La realtà sui dazi di Trump e i timori di un'apocalisse economica infondati
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Redazione Interno
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Chi, beato, ha trascorso l’estate in totale disconnessione, al rientro si trova a osservare con sorpresa uno scenario economico ben diverso da quello catastrofico che molti avevano preconizzato. La presunta apocalisse scatenata dai dazi di Trump, infatti, sembra essersi trasformata in una tempesta perfetta più annunciata che reale, almeno per quanto concerne l’Unione europea, la quale, a conti fatti, se l’è cavata decisamente meglio di molti suoi concorrenti diretti. Contrariamente alle previsioni più fosche, inoltre, non si registra un vero e proprio allarme inflazione negli Stati Uniti, nonostante le politiche commerciali aggressive.
Il settore vitivinicolo toscano, seppur sotto pressione, rappresenta un caso emblematico di resilienza e pragmatismo. Di fronte all’improbabilità di una nuova trattativa immediata – che, oltretutto, sarebbe presumibilmente lunga – per abbassare la tariffa del 15% sul vino, i consorzi e le cantine hanno avviato una duplice strategia. Da un lato sollecitano un intervento di sostegno diretto al governo di Giorgia Meloni e all’Ue; dall’altro accelerano in modo sorprendente la ricerca di nuovi sbocchi commerciali, esplorando persino mercati fino a ieri impensabili, come quello nigeriano, in un tentativo coraggioso di diversificazione.
Le quattro pagine di intesa stilate da Stati Uniti e Unione europea, è bene ricordarlo, non costituiscono affatto un accordo vero e proprio, poiché non vincolano legalmente nessuna delle due parti. Si tratta piuttosto di una dichiarazione d’intenti, un punto di partenza che, seppur fragile, colloca Bruxelles in una posizione di vantaggio rispetto ad altri attori globali, considerato che competitori come Regno Unito e Giappone non sono nemmeno riusciti a mettere nero su bianco intese simili. I margini di miglioramento nei negoziati restano ampi, toccando settori cruciali che vanno dall’energia ai semiconduttori, dall’acciaio all’industria automobilistica.




