Femminicidio di Valentina Sarto, disposta la perizia psichiatrica per Dongellini: tensione in aula con il fratello della vittima
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Redazione Interno
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La Corte d'assise di Bergamo, presieduta dalla giudice Patrizia Ingrascì, ha accolto la richiesta della difesa di Vincenzo Dongellini, 49 anni, disponendo una perizia medico-psichiatrica sulla sua capacità di intendere e volere al momento dei fatti e sulla idoneità a stare in giudizio. L'uomo è a processo per il femminicidio della moglie Valentina Sarto, 41 anni, uccisa la notte tra il 17 e il 18 marzo scorsi nella loro abitazione di via Pescaria, nel capoluogo orobico. L'incarico sarà conferito lunedì 21 settembre al professionista Filippo Tancredi.
Secondo la ricostruzione della Procura, guidata dal pm Antonio Mele, la donna venne colpita con 19 coltellate mentre si trovava a letto e guardava la televisione, aggredita alle spalle e impossibilitata a difendersi. Il movente indicato dagli inquirenti risiede nella decisione della vittima di porre fine al matrimonio e di rifarsi una vita con un altro uomo.
Dagli accertamenti svolti dalla Squadra mobile di Bergamo è inoltre emerso che la donna era costretta a vivere secondo un regime domestico incompatibile con normali condizioni di vita: il marito monitorava l'uso che faceva del telefono, la insultava e la minacciava di morte, prospettando in alcune occasioni di accoltellarla nel sonno.
Il procedimento rappresenta il primo caso in Italia in cui viene contestato il reato autonomo di femminicidio, introdotto dall'articolo 577-bis del codice penale. La norma, prevista dalla legge n.
181 del 2025 ed entrata in vigore il 17 dicembre dello stesso anno, configura il femminicidio come fattispecie autonoma di omicidio punita con l'ergastolo quando l'uccisione di una donna è motivata da odio, discriminazione, prevaricazione o da dinamiche di controllo e dominio, nonché quando avviene in relazione al rifiuto di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o alla limitazione delle libertà individuali. Prima di questa riforma, l'omicidio di una donna con movente di genere veniva inquadrato come ipotesi aggravata del reato di omicidio comune.
Nel corso della prima udienza dibattimentale, mentre la Corte si trovava in separata sede per valutare le istanze delle parti, l'imputato ha provocato uno dei fratelli della vittima ridendogli in faccia dopo essere stato ricondotto nella cella con pareti trasparenti collocata all'interno dell'aula. Il fratello di Valentina, Simone Sarto, ha reagito gridandogli contro e colpendo con forza il vetro divisorio, prima di essere allontanato. Tra le frasi pronunciate in quei momenti concitati, «Hai rovinato tutto».
La Corte ha ammesso come parti civili i genitori della vittima, Lia Ventura e Vincenzo Sarto, i due fratelli Luca e Simone, oltre alla Fondazione Tina Lagostena Bassi e all'associazione Per Marta e per tutte.
Lo scorso luglio il gip Laura Garufi aveva respinto la richiesta di accesso al rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica, avanzata dalla difesa rappresentata dall'avvocata Stefania Battistelli. In quella sede era stata anche sollevata una questione di legittimità costituzionale della norma sul femminicidio, ritenuta discriminatoria. Il giudice aveva però rilevato il difetto del requisito della rilevanza, dal momento che sia per il femminicidio sia per l'omicidio volontario aggravato la pena massima prevista resta l'ergastolo.
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