Maduro e Trump, una telefonata "cordialmente rispettosa" tra bombardieri e accuse
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Redazione Esteri
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Mentre l'aria sopra i Caraibi si appesantisce del rombo dei motori dei bombardieri strategici statunitensi, il presidente venezuelano Nicolás Maduro rende pubblica, attraverso i canali della televisione di Stato, l’esistenza di un contatto diretto con la Casa Bianca. Un dialogo inatteso, quello con il presidente americano Donald Trump, che lo stesso Maduro ha definito “rispettoso e persino cordiale”, quasi a voler stemperare una tensione che i fatti, invece, confermano essere ai suoi massimi storici. Una contraddizione solo apparente, questa, che delinea i contorni sfuggenti di una crisi la cui posta in gioco, ben oltre le dichiarazioni di facciata, rimane altissima.
I B-52 a corto raggio dal Venezuela
Ad alimentare il clima di confronto, infatti, non sono state solo le parole ma una precisa e tangibile dimostrazione di forza militare. Due bombardieri B-52H, decollati dalla base di Minot nel North Dakota, hanno solcato i cieli a nord-est di Curaçao, trovandosi quindi a poca distanza dalle coste venezuelane in quella che è stata una missione di lungo raggio dalle implicazioni chiare. Il loro passaggio, peraltro, giunge a meno di ventiquattr'ore dal dispiegamento, nella medesima area, di sei aerei da pattugliamento marittimo P-8A Poseidon, consolidando un quadro di pressione operativa continua che va ben al di là degli esercizi di routine.
L'offensiva legale e giudiziaria di Washington
Parallelamente alle manovre nel teatro caraibico, l'amministrazione Trump ha portato avanti un'offensiva su un fronte del tutto diverso, ma ugualmente incisivo: quello giudiziario e finanziario. La lista dei soggetti venezuelani sanzionati dall'Ufficio per il Controllo degli Attivi Esteri (OFAC) si è allungata fino a superare il centinaio e cinquanta nomi, mentre su alcune delle principali figure del governo di Caracas, incluso lo stesso Maduro, sono state poste taglie milionarie. Accuse gravissime, quelle formulate da Washington, che dipingono l'esecutivo di Maduro non come un governo legittimo bensì come la facciata di un'organizzazione narcoterroristica, il cosiddetto “Cartello dei Soli”, con il chiaro obiettivo di criminalizzarne l'intera struttura di potere.
Una crisi dai tempi serrati
La telefonata tra i due leader, dunque, si inserisce in uno scenario di conflitto multidimensionale, dove le mosse diplomatiche appaiono strettamente intrecciate a quelle militari e giudiziarie. Se da un lato Trump ha perso la pazienza dopo anni di quelle che Caracas definisce “interferenze”, cercando apertamente un cambio di regime entro una scadenza precisa, dall'altro Maduro sembra tentare, attraverso quel canale di comunicazione diretta e “cordialmente rispettosa”, di aprire uno spiraglio in una strategia di accerchiamento che non ha precedenti per intensità e per il livello delle imputazioni. Resta il fatto che i bombardieri continuano a sorvolare i confini, le sanzioni a strangolare l'economia e le inchieste a procedere, tracciando un solco profondo che una semplice conversazione telefonica non è in grado di colmare.




