Anterselva, la sprint è ancora nordica: Kirkeeide d'oro, Wierer affonda con tre errori
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Redazione Sport
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C'era la neve, fitta e insistente come sa essere solo in Alta Pusteria, a fare da cornice alla sprint femminile valida per i Giochi di Milano Cortina 2026, e c'era soprattutto un pubblico immenso, accorso per spingere le proprie beniamine lungo il tracciato che si snoda intorno allo stadio. E per un breve tratto, complice la partenza pulita di Lisa Vittozzi, l’illusione di poter lottare per le posizioni che contano ha persino preso forma. Ma alla fine, il verdetto della pista di Anterselva non ha lasciato spazio a fraintendimenti: la medaglia d’oro è finita al collo della norvegese Maren Kirkeeide, capace di ribaltare ogni pronostico nell’ultimo giro con un parziale di tredici secondi migliore rispetto a quello della sua diretta inseguitrice -1. Alle sue spalle, a completare un podio dal sapore transalpino se non fosse stato per l’incredibile rush finale della scandinava, sono arrivate due francesi: Oceane Michelon, che per lunghi tratti della gara aveva accarezzato il sogno del successo personale, e Lou Jeanmonnot, unica del terzetto di testa a dover scontare un giro di penalità per un errore al poligono.
Se la battaglia per i metalli preziosi è stata, ancora una volta, un affare riservato alle solite potentissime scuole nordica e francese, il racconto della giornata per i colori azzurri si tinge inevitabilmente di un rammarico tecnico ben preciso. Perché se da un lato la prestazione di Lisa Vittozzi, impeccabile al tiro con uno zero che vale il quinto posto finale, proietta la friulana verso la gara inseguimento con credenziali di assoluto rispetto, dall’altro la giornata della sua più celebre compagna di squadra si è trasformata in un vero e proprio calvario. Dorothea Wierer, reduce da un argento nella staffetta mista e da un incoraggiante quinto posto nell’individuale, non è mai apparsa in controllo della situazione, tradita da un poligono che per una tiratrice della sua caratura rappresenta un taboo improvvisamente difficile da gestire -1. Tre bersagli lasciati intatti, due dei quali in posizione a terra, e una condizione fisica — come lei stessa ha avuto modo di ammettere a caldo — palesemente al di sotto della soglia minima per competere a questi livelli: il risultato è una quarantaquattresima posizione che sa di resa, lontana anni luce da quella top ten che avrebbe potuto garantirle un posto al sole per la pursuit di domani.
La concorrenza, va detto, non ha aspettato certo il passo falso dell’azzurra per imporre la propria legge. Maren Kirkeeide, con la sua rimonta veemente sull’ultimo giro, ha semplicemente perfezionato un copione già visto in queste prime battute olimpiche, ovvero la capacità della Norvegia di produrre atlete in grado di annullare distacchi anche quando la vittoria sembra ormai indirizzata verso altre direzioni. Oceane Michelon, per la quale si tratta della prima esperienza a cinque cerchi, ha dovuto accontentarsi dell’argento, ma la sua prova suggerisce una maturità e una tenuta nervosa che faranno parlare di lei a lungo nei prossimi anni -2. Lou Jeanmonnot, dal canto suo, ha confermato la solidità di un team francese che, nonostante l’errore che poteva costarle caro, ha piazzato tre atlete nelle prime cinque posizioni, monopolizzando il podio di fatto per buona parte della competizione fino allo scatto finale di Kirkeeide.




