Grazia alla Minetti, la procura generale chiude il caso: «Nessun elemento per mutare parere»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il parere della Procura generale di Milano, quello che doveva rappresentare l’ultimo vaglio serio sulla legittimità della grazia concessa a Nicole Minetti, si è trasformato in una sorta di atto di assoluzione tecnica. I magistrati milanesi, scrivendo nero su bianco che «non è emerso nessun elemento per una valutazione negativa finora», hanno di fatto archiviato ogni residua polemica sull’iter che ha portato l’ex consigliera regionale lombarda – condannata a tre anni e undici mesi per i casi Ruby e Rimborsopoli – a ottenere il provvedimento firmato dal Capo dello Stato. E lo hanno fatto con una motivazione che suona quasi come un atto dovuto: i nuovi documenti arrivati dall’Interpol, incrociati con quelli forniti dall’Uruguay, non sono «tali da comportare una modifica nel parere trasmesso al ministero della Giustizia». Tradotto: l’adozione del piccolo uruguaiano malato, al centro di una ridda di ricostruzioni giornalistiche spesso imprecise, regge a ogni verifica.

Il lungo braccio di Montevideo e il silenzio delle critiche

Le verifiche internazionali, quelle che avrebbero dovuto smontare il presunto castello di irregolarità, hanno invece prodotto l’effetto opposto. Dai riscontri richiesti all’Uruguay – paese dove Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani vivono stabilmente a Punta del Este – è emerso che la procedura di adozione, le cure del bambino e la vita della coppia seguono parametri pienamente compatibili con la concessione della grazia. I magistrati della Procura generale, lo si legge nel documento, si dicono addirittura «costretti» a riconoscere la bontà del lavoro svolto in precedenza. Un’ammissione pesante, se si considera che proprio da quell’ufficio erano partite alcune delle verifiche più serrate. E intanto restano sul tavolo, inevasi, gli interrogativi sul repentino cambio di atteggiamento del Quirinale: una volta messa a tacere la partita giudiziaria, il Colle non ha più ritenuto necessario alimentare il dibattito.

Il boomerang per Travaglio e le querele milionarie

La vicenda, però, non si esaurisce nell’aula di un tribunale. Il caso Minetti è diventato rapidamente un boomerang per Marco Travaglio, il direttore del «Fatto» che aveva puntato il dito sulla presunta illegittimità della grazia. Le sue critiche serrate – veicolate anche attraverso le pagine del giornale e la trasmissione «Otto e mezzo» di Bianca Berlinguer – si scontrano ora con un muro processuale difficilmente scalabile. Tanto che il legale della coppia, il professor Emanuele Fisicaro, ha già ventilato una richiesta di danni da 250 milioni di dollari. «Un bilancio positivo da un punto di vista dell’iter di concessione della grazia – ha spiegato l’avvocato, che assiste Minetti e Cipriani insieme alla collega Antonella Calcaterra – perché abbiamo dimostrato che è corretto. E però, dall’altra parte, un bilancio molto, molto, negativo perché ci sono andate di mezzo delle persone, un bambino e le istituzioni di questo Paese». Il riferimento è alla campagna mediatica che, a suo dire, avrebbe travolto la vita privata della coppia e del minore.

Le scuse che nessuno ha ancora pronunciato

Saranno in tanti a doversi scusare, suggerisce Fisicaro. Non solo il direttore del «Fatto» o la conduttrice Bianca Berlinguer, ma anche altre voci che avevano alimentato la polemica senza attendere gli esiti delle verifiche internazionali. La Procura generale, con il suo ultimo parere, ha sostanzialmente sdoganato l’operato del Quirinale e ridimensionato le accuse di favoritismo. Nessuna generalizzazione, però: il documento si limita a constatare che «i documenti arrivati dall’Interpol non sono tali da comportare una modifica nel parere». Dunque non emerge alcuna irregolarità, nessun abuso, nessun trattamento di favore. Resta, semmai, il rammarico per le settimane di fuoco mediatico che hanno investito una vicenda, quella dell’adozione di un bambino malato, già di per sé complessa e dolorosa. La parola, ora, passa eventualmente ai risarcimenti. Ma sul piano strettamente giudiziario, il caso è chiuso.

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