La megattera Timmy finalmente libera nel Mare del Nord dopo settimane di agonia
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Redazione Esteri
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Le acque basse del Baltico non sono più un carcere per Timmy, la megattera di 12 metri e 12 tonnellate che da oltre due mesi teneva con il fiato sospeso i responsabili delle operazioni di salvataggio. L’animale, che i media tedeschi avevano ribattezzato con un nome quasi affettuoso per umanizzarne la sofferenza, è stato rilasciato stamani, poco dopo le 9, al largo delle coste danesi. A confermare la riuscita dell’intervento – complesso, rischioso e dal dispiego di mezzi non indifferente – è stato Jens Schwarck, membro dell’iniziativa privata che ha orchestrato il trasporto su chiatta dopo che ogni tentativo di reindirizzare l’esemplare verso acque profonde era miseramente fallito.
Un calvario iniziato a marzo tra banchi di sabbia e spiaggiamenti ripetuti
Il primo avvistamento risale al 23 marzo, quando Timmy fu notata bloccata su un banco di sabbia nei pressi di Lubecca, città anseatica affacciata sul Baltico. Inizialmente riuscì a liberarsi da sola, ma la tenacia del mare basso – si pensi alla conformazione di quelle coste, dove la profondità può ridursi a pochi metri – l’ha costretta a incagliarsi più volte nelle settimane successive. La sua salute, dicono i biologi che hanno seguito la vicenda da remoto, era progressivamente peggiorata: uno stato che ha reso improrogabile un salvataggio attivo, visto che i tentativi passivi di spingerla verso acque più sicure non avevano sortito alcun effetto.
L’operazione della nave Fortuna B e le immagini del drone
A trainare la chiatta è stata la nave Fortuna B, la cui posizione intorno alle 14 era stata rilevata tra le isole di Langeland e Lolland, nel sud-est della Danimarca. Si tratta di un tratto di Mare del Nord già più ospitale per un cetaceo di quelle dimensioni, lontano dalle secche che avevano trasformato l’habitat costiero tedesco in una trappola mortale. Le riprese trasmesse in diretta da News5, emittente tedesca che ha seguito ogni fase dell’operazione con droni e telecamere a bordo, hanno mostrato un esemplare nuotare nell’acqua dopo il rilascio. Una precisazione doverosa, però: dagli stessi filmati non è stato possibile stabilire con certezza assoluta che si trattasse proprio di Timmy, anche se la coincidenza temporale e logistica rende l’identificazione quanto mai probabile.
Un’iniziativa privata senza precedenti per una balena intrappolata
Ciò che colpisce, in questa vicenda, è la natura dell’intervento: nessuna struttura pubblica o ente di ricerca internazionale ha preso la cabina di regia, bensì un gruppo privato che ha organizzato il trasporto su chiatta – una soluzione estrema, se si considera il peso dell’animale e i rischi di stress durante la movimentazione. Schwarck, presente durante il trasferimento, ha confermato l’orario del rilascio senza aggiungere dettagli sulle modalità tecniche. Il caso di Timmy si aggiunge così alla breve ma crescente cronaca di salvataggi di megattere in acque europee poco profonde, dove l’intervento umano si rivela spesso l’unica ancora di salvezza per mammiferi marini disorientati.




