La scomparsa di Gianluca Cherubini, quel legame speciale con Bruno Conti e il dolore della Roma
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Redazione Sport
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La notizia, arrivata nella serata di mercoledì primo aprile dall’ospedale Tor Vergata di Roma, ha gelato il mondo del calcio che conta. Gianluca Cherubini, ex difensore cresciuto nelle giovanili tra Monza e Lodigiani prima di approdare alla ribalta della serie A, si è spento a cinquantadue anni dopo aver lottato a lungo contro una malattia che, chi lo conosceva bene lo sapeva, gli aveva reso ogni giorno un’esistenza «sempre in bilico, sempre sull’orlo del burrone». A raccontarlo, con un post straziante sui social, è stato l’amico e ex compagno Alessandro Battisti, ex capitano del Chieti oggi dirigente sportivo; parole che hanno aperto la strada a una valanga di messaggi di cordoglio, tra i quali spicca per intensità quello di Bruno Conti.
L’ex bandiera giallorossa, campione del mondo nell’82 e da anni punto di riferimento del vivaio romanista, ha scelto Instagram per affidare al digitale un ricordo che sa di abbraccio mancato. «Ti voglio ricordare – ha scritto Conti – in tutta la tua crescita nel settore giovanile. Rip Gianluca». Un pensiero breve, asciutto, che però pesa come un macigno nell’ambiente di Trigoria: perché Cherubini, nato a Roma il 28 febbraio 1974, quel percorso nelle giovanili lo conosceva bene, avendolo attraversato prima di indossare maglie prestigiose come quelle della Reggiana – con cui esordì in serie B nella stagione 1992/1993 per poi giocare in massima serie nei due anni successivi – e poi del Vicenza, senza dimenticare la parentesi nella Roma.
Una carriera tra serie A, under 21 e un film con Don Pierino
La sua parabola professionale, forse meno scintillante di quella di altri coetanei, ha comunque incrociato nomi destinati a diventare leggenda. Cherubini ha vestito per cinque volte la maglia della Nazionale Under 21, partecipando agli Europei di categoria del 1994 e portandosi a casa un titolo che, in quella spedizione, condivise con fuoriclasse del calibro di Fabio Cannavaro, Christian Panucci, Filippo Inzaghi e Christian Vieri. Un gruppo, quello, che avrebbe dominato la scena mondiale negli anni a seguire; lui invece, dopo aver assaggiato la serie A, ha proseguito una carriera meno appariscente ma non per questo priva di spessore umano.
Pochi sanno, per esempio, che Cherubini aveva partecipato nel 2011 al film ‘Don Pierino’ diretto da Andrea Sbarretti, un’incursione nel cinema che raccontava un’altra Italia, lontana dai riflettori del pallone. Una vita vissuta a velocità sostenuta, come l’ha descritta Battisti: «220 km all’ora», con l’adrenalina del campo e poi il conto salato della salute che cede. L’aneurisma, le complicazioni, la lunga degenza. Dettagli che chi gli è stato vicino ha sempre custodito con rispetto, senza mai trasformarli in spettacolo.
L’addio silenzioso di un ex calciatore che aveva “cancellato” il passato
C’è un aspetto, nella vicenda di Cherubini, che colpisce chi osserva da fuori: la sua decisione, negli ultimi anni, di allontanarsi dal mondo che lo aveva celebrato. Non partecipava più a eventi di ex giocatori, non cercava la ribalta. Aveva in un certo senso “cancellato” il suo passato di professionista, forse per ricominciare da capo, forse per proteggersi. E invece proprio quel silenzio ha reso più dura la notizia della sua morte, arrivata senza clamore, rompendo l’oblio in cui si era rifugiato.
L’amico Battisti, nel dare l’annuncio, ha scritto: «Non ci sono parole... Una vita sempre in bilico». E in quelle poche sillabe c’è l’essenza di un’esistenza segnata dal rischio, dall’adrenalina e infine dalla malattia. L’ambiente giallorosso, che lo aveva visto crescere, si è stretto attorno al ricordo; Bruno Conti, con il suo messaggio, ha rappresentato la punta di un dolore diffuso tra chi quel ragazzo lo aveva incrociato negli spogliatoi o nei campi di allenamento.
Il ricordo che resta, oltre la cronaca
Non ci sono inchieste giudiziarie da raccontare, né colpe da assegnare. Solo la scomparsa di un uomo di cinquantadue anni, romano di nascita, che ha giocato a calcio ad alti livelli senza mai perdere la dimensione umana. Cherubini se n’è andato come aveva vissuto: senza fare rumore. E forse proprio per questo, oggi, chi lo ha conosciuto fatica a trovare le parole. Lo stesso smarrimento che traspare dal post di Battisti, lo stesso silenzio carico di significato del messaggio di Bruno Conti.
Il mondo del calcio piange un altro dei suoi figli, un difensore che negli anni novanta ha sfidato attaccanti temibili, che ha alzato un trofeo con l’Under 21, che ha incrociato Totti negli spogliatoi e che poi ha scelto l’ombra. La sua eredità, semmai ce n’è una, è fatta di ricordi personali, di abbracci mancati, di quella frase – «rip Gianluca» – che oggi vale più di qualsiasi statistica o trofeo.




