Domani l’autopsia sui corpi delle due vittime del deragliamento del tram a Milano
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Redazione Interno
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Sarà l’esame autoptico, in programma per domani mattina, a fornire i primi riscontri oggettivi sulla dinamica del deragliamento del tram della linea 9, avvenuto venerdì scorso in viale Vittorio Veneto a Milano e costato la vita a Ferdinando Favia e a Okon Johnson Lucky. La procura, nella tarda mattinata di oggi, ha formalmente conferito l’incarico per gli accertamenti medico-legali sui corpi dei due passeggeri, un passaggio tecnico che si è svolto nel Palazzo di Giustizia alla presenza dei legali delle parti coinvolte, ovvero l’avvocato Benedetto Tusa, difensore del tranviere attualmente indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose, e l’avvocato Stefano Benvenuto, che tutela gli interessi della compagna di Favia, Flores Calderon, rimasta ferita nell’impatto.
Il racconto della sopravvissuta e la velocità del mezzo
Proprio la testimonianza di Flores Calderon, ascoltata oggi dagli agenti del Reparto Radiomobile della Polizia locale, aggiunge elementi di dettaglio cruciali sui minuti precedenti la tragedia. La donna, che aveva raggiunto il mezzo pubblico insieme al compagno alla fermata di via Fabio Filzi, a oltre un chilometro di distanza dal punto del deragliamento, ha riferito agli inquirenti come il tram “andasse fortissimo” fin da subito, un’andatura che l’ha colpita negativamente e che ha descritto come del tutto anomala per un veicolo di quella tipologia. Il caos che ne è seguito, ha aggiunto la donna, è stato totale: passeggeri sbalzati dai sedili, urla e un bambino presente a bordo, una scena di panico che ha preceduto lo schianto conclusivo.
L’inchiesta e lo stato d’animo del conducente
La Procura, coordinata dal procuratore Marcello Viola e dalle pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara, sta ora cercando di comprendere se quell’eccesso di velocità fosse dovuto a un malore del conducente, come da lui stesso dichiarato sin dai primi momenti, o a un errore umano di altra natura. Il difensore del tranviere, l’avvocato Benedetto Tusa, ha ribadito che il suo assistito è “provato, sta male”, e che vive con enorme difficoltà emotiva la consapevolezza di quanto accaduto, tanto da non riuscire nemmeno a guardare i video dell’incidente trasmessi dai telegiornali. L’uomo, un dipendente Atm con oltre trent’anni di servizio alle spalle, ha parlato di un malore che lo avrebbe colto alla guida, forse in conseguenza di un colpo ricevuto a un piede poco prima, mentre stava assistendo una persona con una carrozzina.
Gli accertamenti tecnici e le prossime scadenze
Oltre all’autopsia, che sarà eseguita domani alla presenza dei consulenti nominati dalla parti – con l’avvocato Benvenuto che ha già indicato un proprio esperto mentre la difesa del tranviere si è riservata di farlo in seguito – l’indagine si avvarrà di altri accertamenti irripetibili. Si procederà all’analisi della scatola nera del tram, un passaggio fondamentale per verificare i parametri di marcia del mezzo, e a una consulenza cinematica che possa ricostruire con esattezza la traiettoria del veicolo nei secondi antecedenti il deragliamento. Nel frattempo, la Polizia locale, su delega della Procura, ha già provveduto al sequestro delle scarpe indossate dal conducente, un elemento materiale che potrebbe contribuire a verificare la fondatezza dell’ipotesi del malore legato al trauma al piede sinistro.




