Una piazza trasformata in paesaggio: a Bologna i megaliti illuminati accendono il Natale
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Diecimila persone, una cifra che da sola racconta l’evento, si sono raccolte tra piazza Maggiore, via d’Azeglio e via Indipendenza, in una serata che ha interrotto il consueto tran tran pre-natalizio. L’attesa, alimentata anche da settimane di animate discussioni pubbliche, è stata infine ripagata dall’accensione di "Iwagumi-Dismisura", l’installazione dell’artista Nimrod Weis che ha portato megaliti gonfiabili nel cuore della città. Questi massi, la cui altezza varia dai due ai quattordici metri, sono realizzati in un tessuto tecnico che imita la superficie del granito, ricostruita minuziosamente attraverso un processo di modellazione tridimensionale partendo da fotografie ad alta definizione. Ciò che colpisce, oltre alla loro imponente presenza fisica, è la loro trasformazione al calare della sera, quando un sapiente gioco di luci, curato da Illumia, li tinge di sfumature che evocano le cime dolomitiche, mentre l’aria si riempie di una colonna sonora che mescola suoni naturali a composizioni musicali.
Un dono alla città tra antico e moderno
L’opera, concepita come un regalo di Natale alla città da Bologna Festival insieme al partner energetico, ha generato nelle settimane precedenti un vivace dibattito, dividendo – come spesso accade per le opere d’arte pubblica di forte impatto – gli ammiratori dagli scettici. Quel che è certo, osservando la folla radunata sul Crescentone, è che l’installazione ha saputo creare un momento di aggregazione inatteso, trasformando la piazza in un luogo di sospensione e meraviglia. L’assessore alla Cultura Daniele Del Pozzo, definendola nei momenti che hanno preceduto l’illuminazione “una grande festa di Natale”, ha colto l’essenza di una serata che ha visto i bolognesi guardare insieme verso l’alto, attratti da quelle forme primitive rivisitate in chiave contemporanea. L’intervento, temporaneo per sua natura, altera radicalmente la percezione di uno spazio storico senza modificarne la struttura, proponendo un dialogo audace tra l’architettura medievale e rinascimentale che circonda la piazza e queste presenze quasi extraterrestri.
La tecnica dietro l’effetto magico
Sebbene l’impressione finale sia di levità e magia, il progetto poggia su una solida base tecnologica e progettuale. I diciannove megaliti, che potrebbero apparire come semplici gonfiabili, sono invece il frutto di un lavoro complesso: partendo da un’attenta documentazione fotografica di rocce granitiche reali, si è proceduto alla creazione di modelli digitali tridimensionali, i quali hanno poi guidato la realizzazione delle strutture in tessuto Goretex. Questo materiale, noto per la sua resistenza, garantisce la necessaria durabilità all’installazione, esposta agli elementi per tutto il periodo delle festività. L’illuminazione, non lasciata al caso, è studiata per evocare specifiche suggestioni cromatiche legate al paesaggio montano italiano, mentre il sound design completa l’esperienza sensoriale, isolando parzialmente lo spettatore dal rumore cittadino e trasportandolo in un’atmosfera più contemplativa.
Riflessioni su uno spazio riconquistato
L’arrivo dei megaliti a Bologna si inserisce in un più ampio discorso sul ripensamento degli spazi urbani collettivi, soprattutto in un periodo come quello natalizio, spesso dominato da un consumismo frenetico. L’installazione, offrendo uno spettacolo gratuito e accessibile a tutti, ha di fatto restituito la piazza ai cittadini in una vesta nuova, invitandoli non solo a transitare, ma a fermarsi, a guardare, a condividere uno sguardo comune verso qualcosa di insolito. Senza bisogno di ricorrere a retoriche consuete, si è trattato di un fenomeno che ha catalizzato l’attenzione pubblica, dimostrando come l’arte, anche quando provoca reazioni contrastanti, possa diventare un potente motore di socialità e di riappropriazione degli luoghi simbolo della città, facendoli vivere sotto una luce letteralmente diversa.




