Milano, un derby sfuggito nel vuoto di pochi minuti fatali
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Redazione Sport
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Dalla sensazione del controllo totale al delirio di uno psicodramma sportivo, il confine, a volte, è labile quanto cinque minuti di gioco. È in quel lasso di tempo, un intervallo che sembra un'eternità, che l'EA7 Emporio Armani Milano ha visto evaporare il vantaggio di dodici punti costruito con fatica, subendo un parziale schiacciante di 5-20 che ha ribaltato le sorti del 193° derby contro l'Openjobmetis Varese. Un crollo inatteso, quello della squadra di coach Poeta, che ha trasformato una partita tenuta saldamente in pugno nel primo ko stagionale in campionato, interrompendo una serie di sette successi consecutivi. La sconfitta, amara, arriva dopo le recenti battute d'arresto in Eurolega e priva il gruppo milanese della possibilità di affrontare il prossimo impegno con il secondo posto in classifica come obiettivo concreto, un dettaglio non da poco nella corsa alla regular season.
Il risveglio di Varese e l'inerzia perduta di Milano
Se nei primi tre quarti di gioco l'Olimpia era riuscita a imporre il proprio ritmo, mostrando una difesa di metallo, l'ultimo atto ha visto una metamorfosi completa. La squadra di Varese, che fino a quel momento aveva faticato a trovare continuità, ha messo a segno un quarto d'ora finale di livello clamoroso, prendendosi la scena in modo prepotente. Milano, forse troppo sicura dopo il largo margine accumulato, è parsa sorprendentemente poco reattiva di fronte all'ondata prealpina, incapace di arginare l'assalto avversario in un momento in cui la partita sembrava ormai gestibile. È in queste fasi, del resto, che si misura la tenuta psicologica di una squadra, e la reazione milanese è apparsa, in quelle fasi cruciali, opaca e confusa.
Moore e Stewart, gli artefici della rimonta biancorossa
A guidare la carica varesina sono stati in particolare due giocatori, diventati gli artefici principali del sorpasso. Da una parte, un esaltato T.J. Moore, autore di 21 punti realizzati con grande efficienza, decisivo nel momento in cui serviva l'ultima spinta. Dall'altra, Davon Stewart, una vera e propria spada infuocata per la difesa avversaria, che si è trasformato in un'arma multiuso e imprendibile. Stewart, la cui intelligente lettura del gioco lo ha portato ad assaltare il ferro senza accontentarsi del tiro da lontano, ha rappresentato un rompicapo costante, sfruttando ogni minimo spazio. La loro sinergia, unita a una risposta corale negli ultimi minuti, ha permesso a Varese di riacciuffare l'inerzia della partita proprio quando Milano esauriva il suo ultimo, inefficace, colpo di coda.
Le conseguenze di una sconfitta che pesa
Il risultato, un netto 74-84, assume quindi i contorni di un colpo notevole per i biancorossi, che allontanandosi dalla zona calda della classifica hanno dimostrato carattere e qualità. Per Milano, al di là dei singoli meriti avversari, la partita lascia interrogativi sulla capacità di mantenere la concentrazione quando la vittoria sembra a portata di mano. Un aspetto, questo, che va oltre la mera prestazione tecnica e tocca le corde dell'approccio mentale, soprattutto in una fase della stagione dove ogni sconfitta, soprattutto in derby, ha un peso specifico elevato. Il momento negativo, dopo le batoste europee, si consolida, e la strada per ritrovare la giusta solidità appare ora in salita.




