chi rimette la palla al responsabile anticorruzione, la Procura di Benevento prosegue spedita nel suo lavoro. Non c’è solo l’arresto in flagranza di Santamaria, trovato in possesso di quattromila euro parte di una tangente ben più sostanziosa (si parla di settantamila euro per sbloccare le pratiche), per fare luce sui meccanismi distorti che hanno governato il VI Settore. Agli atti dell’inchiesta sono finite anche le conversazioni e i documenti presenti su una pen drive sequestrata, il cui contenuto ha portato all’estensione delle indagini nei confronti di Moretti e Matticoli.
Il sostituto procuratore Maria Colucci, che coordina le indagini, ha già calendarizzato un passaggio cruciale per il 7 maggio: in quella data verrà affidato all’ingegnere Lorenzo Laurato l’incarico per la copia forense dei cellulari e dei computer in sequestro. Un’estrazione, questa, che potrebbe rivelarsi un’autentica miniera di informazioni, specialmente per verificare l’esistenza di un presunto sistema di scambi di favori o pressioni che legasse l’ex capo di gabinetto alle funzionarie dell’Urbanistica. La difesa di Santamaria – affidata agli avvocati Andrea De Longis e Antonio Di Santo – aveva precedentemente tentato di far derubricare il reato da concussione a corruzione (ottenendo così per il loro assistito un trattamento penale forse meno severo), ma il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta, confermando la pesante accusa e la custodia cautelare in carcere per l’uomo che, fino a poche settimane fa, era considerato il factotum di Palazzo Mosti.




