Domani l'autopsia sulle due vittime del deragliamento del tram a Milano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si terrà domani mattina, come da disposizione della Procura di Milano, l'esame autoptico sui corpi di Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky, i due passeggeri che hanno perso la vita nel corso del violento deragliamento di un tram della linea 9, avvenuto venerdì scorso in via Vittorio Veneto. L'incarico ai consulenti tecnici è stato formalmente conferito oggi negli uffici giudiziari, alla presenza del difensore del tranviere iscritto nel registro degli indagati, quel Benedetto Tusa che assiste l'uomo di sessant'anni finito al centro delle indagini per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose plurime, e del legale che rappresenta Flores Calderon, la compagna di Favia rimasta ferita nel medesimo sinistro.

Proprio la Calderon, ascoltata nelle ultime ore dagli agenti del Reparto Radiomobile della Polizia locale, ha fornito agli inquirenti un racconto che getta una luce sinistra sulla dinamica dell'incidente, descrivendo il convoglio come un mezzo che, fin dal momento della salita alla fermata di via Fabio Filzi, procedeva a una velocità a suo dire “fortissima”, un’andatura che non avrebbe mai rallentato nel percorso di oltre un chilometro che separa quel punto dal luogo del disastro. La donna, ancora visibilmente scossa, ha riferito di essersi sentita male di fronte all’incredulità che un episodio del genere possa verificarsi su un tram di nuova generazione nell'anno 2026, e ha descritto le concitate fasi immediatamente successive all'urto, quando il caos a bordo divenne totale e si scatenarono le urla dei passeggeri, tra i quali, ha tenuto a sottolineare, vi era anche un bambino.

Il conferimento dell'incarico per gli accertamenti e la posizione del conducente

La decisione di procedere in tempi rapidi con l'autopsia, affidata al dottor Stefano Tambuzzi, risponde alla duplice esigenza di chiarire con precisione le cause del decesso e, nel caso della vittima di origine nigeriana, di fugare ogni possibile dubbio residuo in merito alla sua identificazione, considerato l’iniziale scambio di persona che aveva portato a indicare un altro ferito come la seconda vittima. Solo al termine di questo accertamento, peraltro, sarà possibile avviare con certezza le procedure per rintracciare i familiari di Okon Johnson Lucky, un richiedente asilo quarantanovenne che, come emerso da ricostruzioni successive, viveva in condizioni di precarietà e si era rivolto in passato ai servizi di assistenza della Caritas Ambrosiana.

Parallelamente, prosegue il lavoro degli investigatori sulla complessa vicenda giudiziaria che vede al centro il conducente del mezzo, un dipendente Atm con oltre trent'anni di servizio alle spalle e una carriera, a detta del suo stesso legale, priva di precedenti incidenti. L'uomo, che si è sempre dichiarato vittima di un improvviso malore, versa in uno stato di profondo sconforto: il suo avvocato, Benedetto Tusa, ha riferito ai presenti come il suo assistito sia talmente provato dall'accaduto da non riuscire nemmeno a guardare le immagini di quanto accaduto. Il difensore, in questa fase, ha scelto di non nominare un proprio consulente tecnico per l'esame autoptico, riservandosi tuttavia di farlo in un momento successivo, quando si procederà con gli accertamenti irripetibili sulla cosiddetta scatola nera del tram e sui sistemi di sicurezza, momenti procedurali che il codice considera cruciali per la difesa.

Gli elementi raccolti e i prossimi passi dell'inchiesta

Le indagini, coordinate dal pm Elisa Calandrucci, si muovono su più binari. Da un lato, la Procura ha affidato una consulenza tecnica all'ingegner Fabrizio D'Errico, lo stesso esperto che si occupò della strage ferroviaria di Pioltello, con il compito di analizzare ogni dato fornito dagli apparati elettronici del veicolo. Dall’altro, si stanno valutando le testimonianze e i primi rilievi oggettivi: lo scambio e la relativa lanterna semaforica sono risultati funzionanti, così come non sarebbe mai entrato in funzione il sistema di frenata di emergenza, un dispositivo progettato per intervenire qualora il conducente perda vigilanza, il che, unito al mancato invio di allarme alla centrale operativa prima dello schianto, sembrerebbe orientare l'ipotesi investigativa principale verso un errore umano, che sia esso riconducibile a un malore o a una fatale distrazione.

Non si tralascia, tuttavia, alcun aspetto tecnico. La Polizia locale ha posto sotto sequestro il telefono cellulare del tranviere e persino le scarpe che indossava al momento della guida, un dettaglio non trascurabile dal momento che l'uomo avrebbe inizialmente parlato di un dolore al piede, forse correlato a un colpo preso mentre era intento ad assistere un passeggero con una carrozzina. L'avvocato Stefano Benvenuto, legale della compagna di Favia, ha anticipato che, in vista dell'autopsia, si cercherà di ottenere una visione globale dei fatti per valutare sia le condizioni tecniche del mezzo, sia lo stato dei luoghi, in attesa che l’intera verità processuale emerga dai complessi accertamenti in corso.

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